Intervista a Israel Shamir

Published: 2013-07-10

INTERVISTA A ISRAEL SHAMIR
di Raja Bahari

Tratto dal sito www.israelshamir.net
Traduzione di Gianluca Freda

Questa intervista è stata rilasciata qualche tempo fa a FiB, la principale rivista svedese di estrema sinistra, e offre alcune semplici risposte alle solite domande. Utile!

Domanda: Lei afferma che oggi l’antisemitismo non esiste più. Può spiegare cosa intende dire?

Shamir: L’antisemitismo era una teoria razziale che ebbe breve successo verso la fine del 19° secolo, secondo la quale, così come le zebre sono ciò che sono, anche gli ebrei sarebbero ciò che sono; possiederebbero cioè certe caratteristiche razziali che li rendono naturali nemici della razza nordica, proprio come il lupo è nemico del coniglio. Quest’idea era sconosciuta in precedenza, poiché secondo la Chiesa e gli Ulema il problema tra ebrei e gentili era solo di natura religiosa; la conversione di un ebreo al cristianesimo o all’Islam eliminava il problema. Le idee razziali sono oggi piuttosto fuori moda; e non ho mai conosciuto una persona che considerasse gli ebrei una razza a parte, pericolosa per le altre.
Oppure, per scegliere un approccio meno scontato, l’antisemitismo viene definito come “odio verso gli ebrei per ciò che sono”. Un simile fenomeno è oggi completamente svanito. Esistono persone che si oppongono alla politica degli ebrei, ma nessuno che si opponga agli ebrei in sé.
Ecco perché possiamo dire che l’antisemitismo è scomparso dopo aver vissuto una vita molto breve. Gli ebrei tendono a utilizzare questa parola per definire obiezioni perfettamente legittime, e anzi lodevoli, alle loro politiche; per esempio alle politiche di Israele, ecc, ma si tratta solo di un’etichetta fatta per offendere.

Domanda: Quando lei dice che l’antisemitismo oggi non esiste più, lei lo definisce una vecchia teoria razziale. Ne deduco che lei definisce, per esempio, il vandalismo contro i cimiteri ebraici o contro le proprietà private come “obiezioni alla politica ebraica”. Se un giovane di origine ebraica, abitante in Svezia e non impegnato in politica, viene picchiato da neonazisti, lei come definisce questo? Non esiste forse una violenza e un odio verso gli ebrei fondati sul fatto che sono ebrei, al di là del fatto che questa definizione si riferisca a una razza, a un’etnia o a una religione? Lei definirebbe questo odio e questa violenza “obiezione alla politica ebraica”?

Shamir: Gli atti illegali e criminali sono semplicemente tali, e il modo in cui un criminale ragiona ha poca importanza. A nessuno è permesso compiere atti di vandalismo contro i cimiteri o picchiare le persone, che siano ebree o no. Lei crede che se un goy [non ebreo] viene picchiato o se un cimitero non ebraico subisce atti di vandalismo, questo sia meno grave? Si tolga gli ebrei dalla testa. Se un atto è criminale, è criminale, se non lo è, allora non è criminale. Non c’è ragione di presumere che gli ebrei siano speciali; che il pestaggio di un ebreo sia un affronto più grave del pestaggio di un goy.
Lei chiede: “Se un giovane di origine ebraica, abitante in Svezia e non impegnato in politica, viene picchiato da neonazisti, lei come definisce questo?”.
Non mi pare che simili eventi accadano più di frequente delle violenze di gruppo di qualsiasi altro tipo. In Francia, i militanti ebrei picchiano abbastanza spesso gli antisionisti, ma non ho mai sentito parlare di un caso in cui un francese abbia picchiato un ebreo che non fosse fasullo. A New York, la Lega per la Difesa Ebraica picchia e ammazza i goym, ma per qualche motivo nessuno apre il dibattito sull’”odio degli ebrei per i goym”. E difatti, il comportamento criminale di qualche esaltato non è un buon motivo per montare un caso di “antisemitismo” o di “odio verso i goym”; la polizia dovrebbe limitarsi a pensare ai criminali.
Lei chiede: “Non esiste forse una violenza e un odio verso gli ebrei fondati sul fatto che sono ebrei, al di là del fatto che questa definizione si riferisca a una razza, a un’etnia o a una religione?”. La risposta è NO. Non ancora, ma se gli speranzosi continuano a promuovere quest’idea ad nauseam, essa potrebbe anche avere successo. :)
Quanto all’odio, si tratta di una parola degna di una suocera:
“Figliolo, so che tu mi odi e desideri la mia morte”.
“No, mamma, ma vorremmo che ci permettessi di decidere della nostra vita da soli”.

Domanda: Lei crede davvero che esista un complotto mondiale ebraico? Se è così, quali sono gli obiettivi di questo complotto?

Shamir: Se mi sta chiedendo se credo in un piano segreto antico di millenni portato avanti da leader ebraici occulti, allora la risposta è no. Ben poche persone ci credono. Non credo neanche all’esistenza di una leadership mondiale ebraica occulta che porti avanti un unico progetto.
Però vorrei provare a scomporre la domanda per vedere se è possibile trovare all’interno di essa qualche altro livello. Se esistesse davvero un “progetto ebraico”, ciò vorrebbe forse dire che tutti gli ebrei fanno parte del complotto? Noi usiamo espressioni come “mafia siciliana”, “piano comunista per la rivoluzione mondiale”, “imperialismo americano”, sapendo benissimo che non tutti i siciliani, non tutti i comunisti, non tutti gli americani sono membri di un corpo segreto che mira a raggiungere questi particolari obiettivi. Allo stesso modo, “complotto ebraico” vorrebbe semplicemente dire che esistono alcuni ebrei che hanno certi piani.
“Complotto” è un termine spurio per definire il perseguimento di obiettivi politici non dichiarati con mezzi oscuri. Ad esempio, c’è stato un complotto (o “progetto”) americano, durante la Guerra Fredda, per provocare l’invasione dell’Afghanistan da parte dell’URSS nel 1980.

Legga per favore il seguente brano:

“Come gli USA provocarono l’invasione sovietica dell’Afghanistan e diedero inizio al disastro”, da Le Nouvel Observateur, Francia, 15-21 gennaio 1998.

Domanda: L’ex direttore della CIA, Robert Gates, ha affermato nella sua biografia (From The Shadow) che i servizi segreti americani iniziarono a fornire aiuti ai mujaheddin in Afghanistan sei mesi prima dell’intervento sovietico. A quell’epoca lei era consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Carter. Lei ebbe dunque un ruolo in questo affare. E’ esatto?

Zbigniew Brzezinski: Sì. Secondo la versione ufficiale, gli aiuti della CIA ai mujaheddin iniziarono nel 1980, cioè dopo l’invasione dell’Afghanistan da parte dell’esercito sovietico, il 24 dicembre 1979. Ma la realtà, tenuta ben nascosta fino ad oggi, è completamente diversa. In realtà fu il 3 luglio 1979 che il presidente Carter firmò la prima direttiva per fornire aiuti segreti agli oppositori del regime filosovietico di Kabul. E quello stesso giorno, io scrissi al presidente una nota in cui spiegavo che, a mio avviso, questi aiuti avrebbero provocato un intervento militare sovietico.

Domanda: Nonostante i rischi, lei fu un sostenitore di questa operazione segreta. Forse anche lei desiderava che i sovietici entrassero in guerra e fece di tutto per provocare questa reazione?

Brzezinski: Non è esattamente così. Noi non spingemmo i russi a intervenire, ma incrementammo consapevolmente le probabilità che ciò accadesse.

Domanda: Quando i sovietici giustificarono il proprio intervento affermando che intendevano contrastare le operazioni segrete degli Stati Uniti in Afghanistan, la gente non gli credette. E invece c’era un fondo di verità. Oggi non è pentito di questo?

Brzezinski: Pentito di cosa? Quell’operazione segreta fu un’idea eccellente. Ebbe l’effetto di attirare i russi nella trappola afghana e lei vorrebbe che me ne pentissi? Il giorno in cui i sovietici attraversarono ufficialmente il confine, io scrissi al presidente Carter: ora abbiamo l’opportunità di dare all’URSS il suo Vietnam. E infatti, per quasi 10 anni, Mosca fu costretta a condurre una guerra insostenibile per il governo, un conflitto che portò alla demoralizzazione e infine al crollo dell’Impero Sovietico.

Perciò, i complotti sono un sistema ordinario per perseguire certi fini politici. Se demistifichiamo l’espressione “complotto ebraico” alla luce di ciò, la sua domanda potrebbe essere interpretata nel senso: “Esistono dei piani e delle strategie segrete portati avanti da certi gruppi ebraici nel proprio interesse?”. In questo caso, senza dubbio, la risposta è sì; i neocon sono un gruppo di ebrei (per la maggior parte) che pianificano e cospirano per ragioni proprie; in L’ombra di Zog ho descritto un altro progetto segreto portato avanti da alcuni ricchi ebrei francesi che miravano ad influenzare i media francesi. Ne Il principe azzurro ho messo in evidenza il complotto sionista, che iniziò quando Weizmann e altri offrirono il sostegno degli ebrei a Balfour in cambio della Dichiarazione(1). Per quanto riguarda la “cospirazione mondiale ebraica”, nel mio articolo sui Protocolli ho dimostrato che il concetto di “complotto ebraico” non è indispensabile per spiegare l’influenza degli ebrei. Di regola, gli ebrei tendono ad agire a vantaggio degli ebrei, ma questo non è un “complotto”. Esistono azioni non cospiratorie che influenzano le questioni mondiali. Ci sono molti ebrei all’interno dei media di tutto il mondo; essi hanno punti di vista diversi, ma di solito concordano su certe cose, per esempio tendono ad eliminare quelle notizie che non siano favorevoli agli ebrei. La maggioranza degli ebrei ha in simpatia gli Stati Uniti, non ama il cristianesimo, preferisce il multiculturalismo, sostiene Israele. Questo non è un “complotto”, ma solo una loro preferenza.

Domanda: Lei è di origine ebraica e ha perso alcuni membri della sua famiglia durante il periodo nazista. In che modo questo influisce sulla sua visione dell’ebraismo e del cristianesimo?

Shamir: Ogni uomo è influenzato dalle proprie origini. Ma il culto dell’olocausto non fa parte della mia formazione, perché sono cresciuto nella Russia sovietica. Ogni famiglia russa ha perduto qualcuno nella Seconda Guerra Mondiale; quindi non penso che il mio sia un caso particolare.

Domanda: Lei si è convertito al cristianesimo. In che modo ciò influisce sulla sua visione dell’ebraismo?

Shamir: Dal mio punto di vista, il cristianesimo è ebraismo riformato e corretto, in perenne contrasto ideologico e teologico con l’ebraismo rabbinico. Io rifiuto completamente l’ebraismo e penso che esso sia un’ideologia pericolosa e dannosa.

Domanda: Nell’attuale dibattito, lei viene accusato di avere posizioni simili a quelle dei nazisti negli anni ’30; ad esempio l’idea che esista un complotto ebraico, che gli ebrei governino il mondo attraverso il controllo dell’economia e la manipolazione dell’opinione pubblica. Cosa risponde a questo?

Shamir: Ai miei accusatori non importa nulla di avere opinioni uguali a quelle di George Bush, di Ariel Sharon, di Abe Foxman, grandi guerrieri schierati contro l’”antisemitismo”. In un certo senso hanno ragione: non ha importanza chi altro ha avuto le tue stesse idee. Foxman è contro l’antisemitismo, ma ciò non vuol dire che sia illegittimo essere contro l’antisemitismo. Hitler era vegetariano, ma ciò non vuol dire che sia illegittimo rifiutarsi di mangiare carne. Ogni idea sta in piedi oppure no per i suoi meriti intrinseci.

Domanda: Lei è stato anche accusato di aver contatti con i neonazisti su Internet. I suoi articoli compaiono spesso sui loro siti. Cosa ha da dire su questo?

Shamir: I miei articoli sono comparsi anche sul quotidiano liberale israeliano Haaretz, che pubblica materiale giudaico-nazista, per esempio:

http://www.haaretz.com/hasen/spages/489306.html

Ma per qualche motivo, su questo nessuno trova niente da dire...

Intervista raccolta da Raja Bahari

(1) Nota del Traduttore:

Il 2 novembre1917 il ministro degli esteri inglese, Arthur Balfour, scrisse una lettera a Lord Rothschild, quale principale rappresentante della comunità ebraica in Inghilterra e referente del movimento sionista, con la quale il governo britannico affermava di guardare con favore alla creazione di un focolare ebraico in Palestina. La lettera, passata alla storia col nome di Dichiarazione di Balfour, diceva:

Egregio Lord Rotschild,
E' mio piacere fornirle, in nome del governo di Sua Maestà, la seguente dichiarazione di simpatia per le aspirazioni dell'ebraismo sionista che sono state presentate, e approvate, dal governo.
"Il governo di Sua Maestà vede con favore la costituzione in Palestina di un focolare nazionale per il popolo ebraico, e si adoprerà per facilitare il raggiungimento di questo scopo, essendo chiaro che nulla deve essere fatto che pregiudichi i diritti civili e religiosi delle comunità non ebraiche della Palestina, ne' i diritti e lo status politico degli ebrei nelle altre nazioni"
Le sarò grato se vorrà portare questa dichiarazione a conoscenza della federazione sionista.
Con sinceri saluti

Arthur James Balfour

Questa lettera rappresentò l’inizio dell’espansione sionista in Palestina, favorita e sostenuta dagli inglesi.
In cambio della concessione della Palestina, i sionisti, guidati da Chaim Weizmann, si erano in precedenza impegnati a mobilitare la propria forza economica e mediatica negli Stati Uniti per provocare un intervento degli USA nel primo conflitto mondiale a sostegno dell’alleanza anglo-russo-francese, la cui guerra contro la Germania sembrava ormai perduta. Nell’entrata in guerra degli Stati Uniti (2 aprile 1917), che rovesciò le sorti del conflitto europeo, giocò un ruolo fondamentale il cosiddetto “telegramma Zimmermann”. L’allora Segretario degli Esteri dell’Impero Germanico, l’ebreo Arthur Zimmermann, fece pervenire all’ambasciatore tedesco in Messico un telegramma con cui si offriva al governo messicano l’appoggio tedesco per la riconquista delle province del New Mexico, del Texas e dell’Arizona, perdute durante la guerra messicano-americana del 1846-48. Il telegramma era una trappola, studiata dagli inglesi e dagli agenti del sionismo in Germania (tra i quali, forse, lo stesso Zimmermann). Il Messico non aveva alcun interesse alla riconquista dei territori indicati e l’allora presidente messicano, Venustiano Carranza, si affrettò a declinare l’offerta. Lo scopo del telegramma era quello di essere intercettato dagli inglesi (come infatti avvenne) e utilizzato per giustificare l’intervento degli USA nel primo conflitto mondiale, in nome della minaccia ordita dal governo tedesco ai danni della sicurezza nazionale americana. Tutto andò secondo i piani.

http://blogghete.blog.dada.net/post/649433/ANTISEMITISMO%...

 


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First posted on CODOH: Sept. 18, 2017, 7:38 p.m.
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