Il mito dello sterminio ebraico 1

Published: 2013-04-25

Il mito dello sterminio ebraico
Introduzione storico-bibliografica alla storiagrafia revisionista
 
Carlo Mattogno
1/2
Vedi la seconda parte
Parte prima
 

I -- "NESSUN DOCUMENTO E' RIMASTO, NE' FORSE E' MAI ESISTITO". Ciò che più colpisce nello studio della vastissima letteratura consacrata allo "sterminio" degli ebrei, è l'enorme sproporzione che esiste tra un'accusa così grave e la fragilità delle prove addotte a sostegno di essa. In effetti l'elaborazione e la realizazzione di un "piano di sterminio" così gigantesco avrebbe richiesto una organizzazione tecnica, economica e amministrativa assai complessa, come rileva Enzo Collotti:

"Ma è facile comprendere che una così immane tragedia non poteva essere materialmente opera soltanto di poche centinaia o anche dì poche migliaia di uomini, non poteva realizzarsi senza un'organizzazione capillare che attingesse aiuti e collaborazione nei settori più disparati della vita nazionale, praticamente in tutti i rami dell'amministrazione, senza cioè la connivenza di milioni di persone, che sapevano, che vedevano, che acconsentivano o che comunque, anche se non erano d'accordo, tacevano e il più delle volte lavoravano senza reagire a dare il loro contributo all'ingranaggio della persecuzione e dello sterminio" (1).

Gerald Reitlinger sottolinea che "nella Germania di Hitler abbiamo uno Stato poliziesco al massimo grado, che lasciò documenti a centinaia di tonnellate e testimoni preziosi a migliaia di unità", sicché, in conclusione, "non [4] vi è stato nulla, in verità, che questo. avversario non abbia affidato alla carta" (2). Alla fine della seconda guerra mondiale gli Alleati sequestrarono "tutti gli archivi segreti del governo tedesco, compresi i documenti del Ministero degli Esteri, dell'Esercito e della Marina, del Partito nazionalsocialista e della polizia segreta di Stato, di Heinrich Himmler" (3). Tali "archivi furono vagliati dalle Potenze vincitrici in vista del processo di Norimberga:

"Centinaia di migliaia di documenti tedeschi sequestrati furono raccolti in gran fretta a Norimberga per essere usati come prove nel processo contro i principali criminali di guerra nazisti" (4).

Gli Americani da soli esaminarono 1.100 tonnellate di documenti (5), tra i quali ne selezionarono 2.500 (6). Ci si aspetterebbe dunque di essere sommersi da una marea di documenti comprovanti la realtà dello "sterminio" ebraico, ma le cose stanno assai diversamente, come ammette Léon Poliakov:

"Gli archivi del Terzo Reich e le deposizioni e i racconti dei capi nazisti, ci permettono di ricostruire nei particolari la nascita e lo sviluppo dei piani di aggressione, delle campagne militari e di tutta la gamma di procedimenti con i quali i nazisti intendevano rifare a guisa loro il mondo. Soltanto il piano di sterminio degli Ebrei, per quanto concerne la sua concezione, come per molti altri aspetti essenziali, rimane avvolto nella nebbia. [5] Deduzioni e considerazionì psicologiche, racconti di terza o di quarta mano, ci permettono però di ricostruirne lo sviluppo con notevole approssimazione. Molti particolari, tuttavia, resteranno per sempre sconosciuti. Per quanto riguarda la concezione propriamente detta del piano di sterminio totale, i tre o quattro principali responsabili non sono più in vita. Nessun documento è rimasto, né forse è mai esistito. Di tanta segretezza i capi del Terzo Reich, millantatori e cinici come in altre circostanze (7), circondarono il, loro cnmine maggiore" (8).

Dal tempo della prima stesura dell'opera di Léon Poliakov (9) la situazione non è mutata:

"Malgrado la grande messe di documenti nazisti catturati dagli Alleati alla fine della guerra, ci mancano proprio i documenti che riguardano il processo di formazione dell'idea della "soluzione finale della questione ebraica" al punto che, fino ad ora, è difficile dire come quando e chi esattamente dette l'ordine di sterminare gli ebrei" (10).

Il "piano di sterminio totale" resta avvolto nel mistero anche dal punto di vista tecnico, economico e amministrativo:

"Il genio tecnico dei Tedeschi permise loro di organizzare nel giro di pochi mesi una industria della morte razionale ed efficace. Come ogni altra industria, anch'essa comportava studi di ricerca e di perfezionamento, servizi amministrativi, ed anche una contabilità e degli archivi. [6] Diversi aspetti di queste attività ci restano ignoti, avvolti in un segreto senza confronto più, impenetrabile di quello di altre industrie di guerra tedesche. I tecnici dei razzi e dei siluri tedeschi, i pianificatori dell'economia del Reich, sono sopravvissuti e hanno consegnato ai vincitori i loro piani e i loro procedimenti; i tecnici della morte sono scomparsi quasi tutti dopo aver distrutto i loro archivi. Campi di sterminio erano sorti, con istallazioni dapprima rudimentali, poi via via più perfezionate: chi curò questa perfetta efficienza? Essa rivela una profonda e sicura conoscenza della psicologia della folle, utilizzata al fine di rendere perfettamente docili gli uomini votati alla morte; chi ne furono i promotori? Tutte domande a cui non possiamo dare per il momento (11) che risposte frammentarie e talora ipotetiche" (12). "Notizie frammentarie ci permettono di intravvedere la parte avuta dai tecnici dell'eutanasía nello sterminio degli Ebrei della Polonia. Ma molti punti restano ancora oscuri; in linea generale, della storia dei campi polacchi si ha una conoscenza molto imperfetta" (13).

Ma un "piano di sterminio" sistematico presuppone evidentemente un ordine specifico che, per forza di cose, non può non essere imputato al Führer. Inutile dire che questo fantomatico "Führerbefehl" (ordine del Führer) è immerso nella più impenetrabile oscurità: [7]

"Fino ad oggi non è stato trovato un ordine scritto dì Hitler di uccidere l'ebraismo europeo e con tutta probabilità non è mai esistito" (14). "Non esiste cioè qualcosa come un ordine scritto, firmato da lui, per lo sterminio degli ebrei in Europa" (15). "Il momento ) in cui Hitler ha dato l'ordine -- senza dubbio mai redatto per iscritto -- di sterminare gli ebrei, non si può datare esattamente" (6.) "Non sappiamo il momento preciso in cui l'idea dello sterminio fisico degli ebrei sì concretizzò nel cervello di Hitler" (17).

L'assoluta mancanza di prove consente alla fantasia degli storici di regime di sbizzarrini a piacimento. Dopo aver insinuato che "fu senza dubbio Adolf Hitler a firmare la sentenza di morte degli Ebrei d'Europa" (18) Léon Poliakov prosegue:

"Tutto quel che possiamo affermare con certezza è che la decisione del genocidio venne presa da Hitler in un momento situabile tra la conclusione della campagna dell'Ovest, nel giugno 1940, e l'aggressione contro la Russia dell'anno successivo. Contrariamente alla relazione del dottor Kersten, ci pare più verosimile situarla qualche mese più tardi, cioè al principio del 1941. Entriamo qui nel gioco delle induzioni psicologiche, quelle cui siamo obbligati di fare appello per trovare risposta alla seconda e lancinante domanda: quali fattori pesarono sulla risoluzione hitleriana?" (19).

[8] Dunque Poliakov afferma "con certezza" che la decisione dello "sterminio" fu presa nell'arco di tempo di un anno (giugno 1940 -- giugno 1941)! Che qui egli metta largamente in opera "il gioco delle induzioni psicologiche", è dimostrato dal fatto che, in un'altra opera, egli anticipa tranquillamente di un anno e mezzo la data della fatidica "decisione" del Führer:

"Il programma del partito nazionalsocialista esigeva l'eliminazione degli ebrei dalla comunità tedesca; tra il 1933 e il 1939 essi furono metodicamente maltrattati, spogliati, costretti ad emigrare; la decisione di ucciderli fino all'ulti.mo risale anchessa all'inizio della guerra" (20).

Al riguardo, Arthur Eisenbach dichiara:

"Oggi è un fatto accertato che i piani dello "sterminio in massa della popolazione ebraica d'Europa erano stati preparati dal governo nazista prima-dello scoppio della seconda, guerra mondiale e furono poi attuati graduaImente secondo la situazione politica e militare europea" (21).

Secondo Helmut Krausnick, Hitler impartì l'ordine segreto di sterminare gli ebrei "al più tardi nel marzo del 1941" (22). La motivazione 79 della sentenza del processo Eichmann di Gerusalemme asserisce invece che l'ordine di sterminio "fu dato da Hitler stesso poco prima del'invasione della Russia" (23), mentre la sentenza del processo di Norimberga sancisce:

"Il piano di sterminio degli ebrei fu elaborato subito dopo l'aggressione all'Unione Sovietica" (24).

[9] Pertanto, tutto ciò che gli storici di regime possono affermare "con certezza", per riprendere l'espressione di Poliakov, è che la pretesa "decisione" del Führer fu presa -- e il preteso "ordine di sterminio" fu impartito -- nell'arco di tempo di quasi due anni! Altrettanto fantomatico è il preteso ordine di Himmler che avrebbe posto fine allo "sterminio" ebraico. Kurt Becher, ex SS-Standartenführer, asserì che Himmler decretò tale ordine "tra la metà di settembre e la metà di ottobre del 1944" (25), il che è in contraddizione con la testimonianza di Reszö Kastner, secondo il quale Kurt Becher gli aveva riferito che Himmler il 25 (26) o il 26 novembre (27) aveva ordinato di far distruggere i crematori e le "camere a gas" di Auschwitz e di sospendere lo "sterminio" ebraico. Stranamente questo fantomatico ordine, che anche il "Kalendarium" di Auschwitz fa risalire al 26 novembre (28), giunse ai crematori di Auschwitz nove giorni prima che l'ordine stesso fosse impartito, cioè il 17 novembre! (29) Secondo un'altra testimonianza riportata in Het doedenboek van Auschwitz, l'ordine in questione sarebbe giunto da Berlino ancora prima, il 2 novembre 1944 (30). Dieter Wisliceny, ex SS-Hauptsturmführer, dichiarò a Norimberga che il contro-ordine di Himmler fu emanato nell'ottobre del 1944 (31). In conclusione, non esiste alcun documento comprovante la realtà del "piano di sterminio" ebraico, sicché "è difficile dire come quando e chi esattamente dette l'ordine di sterminare gli ebrei". [10] II -- LA POLITICA NAZIONALSOCIALISTA DI EMIGRAZIONE EBRAICA. Il preteso "piano di sterminio" ebraico, oltre a non essere corroborato da alcun documento, è decisamente smentito dalla politica nazionalsocialista di emigrazione ebraica, che in questa sede possiamo delineare soltanto nelle sue linee essenziali. Nella lettera all'amico Gemlich del 16 settembre 1919, considerata "il primo documento scritto della carriera politica di HitIer" (1), egli riguardo alla questione ebraica dichiara:

"L'antisemitismo della ragione però deve condurre alla lotta e all'eliminazione legale dei privilegi dell'ebreo, che egli solo possiede a differenza degli altri stranieri che vivono tra di noi (legislazione relativa agli stranieri). Ma il suo scopo finale (letztes Ziel) dev'essere irremovibilmente soprattutto l'allontanamento degli ebrei (die Entfernung der Juden)" (2).

Il 13 agosto 1920 Hitler pronunciò a Monaco il discorso "Perché siamo antisemiti?" (Warum sind wir Antisemiten?) in cui ribadì che la conoscenza scientifica dell'antisemitismo doveva tradursi in azione per condurre all'"allontanantento degli ebrei dal nostro popolo" (Entfernung der Juden aus unserem Volke) (3). [11] Tale soluzione della questione ebraica divenne il principio ispiratore del programma politico nazionalsocialista e della sua dottrina razziale. Infatti, come rileva Poliakov, "né dai dogmi, dei nazionalsocialisti né dai loro testi principali, conseguiva direttamente che vi dovesse essere una strage. "Mein Kampf', che quasi a ogni pagina reca la parola "Ebrei", tace sulla sorte loro riservata nello Stato nazionalsocialista". Il programma ufficiale del Partito (4) dichiarava che "un Ebreo non può essere compatriota", né, conseguentemente, cittadino, mentre i commenti al programma esigevano più esplicitamente "l'espulsione degli Ebrei e degli stranieri indesiderabili " (5). L'allontanamento degli ebrei dal Reich fu il cardine della politica ebraica di Hitler fin dalla sua ascesa al potere. Il 28 agosto 1933 il Ministero dell'Economia del Reich stipulò coll'Agenzia ebraica per la Palestina il cosiddetto Haavara-Abkommen, un accordo (Abkommen) economico per favorire il trasferimento (Haavara) (6) degli ebrei tedeschi in Palestina (7). Una nota del Ministero degli Esteri del 19 marzo 1938 auspicava la liquidazione dell'accordo perché, come si legge al punto 3, la Germania non era interessata a promuovere l'emigrazione degli ebrei ricchi coi loro capitali, ma esisteva piuttosto un interesse tedesco "ad una emigrazione in massa degli ebrei" (an einer jüdischen Massenauswanderung) (8). Le leggi di Norimberga del 15 settembre 1935 (9) riaffermarono dal punto di vista legislativo gli articoli 4 e 5 [12] del programma del Partito elaborato a Monaco il 24 febbraio 1920. Lo scopo della legge sulla cittadinanza del Reich e di quella per la difesa del sangue e dell'onore germanico era di separare ed isolare dall'organismo tedesco il corpo estraneo ebraico in vista della sua prossima espulsione, come sottolinea Reitlinger:

"Nel 1938, poco prima dell"agreement" di Monaco, quando il Quinto Decreto Integrativo aveva appunto finito di estromettere gli ebrei dall'ultima professione liberale, Wilhelm Stuckart, l'uomo che delle Leggi di Norimberga era stato non soltanto l'estensore, ma in gran parte il promotore, scriveva che ormai l'obiettivo della legislazione razziale era raggiunto. Molte delle decisioni realizzate attraverso le Leggi di Norimberga "vanno svuotandosi di importanza a mano a mano che ci si avvicina alla Soluzione finale del problema ebraico". La frase, come appare ovvio, non era ancora un mascheramento del concetto di sterminio della razza, anzi alludeva chiaramente al fatto che le leggi non miravano a perpetuare il problema ebraico, bensì ad eliminarne i motivi. Gli ebrei dovevano lasciare il Reich per davvero e per sempre" (10).

In effetti alla fine del 1936 fu costituito un "Servizio per le questioni ebraiche" presso il Servizio di Sicurezza delle SS. "Scopo essenziale del nuovo servizio era l'esame di ogni problema preparatorio connesso a un'emigrazione in massa degli Ebrei" (11). Nell'aprile 1938 fu istituita a Vienna la "Zentralstelle für jüdische Auswanderung" (Ufficio centrale per l'emigrazione ebraica) la cui direzione fu affidata da Heydrich ad Adolf Eichmann (12). Qualche giorno dopo la cosiddetta "notte dei cristalli", il 12 novembre 1938, Göring riunì il Consiglio dei ministri [13] per far fronte alla difficile situazione che si era creata. Dal verbale stenografico della riunione risulta inequivocabilmente l'atteggiamento dei capi nazionalsocialisti nei confronti degli ebrei tedeschi. Heydrich dichiarò che la estromissione degli ebrei dalla vita economica tedesca non aveva risolto "il problema fondamentale dello scopo finale" (das Grundproblem letzten Endes): l'allontanamento degli ebrei dalla Germania. A Vienna, per ordine del Reichskommissar, era stata istituita una centrale di emigrazione ebraica (Judenauswanderungszentrale) grazie alla quale almeno 50.000 ebrei avevano lasciato l'Austria, mentre nello stesso lasso di tempo solo 19.000 ebrei avevano abbandonato il Vecchio Reich. Egli propose perciòdi istituire anche nel Reich una centrale simile a quella di Vienna e di organizzare un'operazione migratoria da attuare nell'arco di 8-10 anni. Il ministro delle finanze von Krosigk approvò la proposta di Heydrich: bisognava fare ogni tentativo per evacuare gli ebrei all'estero. Il ministro dell'interno Frick ribadì che l'obiettivo doveva essere quello di far emigrare il maggior numero possibile di ebrei (13). Per superare le difficoltà economiche che comportava l'emigrazione. ebraica, nel dicembre 1938 Hítler approvò il piano Schacht.

"Là proposta discussa da Schacht a Londra nel mese di dicembre con Lord Bearsted, Lord Winterton e il signor Rublee fu, grosso modo, la seguente: il Governo tedesco avrebbe congelato i beni degli ebrei, facendo di essi il fondo di garanzia per un prestito internazionale, redimibile in 20-25 anni. Supponendo che i beni degli ebrei valessero un miliardo e mezzo di marchi, vi sarebbe stato un quantitativo di valuta estena sufficiente per finanziare l'ordinata emigrazione degli ebrei del Grande Reich nel corso di 3-5 anni. Dopodiché Schacht rientrò in Germania [14] e il 2 gennaio 1939, a Berchtesgaden, ebbe un lungo colloquio con Hitler sull'accoglienza che le sue proposte avevano ricevuto a Londra. Hitler sembrò esserne impressionato, perché tre giorni dopo nominò Schacht delegato speciale per l'incremento dell'emigrazione degli ebrei" (14).

Reitlinger attribuisce il fallimento del piano Schacht alla reazione suscitata in Hitler dal rifiuto da parte di Schacht di accrescere la circolazione cartacea, in conseguenza del quale, il 20 gennaio 1939, Schacht fu dimesso dalla presidenza della Reichsbank. Tuttavia, in una intervista concessa a Rolf Vogel nel gennaio 1970, Schacht dichiarò che il fallimento del piano fu dovuto all'opposizione di Chaim Weizmann (15). La politica nazionalsocialista di emigrazione ebraica procedeva però alacremente. Il 24 gennaio 1939 Göring promulgò un decreto che sanciva l'istituzione di una "Reichszentrale für jüdische Auswanderung" (Centrale del Reich per l'emigrazione ebraica). Göring riassumeva anzitutto lapidariamente il principio ispiratore della politica nazionalsocialista:

"L'emigrazione degli ebrei dalla Germania deve essere promossa con ogni mezzo" (Die Auswanderung der Juden aus Deutschland ist mit allen Mitteln zu fördern).

Proprio in vista di ciò egli istituiva la suddetta "Reichszentrale für jüdishe Auswanderung", che aveva il compito di "adottare tutti i provvedimenti per la preparazione di una emigrazione intensificata degli ebrei", di provvedere all'emigrazione preferenziale degli ebrei poveri e infine di facilitare le pratiche burocratiche dì emigrazione per i singoli individui. La direzione della "Centrale del Reich [15] per l'emigrazione ebraica" veniva affidata da Göring al capo della Polizia di Sicurezza Heydrich" (16). Una relazione del Ministero degli Esteri del 25 genriaio 1939, intitolata Die Judenfrage als Faktor der Aussenpolitik im Jahre 1938 (La questione ebraica come fattore della politica estera nell'anno 1938) ribadiva inequivocabilmente il principio ispiratore della politica nazionalsocialista nei confronti degli ebrei:

"Lo scopo finale della politica ebraica tedesca è l'emigrazione di tutti gli ebrei che vivono nel territoriq del Reich" (Das letzte Ziel der deutschen Judenpolitik ist die Auswanderung aller im Reichsgebiet lebenden Juden) (17).

Tale relazione propugnava "una soluzione radicale della questione ebraica mediante emigrazione -- come già da anni qui viene perseguita" (eine radikale Lösung der Judenfrage durch die Auswanderung -- wie sie hier schon seit Jahren verfoIgt wird), secondo il commento dell'SS-Obersturmbannführer Ehrlinger dell'Ufficio Centrale di Sicurezza del Reich (18). Dopo la creazione del Protettorato di Boemia e Moravia, Eichmann ricevette da Heydrich l'ordine di istituire a Praga un "Ufficio centrale per l'emigrazione ebraica" (Zentralstelle für jüdishe Auswanderung) (19). Nel documento relativo, firmato dal Reichsprotektor von Neurath il 15 luglio 1939, si legge:

"In conformità alla regolamentazione del Reich, per evitare disagi e ritardi, è necessario concentrare la trattazione di tutte le questioni relative all'emigrazione ebraica.

[16] Per l'incremento e la regolamentazione accelerata dell'emigrazione degli ebrei da Boemia e Moravia viene perciò istituito 1'Ufficio centrale per l'emigrazione ebraica di Praga" (20). Pur tra crescenti difficoltà, la politica nazionalsocíalista di emigrazione ebraica fu perseguita anche durante la guerra. La difficoltà maggiore fu indubbiamente il malcelato antisemitismo dei paesi democratici, i quali, se da un lato alzavano alte grida contro la persecuzione ebraica da parte nazionalsocialista, dall'altro si rifiutavano di accogliere gli ebrei perseguitati, come risultò chiaramente nel corso della conferenza di Evian, che si svolse dal 6 al 15 luglio 1938. Questa conferenza fu organizzata per iniziativa del presidente Roosevelt al fine di facilitare l'emigrazione delle vittime delle persecuzioni nazionalsocialiste, in primo luogo, degli ebrei. Ma le buone intenzioni del 'Presidente americano apparvero dubbie fin dall'inizio:

"Alla sua conferenza stampa di Warm Springs, il presidente Roosevelt limitò già le possibilità di Evian dicendo che come sua conseguenza non erano previste revisioni né aumenti delle quote di immigrazione negli Stati Uniti. Nel suo invito a questa Conferenza rivolto ai 33 paesi, Roosevelt sottolineava che non ci si attendeva da nessun paese che acconsentisse a ricevere un numero di immigrati superiore alle norme della sua legislazione in vigore".

Con tali premesse, la conferenza di Evian era destinata al fallimento già in partenza. Infatti il suo risultato fu che "il mondo libero abbandonava gli ebrei di Germania e d'Austria alla loro sorte spietata" (21).

"Traendo le conseguenze dalla conferenza -- scrive Rita Thalmann -- il Danziger Vorposten constatava [17] che "ci si impietosisce per gli ebrei quando si tratta di alimentare una agitazione ostile contro la Germania, ma nessuno Stato è disposto a lottare contro la tara culturale dell'Europa centrale accettando qualche migliaio di ebrei. La conferenza -- concludeva il giornale -- è dunque una giustificazione della politica tedesca contro gli ebrei".

I dirigenti tedeschi ebbero in ogni caso la dimostrazione che i trentadue Stati che avevano partecipato alla conferenza di Evian (l'URSS e la Cecoslovacchia non erano rappresentate, l'Italia aveva declinato l'invito, Ungheria, Romania e Polonia avevano inviato osservatori al solo scopo di chiedere che li si liberasse dei loro ebrei) non avevano l'intenzione di occuparsi seriamente della sorte dei perseguitati, né di accoglierli" (22). Ancora nel marzo 1943 Goebbels poteva rilevare sarcasticamente:

"Quale sarà la soluzione del problema ebraico? Si creerà un giorno uno stato ebraico in qualche parte del mondo? Lo si saprà a suo tempo. Ma è interessante notare che i paesi la cui opinione pubblica si agita in favore degli Ebrei, rifiutano costantemente di accoglierli. Dicono che sono i pionieri della civiltà, che sono i geni della filosofia e della creazione artistica, ma quando si chiede loro di accettare questi geni, chiudono loro le frontiere -e dicono che non sanno che farsene. E' un caso unico nella storia questo rifiuto di accogliere in casa propria dei geni" (23).

La rapida sconfitta della Polonia suggerì ai dirigenti nazionalsocialisti una soluzione provvisoria della questione ebraica. Il 21 settembre 1939 Heydrich inviò una lettera espresso (Schnellbrief) a tutti i capi dei gruppi d'azione della Polizia di Sicurezza. In tale lettera, che aveva come ogget- [18] to "La questione ebraica nel territorio occupato" (Judenfrage im besetzten Gebiet), egli esponeva le disposizioni che erano state concertate in una riunione tenutasi lo stesso giorna a Berlino e che si riassumevano in due punti: la mera finale (Endziel) e le fasi del raggiungimento di essa. In vìsta di questa meta finale, gli ebrei dovevano essere concentrati dalle campagne nelle città (24). Poliakov commenta: "Si parla di una <meta finale>". Quale poteva essere? Certo, non ancora l'eliminazione: siamo soltanto nel 1939. Un passo del documento ce ne dà la chiave: nella zona "situata a est di Cracovia" gli Ebrei non verranno disturbati; se nelle altre regioni vengono raggruppati in prossimità delle stazioni ferroviarie è senza dubbio perché si ha l'intenzione di evacuarli in un secondo tempo con maggiore facilità. E la destinazione molto probabilmente sarà proprio quella zona "situata a est di Cracovia" (25). Si delineò così "il progetto di risolvere il problerna ebraico concentrando nella regione di Lublino, presso la frontiera con l'URSS, tutti gli Ebrei che si trovavano sotto la dominazione nazista. Al piano di istituire una "riserva ebraica" fu data una certa pubblicità nella stampa tedesca del tempo. Fu prescelto un territorio delimitato, a quanto pare (le notizie sono parziali e contraddittorie), dalla Vistola, dal San e dalla frontiera dell'URSS, nel quale gli Ebrei dovevano essere adibiti a lavori di colonizzazione sotto la sorveglianza delle SS" (26). Ma per varie circostanze sfavorevoli, questo progetto non fu mai realizzato in pieno. Nel contempo il Governo del Reich continuava la tradizionale politica di emigrazione. Infatti, come rileva Poliakov, "paraLlelamente a queste deportazioni verso oriente, il Centro per l'emigrazione ebraica tentava di dirigere [19] gi Ebrei tedeschi verso altre destinazioni. L'emigrazione legale era divenuta quasi impossibile: tuttavia, soprattutto dall'Austria, un esile filo di emigranti continuava a defluire, i quali, attraverso l'Italia, si dirigevano verso i paesi d'oltremare. Qualche convoglio clandestino, formato coll'aiuto di Eichmann, tentò di discendere il Danubio su barche, mirando alla Palestina: ma il governo britannico rifiutò di lasciar entrare nel Focolare nazionale ebraico questi viaggiatori sprovvisti di visto. Più oltre ci imbatteremo di nuovo in questo amaro paradosso: la Gestapo che spinge gli Ebrei verso il luogo della salvezza, mentre il governo democratico di Sua Maestà briannica ne preclude l'accesso alle futur'e vittime dei forni crematori" (27). La sconfitta della Francia fornì l'occasione per una attuazione in grande stile della politica di emigrazione ebraica:

"Quando, con il crollo della Francia, agli occhi dei nazisti si aprirono prospettive smisurate, ritornò sul tappeto, in tutta attualità, un piano da alcuni di essi a lungo vagheggiato. E pensarono di avere finalmente tra le mani la chiave della "soluzione finale del problema ebraico". Si è visto che nel corso della sorprendente seduta del 12 novembre 1938 Goering aveva fatto menzione della "questione del Madagascar".

Un testimone assicura che Himmler pensava a questa soluzione sin dal 1934. L'idea di sistemare tutti gli Ebrei in una grande isola -- e per di più in un'isola appartenente alla Francia -- non poteva non soddisfare l'amore dei nazisti per il simbolismo. Comunque, subito dopo l'armistizio di Rethondes, l'idea viene lanciata dal Ministero degli Esteri, ripresa con entusiasmo dal RSHA, gradita da Himmler e, a quanto pare, dallo stesso Führer" (28). [20] Nel corso della seduta del 12 novembre 1938 Göring aveva in effetti informato gli astanti che il Führer, secondo quanto gli aveva riferito personalmente tre giorni prima, si accingeva a compiere una mossa di politica estera presso le potenze che avevano sollevato la questione ebraica per giungere ad una soluzione della questione del Madagascar. "Egli dirà agli altri stati: "Perché parlate sempre degli ebrei? -- Prendetevelli!" (29). Anche Himmler era favorevole ad una emigrazione ebraica in massa, come risulta dalla nota "Einige Gedanken über die Behandlung der Fremdvölkischen im Osten" (Alcuni pensieri sul trattamento degli appartenenti a razze straniere in Oriente) del maggio 1940, nella quale scrisse:

"Io spero di veder scomparire completamente la parola ebrei mediante la possibilità di una grande emigrazione di tutti gli ebrei in Africa oppure in una colonia" (30).

Nella stessa nota egli respingeva "il metodo bolscevico dello sterminio fisico di un popolo per intima convinzione come non germanico e impossibile" (die bolschewistische Methode der physischen Ausrottung: eines Volkes aus innerer Überzeugung als ungermanisch und unmöglich) (31). Il 24 giugno 1940 Heydrich comunicò al ministro degli Esteri Ribbentrop che oltre 200.000 ebrei erano emigrati dal territorio del Reich, ma il "problema generale", costituito dai tre milioni e duecentocinquantamila ebrei che si erano venuti a trovare sotto il dominio tedesco, non poteva più essere risolto coll'emigrazione, per cui si. profilava la necessità di "una soluzione finale territoriale" (eine territoriale Endlösung) (32). [21] In conseguenza di tale lettera, il Ministero degli Esteri elaborò il "progetto Madagascar". Il 3 luglio 1940 Franz Rademacher, capo della sezione "ebraica" del Ministero degli Esteri, redasse un rapporto che fu approvato da Ribbentrop e trasmesso all'Ufficio Centrale di Sicurezza del Reich che "elaborò un piano particolareggiato per l'evacuazione degli Ebrei al Madagascar e il loro insediamento sul posto, piano che fu approvato dal Reichsführer delle SS" (33). Il 12 luglio, di ritorno da Berlino dove era stato,ricevuto da Hitler, il governatore della Polonia Hans Frank pronunciò un discorso in cui dichiarò:

"Dal punto di vista della politica generale, vorrei aggiungere che si è deciso di trasportare il più presto possibile dopo la conclusione della pace tutta la genia ebraica del Reich tedesco, del Governatorato generale e del Protettorato in una colonia africana o americana. Si pensa al Madagascar, che a tal fine deve essere ceduto dalla Francia" (34).

Il 25 luglio Frank ribadì che il Führer aveva stabilito che gli ebrei sarebbero stati evacuati completamente non appena i trasporti d'oltremare lo avessero consentito (35). L'ex ambasciatore tedesco a Parigi Otto Abetz dichiarò invece che la destinazione dell'emigrazione ebraica doveva essere costituita dagli Stati Uniti:

"Ho parlato col Fíihrer della questione ebraica solo una volta, e precisamente il 3 agosto 1940. Egli mi disse che voleva risolvere la questione ebraica per l'Europa in modo generale, e precisamente mediante una clausola del trattato di pace, ponendo ai paesi vinti la condizione che essi trasferissero i loro cittadini ebrei fuori dell'Europa. [22] Egli voleva agire nello stesso modo sugli stati a lui alleati. In tale contesto egli menzionò gli Stati Uniti d'America come un paese che da molto tempo non era sovrappopolato come l'Europa e perciò era in grado di accogliere ancora parecchi milioni di Ebrei" (36).

Nell'ottobre 1940 Alfred Rosenberg scrisse un articolo intitolato "Juden auf Madagascar" (Gli ebrei nel Madagascar) in cui auspicava la creazione di una riserva ebraica nell'isola. Secondo una comunicazione di Bormann a Rosenberg in data 3 novembre 1940, Hitler per il momento si opponeva alla pubblicazione dell'articolo in questione, pur non escludendo che potesse essere pubblicato nel giro di qualche mese " (37). Ciò era dovuto al fatto che i tedeschi in quel periodo erano in con-tatto col governo di Vichy in relazione al progetto Madagascar. "Era dunque' naturale che Hitler rinviasse a più tardi l'informazione pubblica sul progetto in questione. Nel suo discorso del 30 gennaio 1941 (anniversario della presa del potere) egli si accontentò di proclamare che "il giudaismo avrà cessato di svolgere il suo ruolo in Europa", il che concorda parimenti col piano Madagascar" (38). A quanto pare, HitIer non autorizzò neppure in seguito Rosenberg a rendere pubblico il progetto Madagascar, perché alla conferenza "La questione ebraica in quanto problema mondiale", tenuta da Rosenberg il 28 marzo 1941, questi dichiarò che il problema ebraico sarebbe stato risolto quando l'ultimo ebreo fosse stato allontanato dall'Europa in una riserva la cui localizzazione restava ancora da stabilire" (39). [23] Goebbels invece, secondo la testimonianza di Morítz von Schinneister, ex funzionario del Ministero della Propaganda, parlò più volte pubblicamente del progetto Madagascar:

"Dott. Fritz -- Dove erano evacuati gli ebrei secondo le dichiarazioni del dott. Goebbels? Von Schinneister -- Fino a tutto il primo anno della campagna di Russia il dott. Goebbels ha menzionato ripetutamente il piano Madagascar nelle conferenze da lui presiedute. Successivamente mutò avviso e disse che bisognava istituire all'Est un nuovo stato ebraico nel quale poi sarebbero andati gli ebrei" (40).

A Norimberga, interrogato su un documento datato 24 settembre 1942, Ribbentrop testimoniò:

"Il Führer allora aveva in progetto di evacuare gli ebrei daIl'Europa nel Nordafrica -- ma si parlava anche del Madagascar. Egli mi aveva dato l'ordine di prendere contatto con vari governi provvedendo secondo il possibile all'emigrazione degli ebrei, e di allontanare gli ebrei dagli organi governativi importanti. Tale disposizione è stata da me diramata al Ministero degli Esteri e, per quanto mi ricordo, un paio di volte si prese contatto con vari governi, si trattava dell'emigrazione degli ebrei in una parte del Nordafrica, che era prevista" (41).

Nella nota "Progetto Madagascar" del 30 agosto 1940, Rademacher dichiarava che l'istituzione del Governatorato generale di Polonia e l'annessione dei nuovi distretti orientali avevano portato grandi masse di ebrei sotto il dominio tedesco. Questa ed altre difficoltà, come l'inasprimento della legislazione relativa all'immigrazione da parte dei paesi d'oltremare, rendevano difficile condurre a termine, in un tempo non troppo lontano, "la soluzione del problema ebraico nel terütorio del Reich, compreso il Pro- [24] tettorato di Boemia e Moravia, per mezzo dell'emigrazione" (42), donde, appunto, il progetto Madagascar. Eìchmann si mise alacremente al lavoro. "Si circondò di esperti marittimi per elaborare un piano di trasporti, che dovevano essere assicurati da un "pool" delle grandi compagnie tedesche di navigazione: le operazioni di imbarco dovevano aver luogo nei principali porti del Mare del Nord e del Mediterraneo. Nello stesso tempo si dava da fare per fare assegnare al "Fondo centrale" i beni confiscati agli Ebrei. Inviò incaricati nei paesi occupati o controllati per raccogliere dati statistici circa il numero degli Ebrei, la loro età e distribuzione professionale, ecc. Queste statistiche parti colareggiate serviranno poi, come si vedrà, ad altro scopo... Tutto era pronto per mettere in moto la macchina appena si fosse conclusa la pace" (42). Infatti, nella nota summenzionata, Rademacher, calcolando che il trasferimento di quattro milioni di ebrei nel Madagascar avrebbe richiesto circa quattro anni, rilevava:

"Dopo la conclusione della pace, la flotta mercantile tedesca sarà indubbiamente molto occupata in altro modo. t perciò necessario includere nel trattato di pace che, al fini della soluzione del problema ebraico, sia la Francia sia l'Inghilterra mettano a disposizione il tonnellaggio necessario" (44).

Il paragrafo "Finanziamento" della nota "Progetto Madagascar" si apre con le seguenti parole:

"L'attuazione della soluzicne finale (Endlösung) proposta richiede rilevanti mezzi" (45).

La famigerata "soluzione finale della questione ebraica" si riferiva dunque semplicemente al trasferimento degli ebrei europei nel Madagascar, come riconosce Poliakov: [25]

"Fino al suo abbandono, il "Piano Madagascar" fu talvolta desìgnato dai dirigenti tedeschi col nome di <soluzione finale della questione ebraica> ". (46)

Come è noto, secondo gli storici di regime, questa espressione sarebbe successivamente divenuta sinonimo dì "sterminio" ebraico:

"<Soluzione finale del problema ebraico> fu una delle frasi convenzionali per indicare il piano hitleriano di sterminio degli ebrei d'Europa. Se ne servirono i funzionari tedeschi dall'estate del 1941 in ped, per evitare di dover reciprocamente ammettere l'esistenza del piano; anche prima, però, in varie occasioni, la frase era stata usata per indicare, in sostanza, l'emigrazione degli ebrei" (47).

In realtà tale affermazione è assolutamente infondata ed arbitraria, in quanto non solo non è suffragata da alcuna prova, ma esistono documentí che la smentiscono categoricamente. In questa sede dobbiamo limitarci a qualche breve accenno. Gli inquisitori di Norimberga si rendevano perfettamente conto, che un "piano di sterimnio" che aveva provocato -- secondo l'accusa -- la morte di quattro milioni e mezzo (48) o di sei milioni di ebrei (49), non poteva essere stato attuato senza lasciare la minima traccia negli archivi nazisti, né, in sede giuridica, potevano ricorrere alla ridicola scappatoia degli storici di regime secondo cui tutti i documenti compromettenti sono stati distrutti. Essi elaborarono allora quel metodo esegetico aberrante che consente di far dire a qualsiasi documento ciò che si vuole. Il fondamento di questo metodo esegetico è il presupposto -- infondato quanto arbitrario -- che le supreme autorità nazionalísocialiste adoperassero persino nei documenti più riservati una sorta di linguaggio cifrato la [26] cui chiave gli inquisitori di Norimberga pretendevano naturalmente di avere scoperto. Donde il travisamento sistematico -- in funzione dello c sterTninio" -- di documenti affatto innocui. L'esempio più noto di tale travisamento sistematico si riferisce appunto all'interpretazione della parola "Endlösung", che fu fatta divenire sinonimo di "sterminio degli Ebrei" (50). Come vedremo tra breve, alla "soluzione finale" mediante trasferimento degli ebrei europei nel Madagascar subentrò la "soluzione finale territoriale" mediante deportazione degli ebrei europei nei territori orientali occupati dai tedeschi. Col decreto del 31 luglio 1941, Göring affidò a Heydrich il compito di fare tutti i preparativi necessari per la "soluzione finale", cioè di organizzare l'emigrazione totale e definitiva degli ebrei che erano sotto il dominio tedesco. Tale decreto sanciva infatti:

"A integrazione del compito già assegnatole con decreto del 24-1-39, di portare la questione ebraica ad una opportuna soluzione in forma di emigrazione o evacuazione (in Form der Auswanderung oder Evakuirung) il più possibile adeguata alle circostanze attuali, La incarico con la presente di fare tutti i preparativi necessari dal punto di vista organizzativo, pratico e materiale per una soluzione totale (GesamtIösung) della questione ebraica nei territori europei sotto l'influenza tedesca. Nella misura in cui vengono toccate le competenze di altre autorità centrali, queste devono essere cointeressate. La incarico inoltre di presentarmi quanto prima un progetto complessivo dei provvedimenti preliminari organizzativi, pratici e materiali per l'attuazione dell'auspicata soluzione finale della questione ebraica (Endlösung der Judenfrage)" (51).

[27] In base al metodo esegetico summenzionato, questo decreto costituirebbe "uno dei documenti fondamentali della storia dello sterminio" (53): in esso compare infatti l'espressione "soluzione finale", che designerebbe, come asserisce Reitlinger, "il piano hitleriano di sterminio degli ebrei d'Europa". In realtà, come risulta chiaramente dal testo, l'auspicata "soluzione finale della questione ebraica" è una "soluzione in forma di emigrazione o evacuazione". Quanto sia tendenziosa l'interpretazione degli storici di regime appare evidente dal fatto che Reitlinger e Shirer, citando il decreto in questione, espungono la parte del documento che parla appunto di emigrazione e evacuazione! (53). Che il decreto di Göring del 31 luglio 1941 si riferisca esclusivamente aIl'emigrazione ebraica, è confermato da un importantissimo documento, il promemoria di Martin Luther del 21 agosto 1942. In questo documento, Martin Luther, capo del Dipartimento Germania del Ministero degli Esteri, ricapitola i [28] punti essenziali della politica nazionalsocialista nei con, fronti degli ebrei:

"Il principio della politica ebraica tedesca dopo la presa del potere consistette nel promuovere con ogni mezzo l'emigrazione ebraica. A tal fine nel 1939 fu istituita dal Generalfeldmarschall Göring, nella sua qualità di incaricato del piano quadriennale, una Centrale del Reich per l'emigrazione ebraica, la cui direzione fu affidata al Gruppenführer Heydrich come Capo della Polizia di Sicurezza".

Dopo aver accennato al progetto Madagascar, che ormai era stato superato dagli avvenimenti, Luther prosegue rilevando che il decreto di Göring del 31 luglio 1941 fece seguito ad una lettera di Heydrich con la quale questi lo informava che

"il problema complessivo dei circa tre milioni e duecentocinquantamila ebrei dei territori che si trovano sotto il controllo tedesco non può essere più risolto coll'emigrazione; sarebbe necessaria una soluzione finale territoriale (eine territoriale Endlösung). Riconoscendo ciò, il Reichsmarschall Göring il 31 luglio 1941 incaricò il Grupperiffilirer Heydrich di fare, in collaborazione con le autorità centrali tedesche interessate, tutti ì preparativi necessari per una soluzione totale della questione ebraica nella sfera d'influenza tedesca in Europa. In base a quest'ordine il Gruppenführer Heydrich il 20 gennaio 1942 convocò in seduta tutti gli organi tedeschi interessati, alla quale parteciparono per gli altri ministeri i sottosegretari, per il Ministero degli Esteri io stesso. Alla conferenza il Gruppenführer Heydrich spiegò che l'incarico del ReíchsmarschaIL Göring gli era stato affidato per ordine del Ffilirer e che il Führer ormai invece dell'emigrazione aveva autorizzato l'evacuazione degli ebrei all'Est come soluzione. In base a quest'ordine del Führer -- continua Luther -- fu intrapresa l'evacuazione degli ebrei dalla Germania".

La destinazione era costituíta dai territori orientali via governatorato generale: [29]

"L'evacuazione del Governatorato generale è un provvedimento provvisorio. Gli ebrei saranrio trasferiti ulteriormente nei territori orientali occupati non appena ce ne saranno i presupposti tecnici" (54).

In una nota datata 14 dicembre 1942 e intitolata "Finanzimento delle misure in vista della soluzione della questione ebraica", il consigliere ministeriale Maedel confermava:

"Già qualche tempo fa il Maresciallo del Reich ha incaricato il Reichsführer SS e Capo della Polizia tedesca di preparare le misure atte ad assicurare la soluzione finale della questione ebraica in Europa. Il Reichsführer SS ha incaricato il Capo della Polizia di Sicurezza e del S.D. dell'esecuzione di questo compito. Questi ha innanzitutto accelerato per mezzo di misure speciali l'emigrazione legale degli ebrei verso i paesi d'oltremare. Quando la guerra rese impossibile l'emigrazione oltremare, egli ha preparato lo sgombero progressivo del territorio del Reich dai suoi ebrei mediante la loro evacuzione verso l'Est" (55).

Le difficoltà belliche e le prospettive aperte dalla campagna di Russia avevano imposto provvisoriamente l'abbandono della politica di emigrazione totale. In conseguenza di ciò, il 23 ottobre 1941 fu proibita per la durata della guerra l'emigrazione degli ebrei dalla Germania (56), ma, a quanto pare, l'ordine non fu eseguito, perché esso fu diramato nuovamente il 3 gennaio 1942 (57) e promulgato infine da Himmler il 4 febbraio 1942. In tale data, infatti, il "Militärbefehlshaber" in Francia emanò la seguente ordinanza:

"Il Reichsführer-SS e Capo della Polizia tedesca al RMdJ ha ordinato che cessi in generale qualsiasi emigrazione ebraica dalla Germania e dai paesi occupati".

[30] Himmler sì riservava di autorizzare singole emigrazioni quando gli interessi della Gerniania lo richiedessero" (58). La conferenza di Heydrich menzionata da Luther si tenne il 20 gennaio 1942 a Berlino, am Grossen Wannsee 56/58. Il relativo "protocollo" si apre con un riassunto della politica nazionalsocialista nei confronti degli ebrei:

"Il capo della Polizia di Sicurezza e del SI), SSObergruppenführer Heydrich, comunicò all'inizio la sua nomina a incaricato per la preparazione della soluzione finale della questione ebraica europea (Endlösung der europáischen Judenfr-age) da parte del Maresciallo del Reich e sottolineò che era stato invitato a convocare. questa conferenza per chiarire questioni di principio. Il desiderio del Maresciallo del Reich che gli fosse trasmesso un progetto relativo alle questioni organizzative, pratiche e materiali relative alla soluzione finale della questione ebraica europea, esige una trattativa preliminare comune di tutte le autorità centrali direttamente interessate a tali questioni per coordinare le direttive di azione. La direzione della preparazione della soluzione finale della questione ebraica (Endlösung der Judenfrage), senza riguardo a confini geografici, spetta centralmente al Reichsführer-SS e Capo della Polizia tedesca (al Capo della Polizia di Sicurezza e del SD). Il Capo della Polizia di Sicurezza e del SD diede poi un rapido sguardo retrospettivo alla lotta sino ad allora condotta contro questo nemico. I momenti essenziali sono: a) l'espulsione degli ebrei dalle singole sfere vitali del popolo tedesco; b) l'espulsione degli ebrei dallo spazio vitale del popolo tedesco. Per attuare questi obiettivi fu iniziata sistematicamente e intensificata, come unica possibilità provvisoria di soluzione, l'accelerazione dell'emigrazione degli ebrei dal territorio del Reich. [31] Per ordine del Maresciallo del Reich nel gennaio 1939 fu istituita una Centrale del Reich per l'emigrazione ebraica la cui direzione fu affidata al Capo della Polizia di Sicurezza e del SD. Essa aveva in particolare il compito di: a) prendere tutti i provvedimenti per la preparazione di a) prendere tutti i provvedimenti per la preparazione di una emigrazione ebraica intensificata; b) dirigere l'ondata di emigrazione; c) accelerare la realizzazione dell'emigrazione nei casi singoli. Lo scopo di questo incarico era quello di ripulire in modo legale degli ebrei lo spazio vitale tedesco".

In conseguenza di tale politica, fino al 31 ottobre 1941, nonostante varie difficoltà, circa 537.000 ebrei erano emigrati dal Vecchio Reich, dall'Austria e dal Protettorato di Boemia e Moravia.

"Frattanto -- continua il "protocollo" -- il Reichsführer-SS e Capo della Polizia tedesca, in considerazione dei pericoli di una emigrazione durante la guerra e in considerazione delle possibilità dell'Est, ha proibito l'emigrazione degli ebrei. Al posto dell'emigrazione, come ulteriore possibilità di soluzione con previa autorizzazione del Führer, è ormai subentrata l'evacuazione degli ebrei all'Est. Tuttavia queste azioni devono essere considerate unicamente delle possibilità di ripiego e qui vengono raccolte quelle esperienze pratiche"che sono di grande importanza in relazione alla futura soluzione finale del problema ebraico" (59).

[32] Per ordine del Führer, dunque, la soluzione finale, cioè l'emigrazione totale degli ebrei europei, era sostituita dall'evacuazione nei territori orientali occupati, ma soltanto come possibilità di ripiego, in attesa di riprendere la questione dopo la conclusione della guerra. Infatti, secondo una nota della Cancelleria del Reich del marzo-aprile 1942, Hitler intendeva rimandare a dopo la fine della guerra la soluzione della questione ebraica (60) e il 24 luglio 1942 egli stesso asserì che, dopo la fine della guerra, "avrebbe distrutto città dopo città se gli ebrei non ne fossero usciti e non fossero emigrati nel Madagascar o in un altro stato nazionale ebraico" (61). Alcuni mesi prima, il 7 marzo 1942, Goebbels aveva annotato sul suo diario:

"La questione ebraica dev'essere risolta su scala europea. In Europa ci sono ancora 11.000.000 di ebrei. Tanto, per cominciare, dovranno essere tutti confinati in Oriente; è possibile che dopo la guerra venga assegnata loro una isol a, per esempio Madagascar (Eventuell kann man ihnen nach dem Kriege eine Insel, etwa Madagaskar, zuweisen). Certo non vi sarà pace per l'Europa finché tutti gli ebrei, sino all'ultimo, non ne siano stati eliminati (ausgeschaItet)" (62).

Conformemente alle direttive di Hitler, il progetto Madagascar fu dunque provvisoriamente abbandonato. Una lettera informativa di Rademacher del 10 febbraio 1942 ne spiega la ragione:

"Nell'agosto del 1940 Le consegnai per i Suoi atti il piano della soluzione finale della questione ebraica (zur Endlösung der Judenfrage) elaborato dal mio ufficio, secondo il quale, nel trattato di pace, si doveva esigere dal- [33] la Francia l'isola di Madagascar, ma l'esecuzione pratica del compito doveva essere assegnata all'Ufficio centrale di Sicurezza del Reich. Conformemente a questo piano, il Gruppernführer Heydrich è stato incaricato dal Führer di attuare la soluzione della questione ebraica in Europa. La guerra contro l'Unione Sovietica ha frattanto dato la possibilità di mettere a disposizione altri territori per la soluzione finale (für die Endlösung). Di conseguenza il Führer ha deciso che gli ebrei non devono più essere espulsi nel Madagascar, ma all'Est. Perciò il piano Madagascar non deve più essere previsto per la soluzione finale (Madagaskar braucht mithin nicht mehr für die Endlösung vorgesehen zu werden)" (63).

Qualche settimana prima, il 27 gennaio, il Führer aveva dichiarato:

"L'ebreo deve andarsene fuori dall'Europa. La cosa migliore è che se ne vadano in Russia" (64).

La "soluzione finale della questione ebraica" non si è dunque mai riferita al preteso "piano hitleriano di sterminio degli ebrei d'Europa". Al processo di Norimberga Hans Lammers, ex capo della Cancelleria del Führer, interrogato dal dott. Thoma, asserì di sapere molte cose riguardo alla "soluzione finale". Nel 1942 egli apprese che il Führer aveva affidato a Heydrich -- tramite Göring -- l'incarico di risolvere la questione ebraica. Per saperne di più, egli si mise in contatto con Himmler e gli chiese "che cosa significasse propriamente soluzione finale della questione ebraica". Himmler gli rispose che aveva ricevuto dal Führer l'incarico di attuare la soluzione finale della questione ebraica e che questo incarico consisteva essenzialmente nel fatto che [34] gli ebrei dovevano essere evacuati dalla Germania". Successivamente questa spiegazione gli fu confermata dal Führer in persona. Nel 1943 sorsero voci secondo le quali gli ebrei venivano uccisi. Lammers cercò di risalire alla fonte di tali voci, ma senza esito, perché esse risultavano sempre fondate su altre voci, per cui egli giunse alla conclusione che si trattasse di propaganda radiofonica nemica. Tuttavia, per chiarire la faccenda, Lammers si rivolse di nuovo a HimmIer, il quale negò che gli ebrei venissero uccisi legalmente: essi -- venivano semplicemente evacuati all'Est e questo era l'incarico affidatogli dal Führer. Durante tali evacuazioni potevano certo accadere casi di morte tra persone vecchie o ammalate, potevano verificarSi disgrazie attacchi aerei e rivolte che HimmIer era costretto a reprimere nel sangue a mo' d'esempio, ma questo era tutto. Allora Lammers andò di nuovo dal Führer, che gli diede la stessa risposta di HimmIer: "Egli mi disse: <Deciderò successivamente. dove andranno gli ebrei; per il momento sono sistemati là>". Il dott. Thoma chiese poi a Lammers:

"HimmIer Le ha mai detto che la soluzione finale degli ebrei dovesse aver luogo con il loro sterminio? Lammers -- Di ciò non si è mai fatto parola. Egli ha parlato soltanto di evacuazioni. Dott. Toma -- Ha parlato soltanto di evacuazioni? Lammers -- Soltanto di evacuazioni. Dott. Thoma -- Quando ha sentito che questi cinque milioni di ebrei sono stati sterminati? Lammers -- L'ho sentito qualche tempo fa qui" (65).

Dunque il Capo della Cancelleria del Führer aveva saputo solo a Norimberga del preteso "sterminio" ebraico! Il rapporto statistico "Die Endlösung der europäischen Judenfrage" (La soluzione finale della questione [35] ebraica europea) di Richard Korherr riassume numericamente i risultati della politica nazionalsocialista di emigrazione ebraica: fino al 31 dicembre 1942 dal vecchio Reich, dal territorio dei Sudeti, dal Protettorato di Boemia e Moravia e dall'Austria erano emigrati 557.357 ebrei. Almeno altrettanti erano emigrati dai territori orientali e dal Governatorato Generale, perché la cifra riportata da Korherr -- 762.593 ebrei -- assomma le emigrazioni e l'eccedenza della mortalità naturale (66). In conclusione, Adolf Hitler, dal 1933 al 1942, ha, consentito l'emigrazione di almeno un milione di ebrei che si trovavano in suo potere. Quanto agli altri, a che scopo sterminarli? Poliakov stesso rileva al riguardo:

"E, da un punto di vista più terra terra, quale poteva essere l'utilità dello sterminio? Era totalmente più vantaggioso, in senso economico, destinarli ai lavori più duri: chiudendoli in una riserva, ad esempio" (67).

Appunto ciò fece Hitler. Col progredire della guerra i campi di concentramento e i ghetti divennero infatti importanti centri dell'economia bellica tedesca, per cui "lo sfruttamento della mano d'opera ebraica fu per il Terzo Reich e per i suoi uomini un'altra fonte di redditi di prima importanza" (68). Il campo di concentramento, di Auschwitz, ad esempio, il cui comprensorio includeva una "sfera di interesse" di circa 40 km2, era il centro di gravità di una vasta zona industriale. Esso riforniva di mano d'opera molte industrie tedesche, tra cui: IG-Farbenindustrie, Berghütte, Vereinigte OberschIesische Hüttenwerke A.G., Hermann Göringwerke, Siemens-Schuckert-Werke A.G., Energie-Versorgung-Oberschlesien A.G., Oberschlesische Hydrierwerke, [36] Oberschlesische Gerätebau G.m.b.H., Deutsche Gas- und Russgesellschaft, Deutsche Reichsbahn, Heeresbauverwaltung, Schlesische Feinweberei, Union-Werke, Golleschauer Portland-Zement A.G. Negli anni 1942-1944 il campo centrale di Auschwitz aveva 39 campi esterni, di cui 31 per detenuti usati come mano d'opera; 19 di essi impiegavano in maggior parte detenuti ebrei (69). A Monowitz gli stabilimenti della IG-Farbenindustrie impiegavano 25.000 detenuti di Auschwitz, circa 100.000 operai civili e circa 1.000 prigionieri di guerra inglesi (70). Anche i ghetti si trasformarono in centri economici di grande importanza. Con la rivolta del ghetto di Varsavia "l'industria di guerra tedesca perdeva, nell'Est, uno dei suoi importanti centri di forniture militari" (71). Il secondo ghetto per importanza economica, dopo quello di Varsavia, era il ghetto di Lodz: "Le sue fabbriche di ogni genere, e in particolare le sue industrie tessili, costituivano per l'economia tedesca un apporto di grande valore (72) Il 19 gennaio 1942 fu istituito l'Ufficio centrale economico e amministrativo delle SS (SS Wirtschafts-Verwaltungshauptamt: SS-W. V. Hauptamt)", il cui scopo era appunto quello di "utilizzare su grande scala la mano d'opera dei detenuti" ". Veniva così sancito un importante cambiamento nelle finalità dell'internamento nei campi di concentramento, come sottolineò il capo dell'SS-W.V. Hauptamt SS-Obergruppenführer Pohl in una lettera al Reichsführer-SS datata 3 aprile 1942: [37]

"La guerra ha reso necessario un evidente cambìamento di struttura dei campi di concentramento e ha cambiato radicalmente i loro compiti riguardo all'impiego dei detenuti. L'aumento dei detenuti soltanto per motivi di sicurezza o di rieducazione o di prevenzione non è più in primo piano. La mobilitazione di tutte le capacità lavorative anzitutto per i compiti di guerra (aocrescimento dell'armamento) e in secondo luogo per le costruzioni in tempo di pace si pone sempre di più in primo piano" (75).

Tali disposizioni valevano anche per gli ebrei. Già il 25 gennaio Himmler aveva inviato il seguente ordine all'ispettore generale dei campi di concentramento SS-Brigadeführer Glücks:

"Poiché prossimamente non si può contare su prigionieri di guerra russi, invierò nei campi un gr-an numero di ebrei e di ebree che vengono espatriati dalla Germania. Nelle prossime settimane si prepari ad accogliere nei campi 100.000 ebrei e 50.000 ebree. Nelle prossime settimane i campi di concentramento assumeranno grandi incarichi e compiti economici. L'SS-Gruppenführer Pohl La informerà dettagliatamente" (76).

All'inizio del 1943 nel territorio del Reich erano impiegati nell'industria bellica circa 185.000 ebrei (77) Nel maggio 1944 Hitler ordinò di impiegare 200.000 ebrei come mano d'opera nel programma di costruzioni Jäger (Jäger-Bauprogram) del direttorie ministeriale Dorsch. L'ordine concernente il personale di sorveglianza fu impartito da Himmler l'11 maggio:

"Il Führer ha ordinato che per la sorveglianza dei 200.000 ebrei che il Reichsführer-SS invia nei campi di concentramento del Reich per impiegarli nelle grandi costruzioni dell'organizzazione Todt e in altri compiti di [38] importanza militare siano assegnati alle Waffen-SS 10.000 uomini con ufficiali e sottufficiali" (78).

L'ex ministro degli Interni ungherese Gabor Wajna riferì una dichiarazione di HimmIer secondo cui "da quando gli ebrei erano impiegati nel programma Jäger, la capacità era aumentata del 40%" (79). Da una lettera dell'SS-W. V. Hauptamt datata "Oranìenburg, 15 agosto 1944" risulta che era imminente l'internamento di 612.000 persone -- tra cui 90.000 ebrei del programma Ungheria -- nei campi di concentramento" (80). L'importanza del potenziale lavorativo ebraico appare ancor più chiaramente se si considera l'impellente esigenza di mano d'opera dell'economia di guerra tedesca. Il 21 marzo 1942 Hitler nominò Fritz SauckeI plenipotenziario generale per l'impiego della mano d'opera, col compito di sopperire a tale esigenza (81). Secondo un rapporto inviato da SauckeI a Hitler e a Göring il 27 luglio 1942, nel Reich erano impiegati 5.124.000 lavoratori stranieri. Malgrado ciò il bisogno di mano d'opera era tale che, nel gennaio 1943, SauckeI ordinò la mobilitazione totale di tutti i tedeschi per l'economia di guerra. Il 5 febbraio 1943, al congresso dei Gauleiter che si tenne a Posen, SauckeI dichiarò: "La durezza inaudita della guerra mi ha costretto a mobilitare, in nome del Führer, molti milioni di stranieri per impiegarli in tutta l'economia di guerra tedesca e tenerli al massimo del rendimento". Ma all'inizio del 1944 Hitler chiese altri 4 milioni di lavoratori (82). Lo "sterminio" degli ebrei era dunque un'assurdità economica, come riconosce lo stesso Poliakov (83), tanto più [39] che, secondo Collotti, "fu tra l'altro la necessità economica di servirsi del loro lavoro che impedì lo sterminio in massa dei prigionieri sovietici voluto da Hitler" (84). Ma se la necessità economica dei tedeschi era tanto impellente riguardo ai russi, perché non lo era anche riguardo agli ebrei? Gli storici di regime replicano asserendo che lo "sterminio" ebraico, corrispondendo all'obiettivo fondamentale del Führer, eccedeva qualunque esigenza economica, anche a rischio di assumere un carattere nettamente antieconomico. Hannah Arendt espone mirabilmente questa tesi:

"L'incredibilità degli orrori è strettamente legata alla loro inutilità economica. I nazisti portarono questa inutilità all'estremo, fino all'aperta anti-utilità quando nel bel mezzo della guerra, malgrado la scarsezza di materiale edilizio e rotabile, costruirono enormi e costose fabbriche di sterminio trasportando milioni di persone avanti e indietro. Agli occhi dì un mondo rigorosamente utilitarista l'evidente contrasto fra queste azioni e le necessità militari dava all'intera impresa un'aria di folle irrealtà" (85).

E' fin troppo facile obiettare che, se per Hitler lo "sterminio" degli ebrei era tanto importante da far passare in secondo piano le inipellenti necessità dell'economia di guerra tedesca fino all'anti- utilità, non avrebbe certamente permesso -- fino ai primi due anni di guerra -- l'emigrazione di almeno un milione di ebrei! In realtà, fino a che punto i nazisti fossero utilitaristi riguardo agli ebrei, è dimostrato dalI'"Europa-Plan", le cui trattative cominciarono in forma ufficiale nella primavera del 1944. HimmIer proponeva Io scambio di un milione di ebrei (bambini, donne, vecchi) "per 10.000 [40] autocarri pesanti, mille tonnellate di caffè e un po' di sapone" (86). Joel Brand, che conduceva le trattative da parte ebraica, si recò ad Istambul e di lì al Cairo.

"In pratica gli ostacoli sorsero da parte degli alleati. Joel Brand fu internato dalle autorità britanniche, senza aver avuto la possibilità di portare a termine il suo incarico; e il Dipartimento di Stato americano proibì al dottor Schwartz, direttore dell'American Jewish Joint, di trattare con sudditi nemici" (87).

Joel Brand riusci a trasmettere la proposta tedesca a Lord Moyne, allora ministro di stato britannico per il Medio Oriente, che gli rispose: "E che dovrei farmene di un milione di ebrei? Dove dovrei metterli?" (88). La debolezza della suddetta tesi è strettamente connessa alla debolezza della presunta motivazione dello "sterminio" ebraico. Per quasi tutti gli storici di regime è un fatto scontato che tale motivazione sia da rintracciare nella pretesa concezione nazionalsocialista secondo la quale gli ebrei, in quanto "razza inferiore", erano da sterminare "per il solo fatto di essere ebrei". Questa ridicola tesi è smentita categoricamente dal fatto della politica di emigrazione ebraica -- addirittura forzata! -- propugnata dal governo del Reich persino nei primi due anni di guerra. Poliakov stesso riconosce senza mezzi termini l'infondatezza di questa tesi. Dopo essersi posta la "lancinante domanda" della ragione per cui fu presa la decisione dello "sterminio", egli prosegue:

"<Odio per gli ebrei>, <follia di HitIer>, sono termini troppo generali, e che, per ciò stesso, non significano nulla: e Hitler -- almeno fino a quando la sorte del Terzo [41] Reich non fu segnata -- sapeva essere un politico calcolatore ed accorto. Abbiamo visto, del resto, che lo sterminio degli ebrei non faceva affatto parte dei progetti nazisti. E allora, perché questa decisione, di cui abbiamo visto quanto di irrazionale comportasse, fu presa, e perché proprio in quel certo momento? Sarà opportuno quindi approfondire, pur essendo pienamente consapevoli che, in mancanza di ogni testímonianza, di ogni verbale, di ogni documento irrefutabile, deduzioni di questo genere rasentano l'astrattezza e la gratuità" (89).

In altre parole si ignora non solo quando e da chi, ma addirittura perchè sarebbe stata presa la decisione dello "sterminio". Riguardo alla motivazione della pretesa decisione, infatti, la storiografia di regime non è in grado di fornire se non "deduzioni" che "rasentano l'astrattezza e la gratuità" e che sono per di più in aperta contraddizione col fatto della politica nazionalsocialista di emigrazione ebraica. Fino a che punto ciò sia vero alla lettera, è dimostrato dal seguente giudizio di Robert Cecil, "vicepreside della scuola di specializzazíone in studi europei contemporanei dell'università di Reading e, dal 1968, professore di storia contemporanea tedesca presso la stessa università":

"Il massacro degli slavi, come quello degli ebrei, fu un omicidio rituale, che non solo non contribui affatto alla vittoria militare ma, come vedremo fra poco, ostacolò gravemente la Wehrmacht nel suo compito" (90).

  NOTE PARTE PRIMA I -- "NESSUN DOCUMENTO E' RIMASTO, NE' FORSE E' MAI ESISTITO". 1) Enzo Collotti, La Germania nazista, Torino 1973, p. 146. 2) GeraId Reitlinger, La soluzione finale. Il tentativo di sterminio degli ebrei d'Europa 1939-1945, Milano 1965, p. 593. 3) William L. Shirer, Storia del Terzo Reich, Torino 1971, p. XIII. 4) Idem, p. XV. 5) Werner Maser, Nuremberg. A Nation on Trial, New York 1979, p. 305. 6) Der Prozess gegen die Hauptkriegsverbrecher vor dem internationalen Militärgerichtshof. Nürnberg 14. November 1945 -- 1. Oktober 1946. Veröffentlicht in Nürnberg, Deutschland 1947 (d'ora in avanti: IMG), vol. II, p. 169. 7) Traduzione poco felice. Il testo or:iginale dice: "aussi vantards et cyniques qu'ils aient été à d'autres occasions.", cioè: "sebbene in altre occasioni siano stati millantatori e cinici" (Léon PoIiakov, Bréviaire de la haine. Le IIIe Reich et les Juifs, Paris 1979, p. 124). 8) Léon Poliakov, Il Nazismo e lo sterminio degli ebrei, Torino 1977, p. 153. 9) Vedi nota 11. 10) Liliana Picciotto Fargion, La congiura del silenzio, La Rassegna mensile d'Israel, maggio-agosto 1984, p. 226. 11) La prima edizione del libro di Poliakov è dei 1951. Nell'edizione del 1979 citata nella nota 7 egli dichiara: "Questa edizione integrale del "Bréviaire de la haine" è conforme all'edizione originale del 1951-1960. Non è il caso di introdurvi importanti cambiamenti o complementi. In effetti, le conoscenze di cui si dispone sulla politica cosiddetta "razziale" del Terzo Reich mirante a sterminare gli ebrei e a ridurre il numero degli slavi per mezzo di procedimenti talvolta simili, non si sono sensibilmente arricchite dal 1951" (p. XIII). 12) Léon PoIiakov, Il nazismo e to sterminio degli ebrei, op. cit., p. 248. 13) Idem, p. 260. 14) Walter Laqueur, Was niemand wissen wollte: Die Unterdrückung der Nachrichten über Hitlers "Endlösung", Frankfurt/M.-Berlin-Wien 1981, p. 190. 15) Colin Cross, Adoft Hitler, Milano,1977, p. 313. 16) Adolf Hitlers Mein Kampf. Eine kommentierte AuswahI von Christian Zentner, München, 1974, p. 168. 17) Saul Friedländer, Kurt Gerstein o l'ambiguità del bene, Milano 1967, p. 75. 18) Léon Poliakov, Il Nazismo e lo sterminio degli ebrei, op. cit., p. 153. 19) Idem, p. 155. 20) Léon Poliakov, Auschwitz, Paris 1973, p. 12. 21) Arthur Eisenbach, Operation Reinhard, Mass extermination of Jewish population in Poland, in: Polish Western Affairs, 1962, vol. III, n. 1, p. 80. 22) Broszat/Jacobsen/Krausnick, Anatomie des SS-Staates, München 1982, vol. 2, p. 297. 23) Bernd, NeIlessen, Der Prozesi von Jerusalem, Düsseldorf/Wien 1964, p. 201. 24) IMG, vol. I, p. 280. 25) PS-3762. 26) PS-2605. 27) Der Kästner-Bericht über Eichmanns Menschenhandel in Ungarn. Mit einem Vorwort von Professor Carlo Schmidt. München, 1961, p. 242. 28) Hefte von Auschwitz, Wydawnictwo Panstwowego Muzeumw Oswiecimiu, 8,1964. p. 89. Cfr. p. 90, nota 130. 29) Miklos Nyiszli, Medico ad Auschwitz, Milano, 1977, p. 166. 30) Léon Poliakov, Il Nazismo e lo sterminio degli ebrei, op. cit. p. 275. 31) IMG, vol. IV, p. 398.   II -- LA POLITICA NAZIONALSOCIALISTA DI EMIGRAZIONE EBRAICA. 1) Eberhard Jäckel, La concezione del mondo in Hitler, Milano 1972, p. 66. 2) Ernst Deuerlein, "Hitlers Eintritt in die Politik und die Reichswehr", in: Vierteljahrshefte für Zeitgeschichte, 1959, p. 204. 3 ReginaId H. Phelps, "Hitlers "grundlengende" Rede über den Antisemitismus",in: Vierteljahrshefte für Zeitgeschichte, 1968, p. 417. 4) PS-1708. 5) Léon Poliakov, Il Nazismo e lo sterminio degli ebrei, Torino, 1977, p. 20. 6) Termine ebraico (ha'abhârâh) che significa appunto "trasferimento". 7) Broszat-Jacobsen-Krausnick, Anatomie des SS-Staates, München, 1982, vol. 2, p. 265. Joseph Walk (Hrsg.), Das Sonderrecht für die Juden im NS-Staat, Heidelberg-Karlsruhe, 1981, p. 48. 8) NG-1889. 9) PS-1417. 10) Gerald Reitlinger, La soluzione finale. Il tentativo di sterminio degli ebrei d'Europa 1939-1945, Milano 1965, p. 23. 11) Léon Poliakov, Il Nazismo e lo sterminio degli ebrei, op. cit., p. 36. 12) Idem, pp. 49-50. IMG, vol. XXI, p. 586. 13) PS-1816, p. 47, 55 e 56. 14) Gerald Reitlinger, La soluzione finale, op. cit., p. 36. A Norimberga Schacht dichiarò che, se il suo piano fosse stato realizzato, "non sarebbe perito neppure un ebreo tedesco", (IMG, vol. XX, p. 442). 15) Erich Kern, Die Tragödie der Juden, Verlag K.W. Schütz KG-Preussisch Oldendorf, 1979, p. 73. 16) NG-2586-A. 17) PS-3358. 18) Reichsführer-SS. An den SD-Führer des SS-O.A. Betr.: "Die Judenfrage als Faktor der Aussenpolitik im Jahre 1938". 13. März 1939. In: Livre Brun. Les criminels de guerre et nazis en Allemagne occidentale. Verlag Zeit im Bild, Dresden, s.d. Documento 35 (fotocopia fuori testo; traduzione a p. 383). 19) Ich, Adolf Eichmann. Ein historischer Zeugenbericht. Herausgegeben von Dr. Rudolf Aschenauer, Druffel Verlag, Leoni am Starnberger See, 1980, p. 99. 20) H. G. AdIer, Der Kampf gegen die "Endlösung der Judenfrage", Herausgegeben von der Bundeszentrale für Heimatdienst, Bonn 1958, p. 8. 21) M. Mazor, "Il y a trente ans: La Conférence d'Evian",in: Le Monde Juif, Avril-juin 1968, N. 50, p. 23 e 25. 22) Dieci lezioni sul nazismo, a cura di Alfred Grosser, Afilano 1977, p. 243. 23) Léon Poliakov, Il Nazismo e lo sterminio degli ebrei, op. cit., pp. 351-352. 24) PS-3363. 25) Léon Poliakov, Il Nazismo e lo sterminio degli ebrei, op. cit., p. 61. 26 Idem, pp. 61-62. 27) Idem, pp. 64-65. 28) Idem, p. 72. 29) PS-1816, p. 56. 30) "Denkschrift Himmlers über die Behandlung der Fremdvölkischen im Osten (Mai 1940)", in: Vierteljahrshefte für Zeitgeschichte, 1957, p. 197. 31) Ibidem. 32) Gerald Fleming, Hitler und die Endlösung, Wiesbaden und München, 1982, p. 56. 33) Léon PoIiakov, Il Nazismo e lo sterminio degli ebrei, op. cit., p. 74. 34) PS-2233, IMG, vol. XXIX, p. 378. H. Monneray, La persécution des Juifs dans les pays de l'Est présentée à Nuremberg, Paris 1949, pp. 201-202. 35) PS-2233, IMG, vol. XXIX, p. 405. 36) NG-1838, p. 5. 37) CXLVI-51 e CXLIII-229. Cfr. J. Billig, Alfred Rosenberg dans l'action idéo1ogique, politique et administrative du Reich hitlérien, Paris 1963, p. 196, n. 632 e 633. 38) Idem, p. 193. 39) CXLVI-23. Idem, p. 197, n. 635. 40) IMG, vol. XVII, pp. 275-276. 41) IMG, vol. X, p. 449. 42) NG-2586-C. Cfr. Erich Kern, Die Tragödie der Juden, op. cit. p. 95.43) Léon Poliakov, Il Nazismo e lo sterminio degli ebrei, op. cit, p. 76. 44) NG-2586-C. Cfr. Erich Kern, Die Tragödie der Juden, op. cit., p. 101. 45) NG-2586-C. Cfr. Erich Kern, Die Tragödie der Juden, op. cit, p. 103. 46) Léon Poliakov, Le procès de Jérusalem, Paris 1963, p. 152. 47) GeraId Reitlinger, La soluzione finale, op. cit., p. 19. 48) IMG, vol. II, p. 140. 49) IMG, vol. I, p. 283; vol. III, p. 635; vol. XXII, p. 289. 50) IMG, vol. I, p. 280. 51) NG-2586-E/PS-710. 52) Léon Poliakov, Le procès de Jérusalern, op cit., p. 158. 53) William. L. Shirer, Storia del Terzo Reich, Torino 1971, p. 1464; Gerald Reitlinger, La soluzione finale, op. cit., p. 108. Ecco le rispettive traduzioni: "Con la presente vi incarico di fare tutti i preparativi... necessari per una SOLUZIONE TOTALE del problema ebraico in tutti i territori d'Europa che si trovano sotto l'influenza tedesca... Inoltre vogliate trasmettermi al più presto un prospetto da cui risultino le... misure già prese per l'attuazione della progettata SOLUZIONE FINALE del problema ebraico". Shirer espunge senza indicazione la parte iniziale del decreto e inventa l'espressione "le... misure già prese". "Con la presente vi delego ad attuare tutti i preparativi per l'organizzazione, materiale e finanziaria, di una soluzione totale della questione ebraica nei territori europei sotto controllo tedesco. Ogni qualvolta ciò coinvolga la competenza di altre organizzazionicentrali, tali organizzazioni dovranno essere chiamate a partecipare. Vi incarico inoltre di sottopormi non appena possibile uno schema dei provvedimenti organizzativi, materiali e finanziari, per l'esecuzione della desiderata Soluzione finale del problema ebraico". Anche Reitlinger espunge senza indicazione la parte iniziale del decreto. Solo in nota (a) egli fa precedere il testo tedesco da tre puntini di sospensione. (a) Nota 44 a p. 121. 54) NG-2586-J. 55) NG-4583. Cfr.: Le Monde Juif, Janvier 1952, p. 9. 56) Das Sonderrecht für die Juden im NS-Staat, op. cit., p. 353. 57) Idem, p. 361. 58) NG-1970 (XXVI-10). 59) NG-2586-G. Come è noto, anche il cosiddetto "protocollo di Wannsee" viene interpretato dagli storici di regime in funzione dello "sterminio" ebraico. In questa sede ci limitiamo a rilevare che, se le evacuazioni alI'Est significassero realmente la deportazione degli ebrei nei "campi di sterminio" orientali, esse non potrebbero certo essere definite delle "possibilità di ripiego". Per un esame approfondito della questione vedi: Wilhelm Stäglich, Der Auschwitz-Mythos. Legende oder Wirklichkeit, Tübingen, 1979, pp. 38-65 (Das "Wannsee-Protokoll"). 60) PS-4025. 61) Henry Picker, Hitlers Tischgespräche im Führerhauptquartier, Wilhelm Goldmann Verlag, 1981, p. 456. 62) R. Manvell-H. Fraenkel, Vita e morte del dottor Goebbels, Milano 1961, p. 240. Testo tedesco in: Wilhelm Stäglich, Der Auschwitz Mythos, op. cit., p.116. 63) NG-5570. 64) Adolf Hitler, Monologe im Führerhauptquartier 1941-1944, Hamburg, 1980, p. 241. 65) IMG, vol. XI, pp. 61-63. 66) NO-5193. 67) Léon Poliakov, Il Nazismo e lo sterminio degli ebrei, op. cit, p. 21. 68) Idem, p. 109. 69) Contribution à l'histoire du KL Auschwitz, Edition du Musée d'Etat à Oswiecim, s.d., pp. 44-57. 70) Central Commission for Investigation of German Crimes in Poland, German Crimes in Poland, Warsaw 1946, vol. I, p. 37. 71) Léon Poliakov, Il Nazismo e lo sterminio degli ebrei, op. cit., p. 316. 72) Idem, p. 148. 73) NO-495; NO-719. 74) Léon Poliakov, Il Nazismo e lo sterminio degli ebrei, op. cit., p. 110. 75) R-129. 76) NO-500. 77) NO-5195. 78) NO-5689. 79) NO-1874. 80) NO-1990. 81) Enzo Collotti, La Germania nazista, Torino,1973, p. 266. 82) Idem, p. 267. 83) Léon Poliakov, Il Nazismo e lo sterminio degli ebrei, op. cit., p. 115. 84) Enzo ColIotti, La Germania nazista, op. cit., p. 267. 85) Hannah Arendt, Le origini del totalitarismo, Milano, 1967, p. 609. 86) Gerald Reitlinger, La soluzione finale, op. cit., p. 544. 87) Léon Poliakov, Il Nazismo e lo sterminio degli ebrei, op. cit., p. 345. 88) Gerald Reitlinger, La soluzione finale, op. cit., p. 545. 89) Léon Poliakov, Il Nazismo e lo sterminio degli ebrei, op. cit., p. 155. 90) Robert Cecil, Il mito della razza nella Germania nazista, Vita di Alfred Rosenberg, MiIano 1973, p. 199. a

Fonte: http://www.vho.org/aaargh/ital/archimatto/sterminio1.html

 


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Author(s): Olodogma
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Published: 2013-04-25
First posted on CODOH: June 28, 2017, 4:14 p.m.
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