Il caso dello SS-Hauptsturmf├╝hrer (capitano) Josef Mengele

Published: 2015-02-03

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Il Dott.  Josef Mengele in una lettera indirizzata a suo figlio Rolf scrisse:

non ho alcuna ragione di giustificarmi o di scusarmi per nessuna delle mie decisioni o azioni

 

DEL CASO MENGELE

Fonte http://olo-truffa.myblog.it/2011/08/04/il-caso-dello-ss-hauptsturmfuhrer-capitano-josef-mengele/

Nel 1940, dopo essere entrato nelle SS, si arruolò volontario nella Waffen-SS durante la seconda guerra mondiale, distinguendosi anche come soldato. Nel giugno 1941 venne insignito della Croce di Ferro per le sue azioni nel fronte ucraino. Nel gennaio 1942, mentre serviva sotto la 5.SS- Panzer-Division “Wiking“ presso il fronte russo, salvò due soldati tedeschi da un carro armato in fiamme e venne premiato con un ulteriore Croce di ferro.

Nel 1942, ferito lievemente dai sovietici, si ritirò dai campi di combattimento perché definito non idoneo a combattere nelle prime linee; venne assegnato al Rasse und Siedlungshauptamt (RuSHA) di Berlino. In questo periodo, riprese i contatti con il suo mentore, von Verschuer, che lavorava presso l’”Istituto per l’antropologia, la genetica umana e l’eugenetica Kaiser Guglielmo” a Berlino. Poco prima di essere trasferito ad Auschwitz, Mengele venne promosso al rango di SS-Hauptsturmfuhrer (capitano) (in foto i gradi da Ss-hauptsturmfuhrer) nell’aprile 1943.(1) (2)

Laureato in antropologia all’Università Ludwig Maximilian di Monaco di Baviera e in medicina alla Johann Wolfgang Goethe-Universität di Francoforte.
Mengele si iscrisse al partito nazionalsocialista e nel 1938 alle Schutzstaffeln (SS); nello stesso anno, si laureò in medicina, presentando una tesi intitolata “Ricerche sistematiche in ceppi familiari affetti da cheiloschisi o da fenditure mascellari o palatali”, aiutato da Von Verschuer. Mengele si dedicò agli studi con fermezza, (la sua tesi di laurea ottenne anche un discreto successo all’interno della comunità scientifica, reputata un lavoro valido e preciso).
Nel maggio 1943, Mengele rimpiazzò un medico, che si ammalò, nel campo di concentramento di Auschwitz. Il 24 maggio, divenne medico del campo nomadi nel settore Settore BIIE di Auschwitz-Birkenau. In seguito Mengele divenne medico capo del campo principale di Birkenau, sottoposto comunque a Eduard Wirths. (In foto il Dott. Mengele con due suoi collaboratori,probabilmente ad Auschwitz)

1) Josef Mengele. United States Holocaust Memorial Museum.
2) Dr. Josef Mengele, ruthless Nazi concentration camp doctor – The Crime Library – Crime Library on. Trutv.com.

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Articolo di Mark Weber (IHR – Institute for Historical Review)

Ad eventuale eccezione di Hitler e di Himmler, nessun uomo di recente è mai stato ritenuto la personificazione del male nazista come il Dott. Josef Mengele. La leggenda di Mengele ha fatto da base per due romanzi che Hollywood trasformò in noti film: Il Maratoneta di William Goldman e I Ragazzi venuti dal Brasile di Ira Levin. In quest’ultimo film, Gregory Peck impersona un malevolo e mai pentito Dr. Mengele che clonò dozzine di piccoli Hitler come parte di una diabolica cospirazione nazista latino-americana.

In numerosissimi quotidiani e riviste Mengele è stato continuamente accusato di aver mandato a morte 400.000 persone in camere a gas quando era il medico-capo di Auschwitz-Birkenau nel 1943 e 1944. Quest’uomo, chiamato “Angelo della Morte” si ritiene conducesse orribili “esperimenti” su vittime ebree selezionate e che abitualmente si divertisse con sadiche atrocità. Ad esempio, secondo il U.S. News and World Report (24 Giugno 1985) si divertiva “a dare caramelle ai bambini che poi gettava vivi nei forni mentre canticchiava arie di Mozart e Wagner”. Il The Washington Post (dell’8 Marzo 1985) riportava che Mengele “gettava abitualmente bambini vivi nei forni” e “ordinava alle donne incinta di mettersi a pancia in giù per saltare sulla loro schiena fino a farle abortire”.

La campagna mediatica raggiunse l’apice nel Giugno 1985 quando il nome di Mengele veniva ripetuto quotidianamente sulle prime pagine dei giornali e nelle trasmissioni televisive serali. Il viso di Mengele era sulla copertina del settimanale di pettegolezzi People. Una caccia che è andata avanti per anni arrivò finalmente al termine quando un gruppo internazionale di esperti forensi identificarono i resti esumati da una tomba brasiliana come quelli del Dott. Josef Mengele. La testimonianza di parenti e di ex amici del medico tedesco, nonché una vasta collezione di documenti stabilirono in seguito che Mengele era morto per annegamento nel Febbraio del 1979.

Mentre nessuno potrebbe giustificare o perdonare delle atrocità, indipendentemente da chi le abbia commesse, una considerazione di base per la verità e la correttezza obbliga ad una riflessione più meditabonda sulla leggenda di Mengele. Quanta verità c’è in quelle accuse così enormi?

 L’accusa arbitraria che Mengele avesse “inviato 400.000 ebrei nelle camere a gas di Auschwitz” è una falsità basata in parte sul travisamento dei fatti.

E’ vero che Mengele, assieme ad altri medici del campo, selezionava abitualmente persone che erano in grado di lavorare fra i nuovi arrivi che arrivavano con i convogli al campo. Gli scrittori pro-olocausto sostengono che tutti gli ebrei che arrivavano ad Auschwitz ed erano inidonei al lavoro, venivano immediatamente portati nelle camere a gas. La cifra dei 400.000 è semplicemente una stima congetturale del numero di ebrei non adatti al lavoro che arrivarono a Birkenau nel 1943 e nel 1944 mentre Mengele ne era il medico-capo.

Invece, un importante numero di ebrei non idonei al lavoro fu ammesso al campo ed ivi internato. Gli archivi ufficiali tedeschi indicano che una proporzione molto alta della preponderante popolazione ebraica di Birkenau nel 1943 e 1944 era inidonea al lavoro (vedi: G. Reitlinger The Final Solution, pag. 125, e A. Butz Hoax, pag. 124).

Molti ebrei sopravvissero alla guerra grazie alle cure mediche (cliccare QUI) che ricevettero nell’infermeria del campo la quale era sotto la supervisione generale del Dr. Mengele. Una di queste persone fu Otto Frank, padre della famosa Anna Frank.

Dopo essersi ammalato, Otto fu trasferito all’ospedale del campo, dove rimase fino all’arrivo delle truppe sovietiche ad Auschwitz nel Gennaio 1945. Quando i tedeschi evacuarono il campo poco tempo prima, lasciarono indietro quelli che non potevano muoversi, inclusi i prigionieri infermi e anziani ed un certo numero di bambini.

Le più orribili colpe addebitate a Mengele, come quella di gettare i bambini vivi nei forni, sono favole malate e assurde che contraddicono ciò che è noto circa la persona che era il medico.

Ad esempio, la rivista Time del 24 Giugno 1985 raccontava che “ Mengele aveva anche delle occasionali iniziative galanti: dopo aver mandato una dottoressa ebrea incinta a Cracovia a fare delle ricerche per lui, Mengele le inviò dei fiori quando nacque il suo bambino “.

E’ ovviamente plausibile che Mengele avesse potuto uccidere dei detenuti (anche se in merito prove non ne esistono, ndt) sebbene gli ufficiali del campo che commettevano tali crimini rischiavano severe punizioni.

Ad esempio, a Buchenwald, il medico del campo Dr. Waldemar Hoven (nella foto), fu condannato a morte da un tribunale della SS per aver ucciso dei detenuti. (Venne rinchiuso, come prigioniero, a Buchenwald, dove rimase per 18 mesi, trascorsi i quali venne amnistiato, dato la scarsità di medici verso la fine della guerra.
Al Processo di Norimberga venne riconosciuto colpevole di crimini di guerra, crimini contro l’umanità e membro di un’organizzazione criminale; venne impiccato il 2 giugno 1948 nella prigione di Landsberg, in Baviera.)

Il cronista di un’agenzia di stampa nazionale Jeffrey Hart raccontò ai lettori di dubitare su molte delle storie veicolate dai mass-media sul “mostro Mengele”.

“ Come storico professionista, sarei molto cauto a dar credito a degli aneddoti che vengono accettati di routine come veri “, scrisse Hart.

“ La mia impressione storica è che gran parte di questo tipo di cose è mitologia, architettata come una specie di metafora. Non credo alla storia che abbia ucciso una donna schiacciandole la gola con lo stivale. Ci vorrà molto tempo prima che gli studiosi distinguano i fatti dalla finzione circa Mengele “ (The Washington Times, 9 Luglio 1985).

Mentre Hart merita un elogio per il suo cauto e aperto scetticismo su una parte della mitologia di Mengele, egli dimostrerebbe veramente del coraggio se guardasse all’intera storia dell’Olocausto con gli stessi occhi critici.

Qual è la sua “impressione” circa la storia popolare, certificata a Norimberga, che i tedeschi avrebbero prodotto del sapone dal corpo di vittime ebree?(In foto il MENTITORE EBREO Philip Auerbach, si autoaccusò di aver fatto sapone coi corpi dei “gasati” di Auschwitz) Che cosa ne pensa delle storie di gassazione a Dachau, Buchenwald, Mauthausen e Auschwitz?

Le prove sembrano essere piuttosto chiare che Mengele, in effetti, eseguì operazioni di ricerca medica su detenuti di Auschwitz. A questo riguardo sarebbe forse opportuno sottolineare che il governo americano condusse simili “esperimenti” sia durante che dopo la Seconda Guerra Mondiale.

I medici militari americani infettarono i negri con la sifilide a loro insaputa come parte di una ricerca su nuovi metodi di come curare le malattie veneree.

Durante gli anni 50 la CIA finanziò esperimenti psichiatrici che prevedevano uso di LSD, privazione del sonno, shock-terapia intensiva e tentativo di lavaggio del cervello su pazienti ospedalieri a loro insaputa e senza il loro consenso. Un sopravvissuto, Louis Weinstein, stando a quel che si dice, è ora “una cavia umana, un povero, patetico uomo senza memoria, senza vita”.

Il governo degli Stati Uniti è stato citato per danni da parte di Weinstein ed altre otto persone. (The Washington Post, 1° Agosto 1985, editoriale).

Un articolo fazioso ma illuminante circa Mengele del Prof. Robert Jay Lifton della City University di New York apparve il 21 Luglio 1985 in una edizione del The New York Times Magazine.

Il lungo saggio inizia facendo notare che “ Mengele è stato per molto tempo definito ciò che si poteva definire un culto della personalità demoniaca. Egli è stato visto come l’impersonificazione del male assoluto “.

Ma, come spiega Lifton, egli “ non era la forza inumana o superumana “ ritratto dai media.

Quando era giovane Mengele era stimato, intelligente e serio. Durante i suoi tre anni di servizio militare, per lo più sul fronte dell’Est, dimostrò di essere un soldato in gamba e coraggioso e gli furono conferite cinque decorazioni, inclusa la Croce di Ferro di Prima Classe

In quanlità di medico-capo ad Auschwitz-Birkenau, Mengele era responsabile di un nutrito gruppo di detenuti medici, molti dei quali ebrei, che curarono altri detenuti.

Lifton evidenzia che le testimonianze “oculari” su Mengele al noto processo di Auschwitz a Francoforte nel 1963-1965 erano piene zeppe di errori.

Ad esempio, sebbene Mengele era soltanto uno dei numerosi dottori del campo che facevano i turni per decidere dei nuovi arrivi ad Auschwitz-Birkenau chi sarebbe stato assegnato a mansioni lavorative e chi no, un detenuto ebreo, addetto allo scarico dei prigionieri in arrivo, insistette al processo che Mengele soltanto era presente sul posto per le selezioni.

Quando il giudice commentò: “ Mengele non poteva essere là tutto il tempo “, il testimone rispose: “ secondo me, sempre. Notte e giorno “.

Altri ex detenuti descrissero Mengele con “un aspetto molto ariano“ oppure “alto e biondo“, nonostante egli fosse di altezza media, capelli scuri e di carnagione scura.

Fra i vari miti circolati su Mengele, Lifton scrive che ci sono le storie su come avrebbe consigliato il Presidente Alfredo Stroessner del Paraguay circa il modo di sterminare la popolazione degli indiani nativi e che fece una fortuna in Sud America grazie ad un grosso traffico di droga gestito da ex nazisti.

Un prezioso documento circa la persona di Mengele ed il suo lavoro durante la sua permanenza ad Auschwitz, è la “ Valutazione del Capitano della SS Dr. Josef Mengele “, datata 19 Agosto 1944, preparata dall’Ufficio Medico della SS ad Auschwitz. (L’originale si trova in archivio al Centro di Documentazione di Berlino).

Il rapporto è molto lusingante:

“Il Dr. Mengele(Foto prebellica) è una persona disponibile, onesta e concreta. E’ assolutamente affidabile, integro e leale. Non mostra alcuna debolezza di carattere, tendenze negative o bramosie.

Il suo carattere emotivo e fisico è eccellente. Durante il suo periodo di servizio nel campo di concentramento di Auschwitz applicò le sue conoscenze pratiche e teoriche per combattere gravi epidemie. Con avvedutezza e persistente energia, e spesso in condizioni molto difficili, riuscì a completare ogni compito assegnatogli con la più completa soddisfazione dei suoi superiori.

Si dimostrò in grado di gestire qualsiasi situazione. Inoltre impiegò il poco tempo libero a sua disposizione per migliorare con passione la sua specializzazione di antropologo.

Il suo contegno discreto e modesto è quello di un buon soldato. Per via del suo comportamento, egli è particolarmente amato dai suoi colleghi. Tratta i suoi subalterni con totale correttezza e con la giusta severità, e ciò nonostante egli è particolarmente ammirato e ben voluto. Nel suo comportamento, lavoro, risultati ed atteggiamento, il Dr. Mengele dimostra una visione della vita totalmente solida e matura. E’ cattolico. Il suo modo di parlare è spontaneo, disinibito, convincente e vivace”.

La valutazione personale continua fino a far notare che Mengele aveva “ contratto il tifo nel coscienzioso esercizio dei suoi doveri in qualità di medico ad Auschwitz “. Vengono elencati gli elogi che ricevette per atti di coraggio e per ragioni di servizio, concludendo che meritava una promozione.

Dopo essere fuggito in Sud America ed evitare di diventare un accusato al processo farsa, Mengele visse per dieci anni in Argentina e Paraguay con il suo stesso nome. Non vi sono prove in base alle quali egli si sarebbe vergognato o sentito colpevole per un qualcosa che avrebbe commesso ad Auschwitz. Anzi, in una lettera a suo figlio Rolf scrisse: “ non ho alcuna ragione di giustificarmi o di scusarmi per nessuna delle mie decisioni o azioni “ (Time, 1° Luglio 1985)

Fra i suoi documenti personali trovati dalla polizia brasiliana nel Giugno 1985 c’era un saggio sconnesso semi-autobiografico dal titolo latino “ Fiat Lux “ (e sia la luce), apparentemente scritto da Mengele quando viveva ancora in una fattoria bavarese poco dopo la fine della guerra. I contenuti di questo saggio tuttavia non sono stati resi pubblici. (The New York Times, 23 Giugno 1985).

Mengele parlò occasionalmente del suo passato col signor e la signora Stammer, una coppia con la quale egli visse per 13 anni nella loro fattoria vicino a San Paolo, in Brasile(foto:questa dovrebbe essere una istantanea del Dr.Mengele scattata in Sudamerica) ). La Sig.ra Gitta Stammer ricordava che Mengele diceva che gli ebrei erano stati un etnia estranea che lavoravano contro la Germania e che i tedeschi li volevano fuori dal loro paese. Mengele insistette a più riprese che non aveva commesso alcun crimine e che invece era diventato una vittima di una enorme ingiustizia. (New York Times, 14 Giugno 1985; Baltimore Sun, 14 Giugno 1985)

Negli ultimi anni della sua vita Mengele visse con una coppia austriaca, Wolfram e Liselotte Bossert, nella loro fattoria brasiliana.

In un intervista la famiglia Bossert espresse grande ammirazione ed un particolare affetto per il loro modesto ospite. In risposta ad una domanda circa le presunte atrocità commesse da Mengele ad Auschwitz, Wolfram Bossert disse: “ lo ammiro come persona per le sue molte buone qualità, non per quello che commise. Ed anche oggi ci sono parecchi dubbi se ciò è vero o meno “. (Washington Post, 10 Giugno 1985).

Un amico di vecchia data del Dr. Mengele e della famiglia Mengele in Germania, Hans Sedlmeier, disse ad un giornalista:

“ posso dirle ciò che Mengele fece, ciò che fece ad Auschwitz, ciò che fece dopo Auschwitz, ma lei non mi crederebbe.

I giornali non scriverebbero la verità perché non è negli interessi degli ebrei.

Mi rifiuto di parlare del caso Mengele. I giornalisti hanno già scritto così tante menzogne, e ciò che la stampa ebraica ha sostenuto…“. Apparentemente esasperato non finì la frase. (New York Times, 13 Giugno 1985).

Nel modo sensazionale di trattare la storia di Mengele, i mass media hanno ignorato ciò che probabilmente è la più importante lezione di questo caso. Proprio fino all’estate del 1985, quando fu stabilito con certezza che Mengele era morto fin dal 1979, gli “esperti di Olocausto” e i “cacciatori di nazisti” professionisti insistevano solennemente che il medico tedesco era ancora vivo. La maggior parte di loro sostenevano che si stesse nascondendo in Paraguay.

Il “cacciatore di nazisti” israeliano Tuvia Friedman rivelò verso la fine del 1984 che Mengele era stato visto di recente a Orlando e Tampa, in Florida ed anche a New Orleans (AP, 3 Ottobre 1984).

Alcuni mesi dopo Friedman affermò che, sebbene avesse delle “importanti proprietà” negli Stati Uniti, Mengele si trovava probabilmente in Italia.

Inoltre, il medico fuggitivo era stato di recente intravisto ad un importante riunione nazista alle Bermuda (Jewish Week, 8 Febbraio 1985)

Stanley E. Morris, un funzionario federale coinvolto nell’inchiesta governativa americana su Mengele, disse a Maggio ad un giornalista che “tonnellate di informazioni arrivano giornalmente, per lo più inutili “. Disse di una lettera che proveniva da una persona che sosteneva di vedere Martin Bormann, Hitler e Mengele che viaggiavano insieme su una decapottabile a Filadelfia. (New York Times, 28 Maggio 1985)

Verso la fine di Gennaio 1985, il Membro del Congresso americano Robert Torricelli (Democratico del New Jersey) ritornò da una visita in Paraguay con la “sconvolgente notizia” che Mengele viveva in una colonia tedesca nelle montagne paraguayane. (Newsweek, 4 Febbraio 1985)

Citando due presunte fonti attendibili, il Sunday Times di Londra (10 Febbraio 1985) rivelò che Mengele viveva “senza nascondersi” in Paraguay, passando gran parte del suo tempo in una capanna di tronchi d’albero vicino alla residenza estiva del presidente Alfredo Stroessner.

Il più famoso “cacciatore di nazisti” Simon Wiesenthal affermò di essere “sicuro al cento per cento” che Mengele vivesse in Paraguay sostenendo che la famiglia di Mengele in Germania Occidentale sapeva dove. (Newsweek, 20 Maggio 1985). Verso la fine di Maggio 1985 la taglia in denaro offerta dal Centro Simon Wiesenthal, dai governi israeliano e tedesco e altri, per la cattura di Mengele ammontava a 3,4 milioni di dollari americani.

Sostenne che: “ Mengele è in Paraguay sotto la personale protezione del Presidente Stroessner “.

Questo avvocato ebreo di Parigi ne identificò perfino la residenza: “ Mengele vive in una grande villa privata fuori Asuncion, di proprietà o dello stesso Stroessner o di un suo amico “ (Newsweek, 20 Maggio 1985).

 volò in Paraguay alla fine di Maggio dove andò a protestare nel centro di Asuncion con un cartello che diceva che il Presidente Stroessner era un bugiardo per aver detto che non sapeva dove vivesse Mengele. Mentre i giornali e la televisione americana si prodigavano nel lodare e sostenere la Signora Klarsfeld, la gente in Paraguay riteneva in modo piuttosto naturale che la sua condotta fosse oltraggiosa e vergognosa. Fu prontamente espulsa dal suo hotel.

Come ha dimostrato la storia, non fu Stroessner a mentire, ma piuttosto la Klarsfeld ed i suoi amici ipocriti.

Una delle poche persone che ebbe il raro coraggio di condannare pubblicamente l’irresponsabilità scandalistica degli “esperti” nel caso Mengele fu A. Dane Bowen Jr., un professore di storia della Lock Haven University (Pennsylvania). In una lettera al The New York Times (29 Giugno 1985) ammoniva:

“ Sia i cacciatori di nazisti di professione, che quei politici americani che hanno cercato voti a spese di un paese straniero amico, dovrebbero avere abbastanza dignità da scusarsi pubblicamente per aver sconsideratamente incolpato il governo paraguayano di aver dato “protezione” a Josef Mengele “.

Per anni gli “esperti di Olocausto” e “cacciatori di nazisti” sono stati dipinti dai mass media come degli oracoli dal profondo intuito e con informazioni affidabili. Vengono trattati con un timore reverenziale che non viene accordato ad altri personaggi pubblici ed anche le loro più sensazionali asserzioni vengono accettate senza critica e trasmesse al pubblico come vere.

Ma per tutti coloro che ci vogliono vedere chiaro, il drammatico finale della caccia mondiale a Mengele ha screditato gli “esperti” e ha messo in evidenza in modo ben visibile la loro noncuranza per l’esattezza.

Sebbene la caccia a Mengele appartenga ora al passato, la caccia frenetica ai “fuggiaschi nazisti” continua.

L’imperterrito Centro Simon Wiesenthal di Los Angeles ha addirittura stilato un “elenco dei più ricercati”, completo di taglia. Anche questo rischia di essere un imbarazzante errore di calcolo perché in alto sulla lista c’è il nome di Leon Degrelle (ancora in vita quando fu scritto questo articolo, ndt.) il carismatico leader politico belga ed eroe del tempo di guerra della legione di volontari SS “Wallonia”. Attualmente un cittadino spagnolo, il distinto Degrelle ha vissuto apertamente col suo vero nome in Spagna per anni e ci tiene ad avere l’occasione di difendere le sue opinioni. Le sue apparizioni sulla televisione danese e spagnola negli anni recenti la dice lunga sul suo conto.

Fintanto che i revisionisti storici continueranno il loro lavoro, pare non ci sarà un fermo alla caccia dei “fuggiaschi nazisti” sostenuta dai media.

che parte del motivo dell’intenso interesse per Mengele e per altri “criminali nazisti” negli ultimi anni era di controbilanciare la sfida degli storici revisionisti all’ortodossia dell’Olocausto.

Fonte: The Journal of Historical Review, Autunno 1985 (Vol. 6, No. 3) pag. 377 e oltre

Traduzione a cura di: Gian Franco Spotti


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Author(s): Olodogma
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First posted on CODOH: Oct. 23, 2018, 11:33 a.m.
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