Il livello della falda freatica nel campo di Birkenau

Published: 2015-05-07

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Degli ingegneri Michael Gartner Werner Rademacher (1997)[1]

Nota del traduttore: circa sei mesi dopo (verso la fine del 1998) che la versione originale, in lingua tedesca, di quest’articolo era stata pubblicata, venne notificato all’editore Germar Rudolf, da parte del pubblico ministero di Monaco di Baviera, un ordine di confisca che sanciva il sequestro (e la successiva distruzione) della rivista in cui tale articolo era stato pubblicato (i Vierteljahreshefte fur freie Geschichtsforschung) e annunciava che era stata aperta una procedura giudiziaria, per “Turbamento della popolazione” e “Incitamento all’odio”, sia contro l’editore che contro i due autori. La ragione fornita consisteva nell’articolo in questione. Per questo motivo, oltre che per l’importanza dell’ argomento, ne proponiamo la lettura al pubblico italiano.

  1. Osservazioni preliminari sul campo di Birkenau

Il campo di Auschwitz-Birkenau, a cui oggi viene generalmente attribuita la denominazione di “campo di concentramento e di sterminio”, venne originariamente progettato come un “campo per prigionieri di guerra”, alla fine del 1941, dalle autorità tedesche.[2] Il settore del campo BIa venne ultimato nel Marzo del 1942 e fu occupato principalmente dai prigionieri sovietici fino all’Agosto del 1942. La denominazione del campo rimase la stessa, sebbene in seguito acquistò più le caratteristiche di un campo di concentramento, poiché venne occupato soprattutto da criminali comuni e da prigionieri politici, ebrei inclusi, piuttosto che da prigionieri di guerra. Il campo ebbe anche la denominazione di “KL Auschwitz II”. “KL” [Konzentrationslager] era l’abbreviazione tedesca ufficiale dei campi di concentramento.

Uno dei disegni in nostro possesso, che mostra lo stato di costruzione del campo nel periodo di Aprile/Maggio del 1942, è riprodotto nell’illustrazione n°1.

Illustrazione 1: Il campo per prigionieri di guerra di Birkenau nel Maggio del 1942: presunta ubicazione del Bunker 1.

Nella letteratura di riferimento, le mappe del campo di Birkenau sono molto spesso false, poiché viene mostrato quasi sempre lo stato finale della costruzione, che risale alla fine del 1944, anche quando ci si riferisce ad eventi che ebbero luogo negli anni precedenti. Questo presupposto porta a sostenere ipotesi e conclusioni sbagliate sugli avvenimenti riguardanti la storia del campo.

  1. Quali avvenimenti vengono riferiti?
  • Bunker 1

Secondo le testimonianze oculari esisteva una vecchia casa colonica a Nord del campo di Birkenau che dal Maggio del 1942 venne presuntamente utilizzata come camera a gas omicida. Nelle sue vicinanze, secondo i resoconti, c’erano delle fosse comuni che in seguito vennero presuntamente utilizzate per bruciare cadaveri.[3] Dobbiamo rilevare a tal proposito che non esistono indicazioni precise su dove si trovasse questo Bunker 1.[4] Il testimone Benroubi dichiarò:

“Essi [gli uomini del Sonderkommando] li depositavano [i cadaveri] davanti a fosse che erano lunghe circa 20 metri, larghe 3 e profonde 2.50. C’erano circa dieci fosse pronte a ricevere i martiri. Parallele a queste fosse a cielo aperto ce n’erano alcune che erano state ricoperte con terra e queste si estendevano per circa 300 metri […]”[5]

Il testimone Buki affermò:

“Portavamo i carrelli in una fossa lunga circa 40 metri e larga 6 [240 metri quadrati], che distava circa 100 metri dalla casa.”[6]

Il testimone Garbarz disse:

“Vedemmo grandi rettangoli tracciati sul terreno larghi venti o trenta metri e lunghi 50 o 60 metri. In uno di questi rettangoli il terreno era tinto di rosso.”[7]

Il testimone dà ad intendere di aver capito che i rettangoli erano fosse comuni. In seguito egli aggiunge, riguardo alla profondità della fossa, che era profonda circa 1.5 metri.

Non esistono prove documentarie che avvalorino queste affermazioni. Persino Jean-Claude Pressac mette in dubbio alcune di queste dichiarazioni, che inoltre risultano assai contraddittorie anche riguardo al numero e alle dimensioni di tali fosse.[8]

2.2 BUNKER 2

Riguardo a questa casa, ubicata a Nordovest del campo, i testimoni parlano parimenti di gasazioni e di cremazioni in fosse comuni, dal 30 Giugno del 1942 fino alla primavera del 1943. Questo “bunker” venne presuntamente rimesso all’opera nel Maggio/Giugno del 1944.[9] In questa zona, possiamo in realtà oggi scorgere le fondazioni di precedenti edifici utilizzati per scopi sconosciuti, edifici che sono anche segnati su una mappa polacca di questa regione.[10]

Riguardo alle fosse comuni, il testimone Dragon afferma, per il 1942:

“Sull’altro lato del cottage c’erano quattro fosse lunghe 30 metri, larghe 7 e profonde 3.”[11]

Il testimone dr. Nyiszli afferma per il 1944 (su cui torneremo nel paragrafo 2.4):

“Il rogo era una fossa lunga 50 iarde [la iarda è un’unità di misura equivalente a 90 centimetri], larga 6 e profonda 3 […]”[12]

Un secondo schizzo sovietico, datato 3 Marzo 1945, mostra una fossa ardente di 30 metri quadrati, vedi illustrazione 2.[13]

Illustrazione 2: Campo per prigionieri di guerra di Birkenau; schizzo sovietico della presunta ubicazione dei Bunker 1 e 2.

Di nuovo le discrepanze riguardanti le dimensioni [di queste fosse] sono considerevoli. Anche in questo caso non vi sono documenti corroboranti.

2.3 SEPPELLIMENTO E SUCCESSIVA CREMAZIONE DELLE VITTIME DEL TIFO

Diversi testimoni parlano del seppellimento delle vittime della prima epidemia di tifo, e della cremazione di questi corpi dopo la loro riesumazione tra il 21 Settembre del 1942 e il 30 Novembre dello stesso anno.[14] I fascicoli dell’Archivio di Stato Russo della Guerra a Mosca[15] riferiscono in dettaglio sulla prima epidemia, che era stata introdotta dall’esterno da lavoratori civili.[16] Ebbe inizio il 1 Luglio del 1942. Il Crematorio I, che a quell’epoca era il solo disponibile, non aveva una capienza sufficiente per cremare tutte le vittime, che venivano perciò seppellite a Birkenau. Altre vittime erano già state sepolte nella stessa zona in precedenza. I numeri forniti variano da 50.000 a 107.000 vittime. Le tossine corporee prodotte dal processo di decomposizione [dei cadaveri] minacciavano di inquinare l’acqua freatica, che veniva utilizzata per il rifornimento di acqua potabile dell’intera zona. Perciò i cadaveri dovettero essere riesumati. Essi vennero poi cremati, dapprima in roghi, successivamente nelle fosse. Così ci dicono i rapporti. Nessuna delle pubblicazioni a nostra conoscenza menziona il numero delle fosse.

2.4 FOSSE DI CREMAZIONE NEL CREMATORIO V

Vi sono dei testimoni che parlano di fosse di cremazione nella zona Nord del Crematorio V, tra l’edificio e il fossato davanti al recinto, tra il Maggio e il Giugno del 1944.

Illustrazione 3: Stato di costruzione del campo di Birkenau nel Settembre del 1942, inclusi i presunti Bunker 1 e 2 e le fosse di cremazione.

Poiché i crematori rimasero fuori uso a causa di danneggiamenti, si determinò una situazione per la quale “[…] dovettero essere scavate rapidamente delle fosse per la cremazione all’aperto[…]”[17] Pressac menziona anche “cinque piccole fosse per la cremazione” vicino al Crematorio V. Tali fosse, egli sostiene, divennero necessarie perché il Crematorio IV era stato chiuso nel Maggio del 1943 e il Crematorio V non poteva essere adeguatamente riparato.[18] Come testimoni di queste fosse, Pressac cita Dragon:

“[…] Gli ebrei venivano bruciati in cinque fosse scavate dietro il Crematorio V.”,

come pure il testimone Tauber:

“Quando le fosse entrarono in azione, si capì che cremavano meglio i cadaveri [dei forni]”.[19]

Il testimone Filip Mueller, che Pressac accusa di errori e di menzogne[20], riferisce:

“[…] il lavoro di scavo delle cinque fosse dietro il Crematorio V venne presto […] iniziato.”

“Le due fosse che erano state scavate erano lunghe dai 40 ai 50 metri, erano larghe circa 8 metri e profonde 2 metri”.[21]

Segue poi una descrizione dettagliata del “[…] canale di scarico del grasso umano […]” nelle fosse. A pagina 211, Filip Mueller continua:

“Nello spiazzo dietro il Crematorio, Moll ordinò che venissero scavate altre tre fosse per la cremazione, cosicché ora ne aveva cinque a sua disposizione.”

Le misure di queste presunte fosse risultano dalle dichiarazioni suddette: area totale = 5 fosse ognuna di 40 o 50 metri x 8 metri = 1.600 o 2.000 metri quadrati, e un volume totale di terra scavata (2 metri di profondità) di 3.200 o 4000 metri cubi. Tutta questa terra avrebbe dovuto essere smaltita in qualche modo, lasciando tracce visibili, ma nulla di ciò viene mai menzionato. Inoltre, Filip Mueller menziona una superficie di cemento di metri 60 x 15 = 900 metri quadrati, dove le ossa che non erano completamente bruciate venivano presuntamente frantumate. Naturalmente, le foto aeree scattate nel 1944 non mostrano tracce di questa superficie di cemento, non più di quanto mostrino le fosse stesse, il loro scavo, o le strade di accesso per il trasporto dei corpi e del combustibile.[22]

Il fuoco nelle fosse ardenti poteva generare un calore di diverse centinaia di gradi centigradi, addirittura fino a 1000° C. La domanda è: come si poteva avvicinare a una tale vampa una persona che non indossava abiti protettivi? Secondo le testimonianze, un gruppo di lavoratori operava sul posto senza alcun equipaggiamento protettivo. Ogni pompiere potrebbe esprimere un commento al riguardo.

Il “documento 8” esibito da Pressac[23] contraddice parimenti le testimonianze oculari. Questo preventivo di costo per il Crematorio II, rivisto il 26 Maggio del 1944, mostra chiaramente che la fossa per le fondamenta dei forni crematori del Crematorio V venne realizzata come una vasca impermeabile e che durante lo scavo di questa fossa l’acqua freatica nelle immediate vicinanze venne congelata per impedire che riempisse la fossa in costruzione.[24] La planimetria di questo edificio, n°1678,[25] mostra che lo strato superiore della base della vasca giaceva un metro circa sotto il livello del terreno. Il Crematorio V non aveva un seminterrato sotto di esso. Questo prova che tale fossa si trovava al livello dell’acqua freatica!

Ma se questa buca doveva essere protetta dall’acqua freatica, questo prova che nessuna fossa di cremazione come quelle descritte in precedenza avrebbe potuto essere possibile in questa zona.

Deve essere anche ricordato che i terreni del campo declinavano verso il basso in direzione Nord, come è provato dalle mappe polacche, in scala 1:25.000, del rilevamento cartografico stradale.

Dobbiamo menzionare a questo punto un’opera firmata dal defunto dr. Jan Sehn, già detenuto ad Auschwitz e direttore del Museo di Auschwitz, poiché provocò a suo tempo una certa irritazione:

“Sul fondo della fossa, venivano accatastati pesanti tronchi di legno, seguiti da rami e ramoscelli sempre più piccoli. I cadaveri venivano gettati in cima a questa catasta. Dopodichè, gli uomini delle SS che sovrintendevano questo lavoro versavano benzina ai quattro angoli della fossa, accendevano un pettine di gomma e lo gettavano sui punti inumiditi dalla benzina.”[26]

Qualunque boyscout in ogni parte del mondo sa che non si può accendere un fuoco in una fossa in questo modo. Tuttavia quest’affermazione non è mai stata contestata. A quanto pare non c’è un solo ex boyscout tra gli storici tedeschi! Esempi del genere potrebbero essere citati in continuazione. Ma questo non è lo scopo di quest’articolo. Tali esempi potrebbero solo sottolineare la ragione per cui poniamo domande come la seguente: come è potuto accadere che tali dichiarazioni testimoniali siano state accettate così a lungo senza essere contestate? E perché non esiste alcuna indagine sulle ragioni dei tanti errori fatti da questi testimoni?

  1. Quali dubbi sono maturati e cos’è che li ha provocati?

Una delle ragioni per i nostri dubbi iniziali è certamente quella che riguarda le contraddizioni tra certe testimonianze oculari. Un’altra è quella che riguarda le ovvie incompatibilità con le leggi di natura. Ma una ancora più importante è costituita dal fatto che il primo libro di Jean-Claude Pressac ci ha permesso di ripensare le nostre opinioni precedenti. Pressac è stato il primo a pubblicare le prove documentarie di – o sarebbe meglio dire contro – quello che, fino a quel momento, era stato sostenuto unicamente da testimoni oculari. L’importante libro di Pressac è scarsamente conosciuto, ed è improbabile che gli storici lo abbiano letto attentamente, ammesso che lo abbiano letto. Se lo avessero letto, essi saprebbero della massiccia critica da lui rivolta alla storiografia corrente e ai testimoni oculari. Gli storici non indagano, essi “credono”. Agiscono così per paura? Allo stesso modo è inevitabile accusare gli storici di non aver incluso nelle loro ricerche studiosi di altre discipline, come ingegneri e architetti. Essi si sono comportati in modo sbagliato e arrogante! O piuttosto avevano paura di diventare vittime di persecuzioni e – in Europa – persino di procedimenti giudiziari? Gli storici tedeschi in particolare sanno bene che le opinioni “scorrette” in questo campo sono perseguite dai pubblici ministeri!

  1. Osservazioni generali sui documenti e sulle prove fisiche

Mentre la maggior parte delle dichiarazioni dei testimoni esistevano già poco dopo la fine della guerra, le prove documentarie e fisiche sono diventate disponibili in abbondanza solo a partire dagli anni ’90. Molti documenti e schizzi riguardanti la questione dell’acqua freatica di Birkenau sono stati conosciuti solo dopo l’apertura degli archivi di Mosca. E poiché vi sono ovvie contraddizioni tra le dichiarazioni dei testimoni da una parte, e le prove documentarie e fisiche dall’altra, alcuni storici hanno cercato di “aggiustare” o le dichiarazioni dei testimoni o il significato dei documenti e delle prove fisiche “interpretandoli”. Tuttavia, ogni tentativo di interpretare i documenti e le prove fisiche in modo tale da confermare per forza le testimonianze oculari è destinato al fallimento, perché i fatti fisici e scientifici non sono suscettibili di interpretazioni tendenziose.

Per le persone di età e di esperienza, l’insistenza sulle testimonianze erronee è un fenomeno tipicamente umano. Per questa ragione non si dovrebbe rivolgere accuse nei confronti di persone che hanno subito ingiustizie, anche se tali persone hanno fornito dichiarazioni erronee – forse involontariamente; quelli che dovrebbero essere stigmatizzati sono coloro che propagandano tali dichiarazioni. Il quotidiano berlinese Die Welt del 7 Febbraio 1997, riportava un interessante articolo su questo argomento, intitolato “Wenn die Erinnerung eines Zeugen truegt” (Quando la memoria di un testimone sbaglia).[27] Questo articolo confermava la vecchia regola forense secondo cui “le prove fisiche hanno la precedenza su quelle testimoniali”.

  1. Documenti e altre prove sull’acqua freatica

Abbiamo utilizzato per le nostre valutazioni il materiale seguente:

5.1 MAPPE

Vi sono vecchie mappe risalenti alla monarchia austro-ungarica (ancora disponibili in commercio), in scala = 1:200.000, datate 1889, 1905 e 1915. Niente potrebbe mostrare più naturalmente il motivo per cui la zona attorno ad Auschwitz è così satura d’acqua. Un gran numero di stagni, alimentati dall’acqua freatica, si estendono come un filo di perle lungo le rive della Vistula e della Sola. Quest’abbondanza d’acqua, insieme all’abbondanza di carbone di quest’area, fu determinante per la decisione di costruire un impianto in questa zona da parte della I. G. Farbenindustrie A. G. Durante il processo contro i funzionari responsabili di quest’azienda dopo la guerra, il testimone O. Ambros elencò il fabbisogno di questo enorme stabilimento: un milione di tonnellate di carbone, e 15.000 metri cubi d’acqua ogni ora.[28]

Abbiamo anche consultato una mappa polacca, in scala 1:25.000, datata 1986. Il vantaggio della scala di queste mappe è che esse mostrano le fosse di drenaggio e persino i più piccoli specchi d’acqua. Dalla direzione del loro flusso, specialmente a Nord del campo, esse mostrano come il terreno declina verso la Vistula. Il corso delle fosse corrisponde al progetto mostrato nel “Miglioramento, Parte III” del 15 Agosto 1942.[29]

5.2 FOTO AEREE AMERICANE

Queste foto vennero scattate tra la fine del 1943 e la fine del 1944 durante i voli di ricognizione nel quadro della campagna alleata di bombardamenti contro gli obbiettivi industriali tedeschi nella Silesia superiore. Alcune di queste foto sono state divulgate nel 1979, e quelle più interessanti per il nostro caso vennero attentamente interpretate dall’esperto canadese di fotogrammetria John Clive Ball.

5.3 DOCUMENTI PROVENIENTI DA VARI UFFICI AMMINISTRATIVI

I documenti che abbiamo utilizzato provengono principalmente dalla “Zentralbauleitung der Waffen-SS und Polizei, Auschwitz” [Direzione centrale delle costruzioni delle Waffen-SS e Polizia di Auschwitz], per quanto è stato possibile ottenerli. Ne esistono altre decine di migliaia che non abbiamo potuto consultare, soprattutto a causa delle nostre limitate possibilità finanziarie. Per questa ragione, prevediamo in futuro di dover riesaminare le nostre conclusioni per quanto concerne i dettagli.

5.4 MATERIALE RACCOLTO DA UN NOSTRO COLLABORATORE

Egli ha effettuato un sopralluogo del terreno e ha scattato una serie di diapositive; siamo naturalmente consapevoli del fatto che le condizioni odierne sono paragonabili a quelle del 1942 solo in grado limitato.

  1. Documenti riguardanti l’abbondanza d’acqua nella zona

Possediamo un rapporto di quattro pagine datato 29 Ottobre 1941, che è basato sullo studio di un professore dell’Università di Breslau. Esso indica che l’acqua freatica scorre “accompagnando i fiumi Vistula, Przemsza e Sola”.[30] Un altro professore della stessa università ha fotografato e ha tracciato una mappa della flora della zona. Inoltre venne istituita una stazione di osservazione dell’acqua freatica. Non abbiamo ancora analizzato questi documenti.

Poiché uno studio stabilì che l’acqua freatica “non era adatta neppure per sciacquarsi la bocca”, viene fatto riferimento alle dighe come fonte di acqua potabile. Tuttavia, venne distribuita acqua minerale. Il rapporto prova che le autorità procedettero con molto scrupolo e professionalità.[31]

La mappa austriaca del 1905, in scala = 1:200.000, mostra chiaramente che la sfilza di stagni parallela al Crematorio V e alla Sola, era alimentata dall’acqua freatica che sorgeva dalle Beskides occidentali, una catena montuosa a Sud di Auschwitz.

Le eccellenti mappe polacche chiariscono le circostanze e indicano che gli stagni si formarono probabilmente come conseguenza dello sfruttamento dei giacimenti di ghiaia e che la loro falda freatica corrisponde al livello dell’acqua freatica.

Pressac documenta questo paesaggio di stagni con un “piano della sfera d’interesse del campo di concentramento di Auschwitz.[32] Esso conferma che la maggior parte di questi stagni sono stati prodotti dall’estrazione della ghiaia. Un rapporto di lavoro del 19 Aprile del 1941, menziona “Aggiunti disegni di nuovi stagni nel piano della sfera d’interesse.”[33] L’ufficio di un perito indipendente svolgeva questo lavoro. I voluminosi documenti di quest’ufficio non sono stati ancora analizzati e forniranno certamente nuove delucidazioni, non solo sull’argomento che stiamo qui discutendo.

  1. Quali materiali documentano il livello dell’acqua freatica?

Ogni pubblicazione significativa su questi lager indica che il terreno è paludoso. Logicamente, il solo terreno che può essere paludoso è quello dove il livello dell’acqua freatica è molto alto o, come in questo caso, quasi al livello del terreno. Pressac conferma questo fatto con le parole seguenti:

“La natura del terreno a Birkenau, dove l’acqua freatica è quasi a livello di superficie, […]”[34]

Una foto aerea scattata dagli Alleati nel 1944 mostra,[35] una striscia di terra lunga 2.5 chilometri, orientata da Ovest a Est, nella quale è visibile un sistema di canali di scarico a spina di pesce, di larghezza pari a circa 1.25 chilometri ed esteso in sezioni fino a giungere proprio sulla Vistula. La foto mostra che l’opera di drenaggio nelle regioni occidentali venne compiuta solo poco prima che la foto venisse scattata.

Illustrazione 4: Foto aerea del campo di Birkenau scattata il 13 Settembre 1944.

Anche nel campo stesso, il drenaggio venne compiuto tra i canali di scarico che erano state scavati intorno ai singoli settori del campo.[36]

7.1 RIFERIMENTI TESTUALI AL LIVELLO DELL’ACQUA FREATICA A BIRKENAU

Da una specifica di costruzione del 30 Ottobre del 1941:

“La falda freatica varia tra una profondità di metri 0.30 e di metri 1.20.” (grassetto degli autori)[37].

In una lettera datata 17 Ottobre 1942, riguardante il Crematorio II troviamo scritto:

“[…] l’edificio è immerso per più di 2 metri nell’acqua freatica […]” (grassetto degli autori)[38].

In una lettera datata 17 Marzo 1943, riguardante il grande impianto di disinfestazione (BW 32, vale a dire la cosiddetta “Sauna Centrale”), in riferimento alla statica, troviamo scritto:

“[…] il livello più alto dell’acqua freatica si trova a metri 0.30 sotto la superficie.”[39]

In un’altra lettera datata 4 Giugno 1943, riguardante lo stesso edificio:

“[…] le buche per il riscaldamento sono relativamente profonde, e così è necessario l’isolamento dall’acqua freatica, che si trova circa 20 centimetri sotto la superficie. […]” (grassetto degli autori)[40]

7.2 INDICAZIONI PROGETTUALI

Sul progetto dell’impianto di disinfestazione (BW 32), N°2159 dell’8 Marzo 1943, la sezione trasversale mostra chiaramente una linea denominata “falda freatica”.[41]

7.3 EDIFICI CON FONDAZIONI A VASCA

Un altro segno è la progettazione e la costruzione di edifici con fondazioni a vasca. Gli edifici sono costruiti con questo tipo di fondazione quando i loro basamenti giacciono nell’acqua freatica, e cioè quando hanno bisogno di essere impermeabili. Il basamento diventa quasi un pontone, il cui peso, insieme con il peso della struttura superiore, impedisce l’instabilità. Gli edifici sono costruiti in queste parti con una doppia suola [di calcestruzzo]. Uno strato impermeabile separa le due suole. Durante la fase di costruzione il livello dell’acqua freatica può essere sia abbassato con pompe aspiranti che bloccato congelando il sito in costruzione. Tutte le parti seminterrate a Birkenau sono costruite come fondazioni a vasca.

E’ importante notare che gli edifici con fondazioni a vasca sotto-elencati sono disseminati in tutto il campo da Nord a Sud, come pure da Est a Ovest. Questo indica che la situazione dell’acqua freatica era simile in tutte le parti del campo.

  1. Crematorio II
  2. Crematorio III
  3. Crematorio IV
  4. Crematorio V
  5. Impianto di disinfestazione
  6. Impianto per il trattamento dell’acqua

A causa della sua modesta estensione e della scarsa profondità, il sottosuolo dei Crematori IV e V venne congelato.[42] Le fondazioni degli altri edifici vennero preservate dall’acqua freatica per mezzo di pozzi muniti di pompe.[43]

7.4 DICHIARAZIONI TESTIMONIALI RIGUARDANTI L’ACQUA FREATICA A BIRKENAU

C’è un testimone che riferisce dell’acqua freatica nelle fosse di cremazione menzionate in precedenza. Si tratta di Filip Mueller nel suo libro Sonderbehandlung. Mueller era un membro di un Sonderkommando. A pagina 36 egli scrive di una fossa nella quale l’acqua freatica si era infiltrata, e di un test per vedere quanto fosse alta:

“Poi ci venne detto di gettare i corpi nella fossa. […] Afferrammo i morti e li gettammo verso il centro della fossa. Quando colpivano la superficie dell’acqua essa schizzava da tutte le parti. Poi precipitarono come pietre verso il fondo e l’acqua si richiuse sopra di loro.”

  1. Dati riguardanti il terreno attorno a Birkenau

Per quanto riguarda il terreno circostante il lager, i dati sull’altitudine erano – sorprendentemente – già disponibili in base al livello del mare, benché con livello zero in riferimento al Mare Adriatico. Quest’altitudine, misurata all’epoca della Monarchia Austriaca, è di metri 0.38 sotto il livello standard dell’Atlantico usato in Europa.

Queste altitudini possono essere trovate nelle mappe dettagliate degli impianti ferroviari, inclusi i binari di connessione. Andrebbe oltre lo scopo di questo studio includerle qui: ci limitiamo a dire che sono in nostro possesso e che le abbiamo analizzate.[44]

La tabella qui sotto elenca i progetti degli edifici [di Birkenau] di nostra conoscenza con le rispettive altitudini sopra il livello del mare. Li useremo come punti di riferimento per le nostre ulteriori osservazioni.

EDIFICIO PROGETTO ALTITUDINE (in metri sul livello del mare) DATA FONTE (numeri di pagina riferiti al libro di Jean-Claude Pressac, op. cit. [nota 3])
Crematorio II Huta 109/13a 235.366 21 Settembre 1943 p. 323
Crematorio III Huta 109/14° 235.366 23 Settembre 1943 p. 325
Gendarmeria ZBL 835 235.93 5 Novembre 1941 RGVA[45]
Bacino di sedimentazione BA III ZBL 2534 233.71 15 Giugno 1943 p. 169
Impianto per il trattamento dell’acqua ZBL 2364 235.45 15 Maggio 1943 RGVA 502-2-148

 La mappa polacca menzionata in precedenza contiene diversi punti di riferimento relativi all’altitudine, cosa che ci permette di calcolare il gradiente dell’area del campo in %. Nell’illustrazione 5 viene mostrato un estratto di questa mappa con le cifre sull’altitudine debitamente sottolineate.

Illustrazione 5:Dettaglio di una mappa polacca, in scala 1:25.000. Le cifre indicanti l’altitudine sono state sottolineate.

Le altitudini sul livello del mare, le distanze e gli orientamenti del campo forniti in quest’articolo sono stati anch’essi calcolati in base a questa mappa. Al confine meridionale del campo, il terreno declina, dal suo angolo sud-orientale all’angolo sud-occidentale, da metri 236.3 a metri 234.4, che corrisponde a un gradiente dello 0.138% su una distanza di 1.380 metri.

Lungo la strada del campo, tra i settori II e III, il terreno declina in modo simile da metri 234.5 ad Est a metri 232.3 ad Ovest, vale a dire dello 0.141% su una distanza di 1.560 metri.

Il gradiente cambia leggermente circa 300 metri a Nord del campo, declinando da metri 232.3 ad Est a metri 232.8 ad Ovest, vale a dire dello 0.046% su una distanza di 1.080 metri.

Lungo il confine orientale del campo, il terreno declina da metri 236.3 a Sud a metri 232.3 a Nord, e cioè dello 0.182% su una distanza di 2.200 metri. Circa 1.500 metri più a Nord, troviamo il fiume Vistula ad un’altitudine di metri 227.3.

Lungo il confine occidentale del campo, il terreno declina da metri 235.4 a Sud a metri 232.8 a Nord, vale a dire dello 0.112% su una distanza di 2.310 metri. Circa 1.375 metri a Nord del campo, troviamo di nuovo la Vistula, questa volta a 228 metri sul livello del mare.

Nel suo primo libro, Pressac ha riprodotto una mappa tedesca del campo, in cui ogni singola baracca del settore II è stata segnata a mano con la propria altitudine sul livello del mare.[46] Lo scopo di tutto questo non è chiaro. Tuttavia, questi dati ci permettono di tracciare delle linee dettagliate sull’altitudine del campo. Esse iniziano nell’angolo sud-orientale del campo, a metri 235.5 e finiscono nell’angolo nord-occidentale, a metri 234.5. Questo conferma sia la direzione che la percentuale del gradiente stabiliti con la mappa polacca: il terreno declina dello 0.139% su una distanza di 740 metri. La direzione è grosso modo Nord-Nordovest.

Naturalmente, abbiamo compiuto delle analisi più approfondite che conducono agli stessi risultati. Bisogna perciò concludere che il terreno del campo è quasi piatto. Questo è confermato anche dalla mappa polacca e dalle foto aeree.

Potrebbero essere compiute ulteriori valutazioni, ad esempio utilizzando documenti d’epoca sui pozzi d’acqua potabile della zona in questione, ma non abbiamo avuto la possibilità di effettuarle. Danuta Czech riferisce nel suo libro sulla ricerca di un certo prof. Zunker, di Breslau, sulla situazione dell’acqua e degli stagni, allo scopo di utilizzare l’area per l’allevamento di bestiame e di pesce.[47] Questa ricerca fu a quanto pare la base per la summenzionata specifica di costruzione del 30 Ottobre 1941 (Paragrafo 7.1), e per le opere di trivellazione di pozzi menzionate nel “Rapporto di costruzione per il Novembre del 1941”.[48]

Ma poiché abbiamo informazioni sufficientemente esatte su diversi punti essenziali riguardanti l’area in questione, possiamo già ora tracciare delle conclusioni sulla situazione dell’acqua freatica a Birkenau.

  1. Ricapitolazione delle indagini preliminari e conclusioni

La base primaria per le nostre considerazioni è un “Rapporto esplicativo per il progetto preliminare della nuova costruzione del campo per prigionieri di guerra delle Waffen-SS, Auschwitz O/S”, datato 30 Ottobre 1941. Il terreno del sito in costruzione viene descritto come segue:

“La consistenza del terreno è scadente. Sotto il terriccio dell’humus affiorano argilla e scisto [un’argilla risalente al Terziario], in cui sono conficcate particelle più piccole di ghiaia e sabbia. Il livello dell’acqua freatica varia da metri 0.30 a metri 1.20. Parti del terreno sono paludose.” (grassetto degli autori).

Per ragioni di ingegneria strutturale pertinenti alle fondazioni, perciò, fu necessario procedere presumendo un livello di falda di 30 centimetri. Questo fatto mostra per sé stesso che fosse [di cremazione] profonde da un metro e mezzo a tre metri avrebbero per forza accumulato acqua freatica. Tuttavia, ci sono prove ulteriori. Tutti i fatti menzionati quadrano perfettamente con la specifica suddetta. Le informazioni riguardanti il livello e la direzione del flusso dell’acqua freatica, come pure il contenuto dei documenti che abbiamo citato si accordano con ulteriori osservazioni. Presentiamo adesso prove ulteriori riguardanti le due ubicazioni delle fosse di cremazione così come sono state descritte dai testimoni oculari.

9.1 FOSSE A NORD DEL CREMATORIO V, BW 30C

  1. Abbiamo mostrato che le fondazioni dei forni crematori, il cui strato superiore era posto circa un metro sotto il livello del terreno, vennero costruite a mo’ di vasca. Abbiamo anche mostrato che durante la costruzione dell’edificio i lavori di scavo vennero preservati dall’acqua freatica mediante congelamento.
  2. I documenti provano che nell’ubicazione del grande impianto di disinfestazione (BW 32) la falda freatica si trovava 20 centimetri sotto il livello del terreno. Questo edificio dista circa 270 metri dal Crematorio V. Supponendo un’inclinazione del 3% della falda freatica, e trascurando l’inclinazione già verificata del terreno, l’acqua freatica avrebbe potuto trovarsi al massimo a metri 1.01 sotto la superficie. Abbiamo deliberatamente ipotizzato il peggiore dei casi, poiché si tratta già di una prova sufficiente in sé e per sé. I testimoni attribuiscono a queste fosse la profondità di 2 metri.
  3. Quattro foto aeree ben precise non rivelano nessuna delle cinque fosse attestate dai testimoni.
  4. Queste cinque fosse coprivano presuntamente un’estensione di almeno 1,600 metri quadrati. Il materiale di scavo che ne sarebbe risultato avrebbe richiesto altrettanto spazio. La lastra di cemento avrebbe occupato 900 metri quadrati. Senza neppure prendere in considerazione lo spazio necessario alla circolazione del commando di lavoro, l’area necessaria per tutte queste operazioni avrebbe richiesto circa 4.100 metri quadrati ma un tale spazio, tra l’edificio e il fossato davanti al recinto, non c’era. Quest’area in realtà è costituita da soli 2.000 metri quadri.
  5. Secondo le testimonianze oculari, lo stagno nei pressi del Crematorio IV, che esiste ancora oggi, esisteva già all’epoca, alimentato dall’acqua freatica. Questa è un’ulteriore prova dell’alto livello della falda freatica.[49]
  6. Eviteremo di raccontare altri presunti eventi impossibili che infrangono le leggi naturali. Ogni persona istruita non avrà problemi a identificarli.

9.2 FOSSE DI CREMAZIONE NEI PRESSI DEL BUNKER 2

  1. La distanza delle fosse ad Ovest dell’impianto di disinfestazione (BW 32) è di circa 320 metri. Trascurando di nuovo il dislivello del terreno, la falda freatica dovrebbe trovarsi qui a metri 1.16 sotto il livello del suolo. I testimoni parlano di fosse di 3 metri di profondità.
  2. In conclusione bisogna far notare che i lavori della terza fase del drenaggio migliorativo non erano ancora iniziati nel 1942. Questo è provato da un documento datato 25 Novembre 1942, che afferma:

“[…] che con ogni probabilità non sarà ancora possibile iniziare nel 1943 un drenaggio completo di questo terreno con tutti i mezzi disponibili. […]”[50]

La prova di questa situazione è costituita dalle foto aeree del 13 Settembre 1944.

  1. Conclusione

Fosse di cremazione della profondità asserita dai testimoni non erano possibili a Birkenau.

  1. Opinioni contrarie di carattere professionale

Per ogni nostra affermazione abbiamo cercato di trovare opinioni contrarie, formulate da esperti del settore, per esaminarle in modo adeguato. Tuttavia, non abbiamo trovato alcuna opinione contraria da parte di nostri colleghi, né alcuno studio tecnicamente corretto effettuato da profani che fosse meritevole di considerazione. Ci rivolgiamo perciò ai nostri colleghi affinché prendano in considerazione gli argomenti che abbiamo discusso in questa sede.

Jean-Claude Pressac ci perdonerà se non lo reputiamo né un tecnico né un ingegnere. Le “spiegazioni tecniche” del suo libro sono prive di ogni base, come indicato non solo dagli esempi che abbiamo mostrato. Tuttavia, gli siamo grati per i suoi libri, poiché tali libri ci hanno portato a discutere questi argomenti. Senza i suoi libri, con le loro abbondanti riproduzioni di documenti, non ci sarebbe stata una base su cui discutere.

  1. Alla ricerca delle ragioni

Il primo libro – generalmente trascurato – di Pressac, che può essere trovato ormai solo in alcune biblioteche, è pieno di critiche legittime, come abbiamo detto in precedenza, e possiamo essere d’accordo con molto di quanto afferma, come pure con quelle opinioni, da lui manifestate, che siamo in grado di confermare. Tra i suoi moltissimi rilievi critici, ne citeremo solo alcuni per far comprendere meglio al lettore il problema da noi affrontato:

“I testimoni dicono il contrario, e per essi è la verità.” (p. 16, terza colonna).

“Cinquecento (in realtà ottocento) metri più lontano (dal Bunker 2) c’era un altro cottage denominato Bunker 1 […], capace di contenere complessivamente 200 persone nude (evidente esagerazione da parte del testimone, praticamente la regola nei primi racconti).” (p. 161, prima colonna).

“L’interno del cottage era diviso in quattro parti da muri di partizione […], la prima delle quali poteva contenere 1.200 persone nude, la seconda 700, la terza 400 e la quarta da 200 a 250 (per un totale variabile dalle 2.500 alle 2550 persone, che equivale a una densità di 28 persone per metro quadrato su un’area di 90 metri quadrati. Questo è fisicamente impossibile e la stima di S. Dragan è chiaramente sbagliata. Io non penso che questo testimone fosse intenzionalmente fuorviante, ma che seguisse la tendenza ad esagerare, tendenza che sembra essere stata la regola generale al tempo della liberazione e alla quale si deve la cifra dei 4 milioni di vittime per il K. L. Auschwitz, una cifra ora [nel 1989] considerata come puramente propagandistica. Tale cifra dovrebbe essere divisa per quattro per avvicinarsi alla realtà.)” (p. 171, terza colonna).

“[…] c’erano quattro colonne nere di fumo, che eruttavano 24 ore al giorno dai Crematori. Quest’immagine, naturalmente non può essere presa del tutto per buona, perché due dei Crematori erano fuori servizio e le foto aeree prese durante questo periodo non mostrano traccia di fumo. Si è sviluppato un dibattito sulla discrepanza tra la memoria dei sopravvissuti e l’evidenza indiscutibile delle foto aeree.” (p. 253, prima colonna).

“Questo studio già dimostra la bancarotta completa della storiografia tradizionale (e di conseguenza anche dei metodi e delle critiche dei revisionisti), una storiografia basata per la maggior parte su testimonianze, riunite secondo l’umore del momento, troncate per fissare una verità arbitraria […]” (p. 264, terza colonna).

Solo coloro che hanno studiato i libri di Pressac e che li hanno vagliati attentamente dopo aver raccolto nuove informazioni, possono rendersi conto di come Pressac abbia cercato con ogni cautela, ma giustamente, di correggere false affermazioni e di riportare le dichiarazioni dei testimoni oculari allo status che avevano sempre avuto. Egli ha riconosciuto, da una prospettiva di natura quasi revisionista, che un capovolgimento di questo principio [quello di non sopravvalutare le testimonianze] doveva condurre a false conclusioni. Forse egli ha persino previsto le possibili conseguenze se certi dettagli fossero diventati patrimonio di un pubblico più vasto. Ma quanto deve essere cattiva la situazione se neppure gli avvertimenti amichevoli di persone come Pressac vengono ascoltati?

La nostra cerchia di ricercatori comprende persone che hanno vissuto la seconda guerra mondiale. Quelli che sono stati rinchiusi in condizioni simili o peggiori di quelle prevalenti nei campi di concentramento tedeschi, in questo caso i campi per prigionieri di guerra degli alleati dopo la guerra, possono capire gli errori dei detenuti e le loro esagerazioni.

Infine, possiamo chiudere quest’articolo con l’osservazione che le persone residenti in Germania che pubblicassero affermazioni come quelle, appena citate, di Pressac sarebbero accusate e condannate per “Turbamento delle persone” e “Incitamento all’odio”. I loro libri sarebbero confiscati e, come molti altri in precedenza, distrutti. Quanto vale una democrazia senza libertà di parola?

 Note

[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo in inglese dell’articolo è disponibile in rete all’indirizzo: http://vho.org/tr/2003/1/GaertnerRademacher3-12.html .

[2] Vedi le piante della configurazione iniziale del campo del 10 Ottobre del 1941, ripubblicate in Jean-Claude Pressac, Die Krematorien von Auschwitz. Die Technik des Massenmordes, Piper, Munich, 1994, p. 185.

[3] Jean-Claude Pressac, Technique and Operation of the Gas Chambers, Beate-Klarsfeld-Foundation, New York, 1989, pp. 161-171. Il libro di Pressac è disponibile in rete all’indirizzo: http://www.holocaust-history.org/auschwitz/pressac/technique-and-operation/ .

[4] Ibid., p. 165: Pressac mette in guardia dal considerare il bacino di sedimentazione dell’impianto per la depurazione delle acque nel settore B III come “fosse di cremazione”, un errore che, secondo lui, si è già verificato nella letteratura di riferimento.

[5] Ibid., p. 162.

[6] Ibid., p. 163.

[7] Ibid., p. 164. Ci asteniamo da una discussione sulle dimensioni necessarie per queste fosse e sulla quantità di materiale scavato per realizzarle, come pure sul fatto che nessuna traccia di tali fosse è visibile nelle foto aeree; vedi J. C. Ball e A. Neumaier, in: E. Gauss (editore), Dissecting the Holocaust [Esaminare l’Olocausto], Theses & Dissertations Press, Capshaw, Alabama, 2000, p. 271-284 e 467-495.

[8] Jean-Claude Pressac, op. cit. (nota 3), p. 161, 164.

[9] Ibid., p. 171-182.

[10] Foglio 531.44 TYCHY – BOJSZOWY, scala 1:25.000.

[11] Jean-Claude Pressac, op. cit. (nota 3), p. 171.

[12] Ibid., p. 177.

[13] Ibid., p. 180.

[14] Danuta Czech, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau 1939-1945, Rowohlt, Reinbek, 1989, pp. 305 e 346.

[15] Rossiskii Gosudarstvennii Vojennii Archiv, d’ora in avanti RGVA: si tratta dell’ex Centro per la Custodia delle Collezioni Storico-Documentarie.

[16] RGVA 502-1-332.

[17] Jean-Claude Pressac, op. cit. (nota 3), p. 171.

[18] Ibid., p. 420.

[19] Ibid., p. 380.

[20] Ibidem.

[21] Filip Mueller, Sonderbehandlung. Drei Jahre in den Krematorien und Gaskammern von Auschwitz, Steinhausen GmbH, Munich, 1979, p. 207.

[22] Vedi John Ball, op. cit., per ulteriori informazioni.

[23] Jean-Claude Pressac, op. cit. (nota 3), p. 387.

[24] In questo procedimento, l’acqua freatica viene letteralmente congelata, utilizzando di solito l’azoto, fino a quando le fondamenta vengono ultimate.

[25] Jean-Claude Pressac, op. cit. (nota 3), p. 393.

[26] Dr. Jan Sehn, Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau, Wydawnictwo Prawnicze, Warsaw, 1957, p. 173.

[27] Klaus Wilhelm, “Wenn die Erinnerung eines Zeugen truegt”, Die Welt, 7 Febbraio 1997, p. 9.

[28] Testimone citato da Udo Walendy in: Auschwitz im IG-Farben-Prozess, Verlag fur Volkstum und Zeitgeschichtsforschung, Vlotho 1981, p. 163.

[29] RGVA 502-1-319.

[30] RGVA 502-1-149-109/112. Ulteriori documenti che non abbiamo ancora ricevuto sembrano indicare un’intensa attività di ricerca in quest’area.

[31] Vedi anche il riferimento in Czech, op. cit., per il 7 Marzo 1941, p. 80, agli studi di un certo prof. Zunker sulla situazione dell’acqua.

[32] Jean-Claude Pressac, op. cit. (nota 3), documento 19.

[33] RGVA 502-1-214-60.

[34] Jean-Claude Pressac, op. cit. (nota 3), p. 269.

[35] National Archives Air Photo Library, 13.9.1944, Riferimento N° RG 373 Can B 8413, exp. 3VI.

[36] Specifica datata 28 Ottobre 1942, scoperta nel Historicky ustav Armady Ceske republiky di Praga; sfortunatamente ai materiali archiviati non erano stati ancora forniti i numeri di registrazione quando ne ricevemmo le copie alcuni anni orsono. I piani specificano 114.000 metri di tubi di aspirazione del diametro di 5 centimetri, come pure raccoglitori (8.000 metri, del diametro di 6.5 centimetri, e 4.000 metri, del diametro di 8 centimetri). Due canali portavano l’acqua di scarico dal lager al fiume Vistula; quello meridionale attraverso la “Konigsgraben”. Il materiale scavato dai canali, circa 110.000 metri cubi, venne deposto direttamente nell’area del campo, in modo da alleviare il problema.

[37] RGVA 502-1-233.

[38] RGVA 502-1-313.

[39] RGVA 502-1-336-46.

[40] RGVA 502-1-336/107.

[41] Jean-Claude Pressac, op. cit. (nota 3), p. 73.

[42] RGVA 501-2-54-11.

[43] RGVA 502-1-150.

[44] RGVA 502-1-186.

[45] Sfortunatamente gli Archivi Centrali di Mosca hanno omesso di contrassegnare questo progetto con un numero di riferimento di archivio.

[46] Jean-Claude Pressac, op. cit. (nota 3), p. 195.

[47] Danuta Czech, op. cit., riporta la data del 7 Marzo 1941.

[48] RGVA 502-1-214-9/11.

[49] Secondo le dichiarazioni dei testimoni, le ceneri di almeno una parte delle persone uccise erano finite in questo stagno, un’affermazione che deve essere ancora indagata.

[50] RGVA 502-1-19-141.

Fonte http://ita.vho.org/010birkenau.htm

Fonte http://olo-truffa.myblog.it/2011/02/01/il-livello-dell-acqua-freatica-nel-campo-di-birkenau/


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Author(s): Olodogma
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Published: 2015-05-07
First posted on CODOH: Jan. 15, 2019, 1:03 p.m.
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