L’antieuropa: Il ruolo dell’ebraismo nella distruzione delle nazioni nell’opera di Gianantonio Valli

Published: 2013-08-13

Sergio Gozzoli

L’antieuropa

Il ruolo dell’ebraismo nella distruzione delle nazioni nell’opera di Gianantonio Valli

Il coraggio di una ricostruzione storica. Ebraismo e massoneria contro le nazioni e contro l’Europa. La riscossa della volontà europea.

 

Ho finito di rileggere, per la seconda volta,La fine dell'Europa, un ampio ed

estremamente informato lavoro di Gianantonio Valli.

La prima volta l'avevo letto d'un fiato, in pochi giorni. Mi resi però conto,subito, che il materiale era stato trattato in modo così particolare in termini storiografici e con una rete così smisurata di comunicazioni, di citazioni e di documentazioni da esigere una seconda più attenta rilettura. Una lettura più profonda e più penetrante.

È, certissimamente, un libro straordinario. Un libro, fra i molti che Valli offre oggi alla parte più intelligente e libera del pubblico mondiale, che per la prima volta getta, sul panorama storico di questa interminabile Guerra Mondiale, una luce che da tempo sembrava abbandonata: quella della ricerca della verità . Una verità che Valli ha ben documentata, con migliaia di nomi, di eventi, di lettere, di comunicazioni ufficiali e di informazioni che, nella stragrande maggioranza, vengono fornite proprio da coloro che, attraverso il crescente controllo sulla gran mediocrazia occidentale, avevano contribuito a seppellire o a mistificare questa verità. Il risultato di questa ignobile operazione di accumulo della menzogna, propalata per quasi un secolo sotto la guida dei comandi militari vittoriosi e della grande finanza mondiale attraverso i suoi media in Gran Bretagna e in Nordamerica con la Francia in subordine, fu la profonda ottenebrazione dei cervelli nelle vaste masse che vivono sul nostro globo.

Gli unici a restarne preservati furono i fascisti: protetti dalla loro radicale avversione all'illuminismo e alle sue derivazioni intellettuali e politiche, i fascisti dell'intero mondo, ancorati al sogno di popoli totalitari e ai valori del sangue e della terra, rifiutarono la propaganda della liberaldemocrazia e del marxismo, figli entrambi della stessa madre ideale: il mito del Progresso Continuo.

Essi conoscevano a fondo i loro mortali nemici, cominciando dalla grande finanza privata internazionale, calvinista e giudaica, che da secoli proteggeva,attraverso la massoneria universalista e individualista, le potenze democratiche dell'ovest asservite al dio danaro ed al libero mercato, e quindi all'Usura dei produttori di moneta, dei borsisti internazionali, degli speculatori sulle fatiche dei popoli. E tuttavia non ne capivano per intero la forza profonda, né l'oscuro intreccio di interessi che li legava a gruppi pur apparentemente ostili: i bolscevichi, i trotzkisti, i laicisti delle mille confessioni.

Neppure i capi della Rivoluzione fascista, che chiamò alla rivolta i popoli poveri e che reagì alla propria scarsità di moneta con l'autarchia e con gli scambi di merci finite per beni di consumo nei confronti di molti paesi europei e latinoamericani, svuotando così il mercato della sua essenziale componente mercantilistica e bancaria e negando così al fronte finanziario universale l'asservimento delle proprie economie, furono in grado di valutare dal fondo la tenace integrazione mondiale fra i burattinai di vertice e la incalcolabile miriade planetaria degli agenti di periferia.

 

Il titolo del libro,La fine dell'Europa, ha invero un sottotitolo:

Il ruolo dell'ebraismo

.

La gran diaspora giudaica dispersa per il mondo, mobile come vuole l'antica legge dei nomadi, costituì la prima nel 1933!

ed essenziale sorgente al variegato schieramento antifascista. Fu questo schieramento che resse, da ogni angolo del globo, il duro sforzo dei preparatori della guerra

: l'enorme sostegno finanziario delle grandi banche al riarmo delle forze antifasciste, la spinta propagandistica della loro stampa e soprattutto del loro cinema, le prediche pubbliche a favore della guerra dei loro esponenti politici e religiosi e il volontariato negli eserciti inglese e francese ne danno testimonianza. E quando lo scontro esplose, con un conflitto che tese subito a farsi totale fino alla distruzione e demonizzazione del nemico per volere di Roosevelt –molti e molti milioni di morti in più–

venne condotto dagli ebrei con un'acredine che non trovò rivali in alcun altro popolo.

E sino alla sua conclusione, e per lunghi anni anche dopo la fine della guerra, la disumana e feroce volontà di vendetta sui milioni di prigionieri e sugli interi popoli vinti dell'Europa e del Giappone trovò gli ebrei tra i più freddi e spietati esecutori.

Il popolo ebraico non si era limitato a gettarsi in un conflitto mondiale nel cuore del ventesimo secolo, ripetendo in misura maggiore il più modesto sforzo profuso nella guerra '14 -'18, nella quale gli ebrei erano stati, con gli inglesi, i più fervidi animatori dell'intervento degli Stati Uniti. Certo, questo comunque gli ebrei fecero, e conclusero il secondo conflitto

–senza possedere uno Stato–come vincitori reali accanto alle potenze demoplutocratiche d'Occidente. Anzi,ne diventarono, con la Religione Olocaustica, le vittime Massime, Uniche Ineguagliabili.

È una religione, quella olocaustica, le cui premesse, ideali e di fatto, non

sono garantite da ricerche storiche ufficiali ma dalla legislazione degli stati del

libero occidente, che non solo gettano in galera chi non ci crede o chi afferma

che i miti olocaustici hanno esasperato il numero delle vittime, ma che arrivano

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a perseguire in via giudiziaria e sociale coloro che pretendono il diritto di ope

-

rare una ricerca scientifica sul decorso di quegli eventi.

Gli ebrei possiedono oggi una propria nazione egemone, con almeno 8

milioni di abitanti, che è stanziata da tempo negli Stati Uniti, il paese militar

-

mente più forte in campo aeronavale dell'universo mondo. Bene. Gli Stati Uniti

d'America sono un paese che gli ebrei dominano finanziariamente con le pro

-

prie banche private, locali e cosmopolite, e con i grandi Borsisti internazionali,

oltre che con i propri esponenti di vertice collocati nelle posizioni chiave della

cultura e dell'Amministrazione. Essi lo dominano però soprattutto mediatica

-

mente, attraverso la grande stampa, il cinema che è tutto ebraico, una parte rile

-

vante delle Università con influenze sulla scienza, e una fetta essenziale delle

televisioni, e quindi ne condizionano la grande politica e le massime scelte

militari.

Il più efficace strumento che gli ebrei possono però oggi utilizzare nel gran

gioco politico mondiale è la loro colonia militare: Israele. Popolata da 5 milioni

di ebrei sostenuti da americani e tedeschi, armata potentemente anche con

mezzi nucleari forniti dagli USA, posta a schiacciare il povero popolo palesti

-

nese, dotata di uno dei più efficienti e spietati servizi segreti del mondo

il

Mossad

essa è stata collocata come un filtro intenzionale fra grandi potenze

emergenti: un'Europa inconcludente ma ricca che si va spostando sempre più

ad oriente verso una Russia che si riarma, il largo mondo turcomanno che torna

ora a scoprire i suoi antichi legami linguistici e storici con la Gran Madre turca,

ed il vastissimo mondo islamico oggi in alta ebollizione.

Con la spudorata indifferenza alle ripetute ingiunzioni dell'Onu, con la spa

-

valda ribellione agli ordini USA sui confini di Israele e sulle crescenti colonie

ebraiche in Palestina, con l'orgogliosa disfida alle apprensività mondiali che

sorgono dal timore delle velleità imperialistiche e guerrafondaie di Israele, gli

ebrei rappresentano ormai a tutti i popoli del pianeta la propria forza vincente.

Eliminata l'Europa, uscita pesantemente sconfitta da una guerra

totale

dal

controllo della Storia, umiliato l'Islam con l'arroganza di Israele infisso nel suo

costato, «arruolati» gli USA come propria patria servile, ridimensionata l'In

-

ghilterra come regina dei mercati, cancellato l'impero giapponese dall'elenco

dei paesi dominanti, implosa e sgretolata l'URSS come Superpotenza, asserviti

all'Usura della grande finanza quasi tutti i popoli del mondo, gli ebrei guardano

ormai al Futuro come padroni del domani.

Avevo scritto, poche righe sopra, che gli ebrei non si limitarono a gettarsi,

senza uno Stato, senza un governo, senza istituzioni, nel più tragico conflitto

mondiale nel cuore del ventesimo secolo: mossero da lì, per far compiere ai

popoli d'occidente la più vorticosa giravolta della storia.

I più, oggi, credono che il ’68

la rivolta che pose i figli contro i padri, che

sollevò fenomeni come il femminismo e lanciò la cosiddetta rivoluzione ses

-

suale

aprendo un fronte contro la famiglia tradizionale, abbia rappresentato

una ribellione giovanile contro l’autoritarismo allora dominante nella scuola e

nell’intera società. Una ribellione, in molti paesi europei e nel Nordamerica,

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nutrita da idee di sinistra, dall’avversione alla guerra americana nel Vietnam,

dal fascino nascente del mito di Mao.

Molte furono le componenti ideali che vi concorsero. In Italia, l’evento che

ne segnò il primo avvio fu il processo contro il giornaletto studentesco

La Zan

-

zara

per la sua linea favorevole alla diffusione dei metodi anticoncezionali, nel

quale una magistratura di piglio filomassonico ridicolizzò le posizioni del Pub

-

blico Ministero, assolvendo i giovanissimi giornalisti. Non erano mancati, nei

lunghi anni precedenti, piccoli passi preparatori: basti pensare che negli anni

Cinquanta, a Roma, la rockefelleriana Fondazione Ford aveva stanziato parec

-

chi milioni di lire per premiare chi avesse fatto propaganda al divorzio, che

allora non solo nel nostro paese non esisteva, ma del quale nessuno parlava.

Questo variegato miscuglio di posizioni ideali

aneliti sociali, slanci pseu

-

domoraleggianti, sogni politici

spesso contrastanti fra loro e profondamente

divergenti nei vari Paesi, presentava però alle sue spalle un compatto e rigido

schieramento mediatico, capeggiato dalla grande stampa quotidiana e periodica

posseduta dalle massime banche giudaiche e calviniste. Più in difficoltà, parti

-

colarmente negli USA, il gran cinema ebraico, sottoposto alle pressioni del

-

l’Amministrazione: ma tra i film prodotti, che presentavano figure a metà tra

nobili eroi e pavidi burocrati, tra validi combattenti e indifferenti e cinici com

-

militoni tutti presi ad infierire su un Vietnam fiammeggiante e coperto di orrori

che polverizzavano i villaggi, il dovere verso i padroni veniva contemperato

lasciando però sempre uno spiraglio finale, in America come in Europa, a con

-

clusivo vantaggio per i ribelli alla guerra.

Per il resto, le televisioni ormai dominanti nei maggiori paesi, le Università

più prestigiose in America e in Europa, le scuole dominate al loro interno dai

ribelli, l’alta cultura sostenuta dal potere finanziario, le grosse famiglie bor

-

ghesi che «adottavano» i giovani capi rivoluzionari, le pubbliche opinioni che

abbandonavano i capi militari, finivano di completare nei dettagli il gran gioco

dei padroni del denaro.

Insomma, era evidente che la grande finanza mondiale dell’Occidente era

schierata con la ribellione, a combattere contro poveri governi che, senza il

sostegno di finanzieri ed economisti, facevano quel che potevano per salvare il

salvabile.

In poche parole, le massime banche, raccolte attorno alla Banca dei Regola

-

menti Internazionali di Basilea, rappresentavano il vertice dell’Usura ebraica

sul globo nel sostenere i ribelli delle decine di sommosse. Il disegno ebraico era

prossimo ad avverarsi.

Allora, gradualmente e lentamente, sotto le pressioni di piazze ancora in

subbuglio che scuotevano dal petto interi paesi, lasciando qua e là vaste tracce

di sangue e una sequela di tombe, la larga spinta ribellistica cominciò a scivo

-

lare verso il riassorbimento. Parecchie delle molteplici posizioni ideali si avvia

-

rono ad essere asciugate dal tempo, ed altre ancora finirono frantumate dalla

reazione giudiziaria degli Stati, mentre il Vietnam insanguinato e incandescente

veniva abbandonato da patetiche fughe degli americani vinti, l’esercito francese

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nel biasimo mondiale per le sue torture lasciava l’Algeria alle vendette dei

ribelli e l’intera Francia all’odio dell’OAS sconfitto, e la più tragica di tutte,

quella italiana, si trascinò per anni nella perversa guerra civile tra rossi e neri,

che, ancora una volta, contribuì a rendere più difficile al comunismo la conqui

-

sta del potere.

Delle diverse posizioni ribelli, tutte alla fine svanirono nella polvere. Tutte,

eccetto tre: la

rivoluzione sessuale

, la

lotta contro la famiglia tradizionale

, la

dolorosa agonia dell’amor di Patria

. Gli ebrei avevano vinto.

L’ i n t e r o m o n d o d e l l ’ O c c i d e n t e a v e v a c o m p i u t o l a p i ù p r o f o n d a g i r a v o l t a

mentale della sua storia.

Antico sogno giudaico, quello di cancellare le nazioni e di snaturarne le ori

-

gini etniche e culturali. In un mondo omologato e dal sangue frammisto, l’u

-

nico popolo razzialmente e culturalmente puro sarebbe rimasto quello ebraico,

così che il Dio «geloso» potesse riconoscerlo senza rischiare di commettere

errori.

La pervasiva, maniacale preservazione della propria purezza razziale dura

da quando esiste il loro nome: per molti ebrei non può considerarsi giudeo chi

non sia stato generato da una madre scontatamente ebraica. Il solo padre non

basta.

Vinti e assoggettati

ma giammai

assorbiti

dai Babilonesi, dagli Egizi,

dai Romani, essi cominciarono ad abbandonare il Vicino Oriente disperdendosi

fra i mille popoli del mondo di allora: il quasi universale impero romano. Dal

-

l’Africa settentrionale all’Iberia, da Roma alle isole mediterranee, dalle Gallie

alla Britannia, dalla Pannonia alle terre illiriche a quelle della Grecia, dalle

terre germaniche a quelle slave alla Dacia che si romanizzava, dal Caucaso

all’Asia Minore all’Armenia essi vissero nel cuore di nazioni diverse per lingua

e costume difendendo alla morte la propria specificità e la propria compattezza:

conservarono le proprie abitudini alimentari, decontaminarono con cura piatti e

stoviglie inquinati dai gentili, pretesero di mantenere le proprie festività nei

giorni previsti dall’antico rito, sempre rileggendo, nei secoli, i propri testi sacri.

Lo fecero dovunque, in un’Europa che si andava cristianizzando, con alterne

fortune: ma vennero quasi sempre, alla fine, cacciati con risentimento da ogni

popolo.

Molti di loro, per evitare l’espulsione, si convertirono. Nell’ingenua religio

-

sità del Medio Evo si ritenne che il battesimo potesse bastare. Ma quando,

entro qualche tempo, ci si accorse che la conversione, soprattutto in Ispagna

dove viveva la più vasta colonia ebraica d’Europa, era solo una truffa a danno

dei cristiani, la società civile e la Chiesa emisero nuove leggi a carico dei

con

-

versos

. Erano gli

estatutos de limpieza de sangre

statuti di purezza del san

-

gue

firmati sia dal papa Paolo IV che dal re Filippo II, che vietavano ai mar

-

rani di accedere a cariche pubbliche e religiose, nonché alle libere professioni.

Camparono, come sempre, commerciando: piccoli e grandi traffici, banchi

di pegno, smercio di schiavi, esazione d’imposte per conto dei potenti, sposta

-

menti da paese a paese secondo lo scivolare della ricchezza, l’accumulo della

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moneta all’interno della famiglia. Poi la combutta di più famiglie, a creare pic

-

cole banche virtuali. Infine banche veraci, attorno ad una famiglia dominante e

protettrice, e prestiti alle monarchie maggiori: Vi sono paesi «Rothschild»,

paesi «Warburg», paesi «Morgan», paesi «Ginzburg». Accanto alle famiglie

giudaiche compaiono quelle calviniste in Olanda, in Svizzera, in Boemia: sono

i rami più giudaizzanti del cristianesimo riformato, quei rami che venerano

visceralmente il Dio Padre della Bibbia, giustiziere e vendicatore, e dimenti

-

cano il Figlio Evangelista, crocefisso e Salvatore.

Ma attenti bene. I calvinisti che vivono nel mondo anglosassone amano e

adorano il

profitto

e il

business

, il danaro guadagnato oggi per l’oggi; i calvini

-

sti che vivono nel mondo sudafricano, provenienti in prevalenza da Olanda e

Francia, adorano la

terra

da lasciare ai figli, il lavoro che affonda un segno

radicato nel suolo, il seme che genera frutto, e quindi seme ulteriore. Il profitto

è di oggi, e frutta per te. La terra è l’ieri e il domani, e frutta per i figli e i figli

loro.

Ben differente il loro destino storico. Pur posseduti dalla identica religione, i

primi vanno verso l’Usura e, con gli ebrei, preparano e sostengono la guerra

delle demoplutocrazie; i secondi, invece, vanno verso il Lavoro e si affiancano

ai paesi dell’Asse, venendo con loro duramente sconfitti. Poi, dopo la guerra,

ebbero una vittoriosa rivincita: ma senza le banche, senza l’oro, senza le loro

miniere, oggi hanno perso anche la terra.

Così, per lunghissimi secoli, insultati e vilipesi in onta alla loro vivida intel

-

ligenza, gli ebrei vivono dispersi in un mondo che rifiutano e dal quale si man

-

tengono con estrema cura lontani.

Dispersi, certo, ma non divisi tra loro: stretti dal culto fanatico del loro raz

-

zismo biologico, dalle vicine e remote parentele al di sopra di lontani confini,

dai rivoli piccoli e grandi di danaro coi quali si reggono a vicenda, dai ghetti

nei quali, col compiacimento dei padroni cristiani, si chiudono a proteggere il

proprio regno dentro lo Stato nemico, essi costituiscono, nel vasto ecumene

bianco, quel pulviscolo di svegli affaristi senza scrupoli che domina oggi l’im

-

pero della Moneta.

Fu certo un lento e laborioso percorso quello che condusse, dalla nascita alla

crescita al suo consolidamento, all’edificazione di questo impero. E non fu solo

una questione di affari. Giacché mai il più alto dei loro valori

il Danaro

fu

disgiunto dal sogno latente dell’anima ebraica, talora tanto remoto da apparire

inimmaginabile: quello del

disfacimento delle nazioni

.

Nell’arco di alcuni secoli gli ebrei entrarono, spesso come unici protagoni

-

sti, nelle persecuzioni anticristiane e sostennero, talvolta in prima persona,

rivolte antiromane; dopo il crollo dell’impero, favorirono per secoli barbare

-

schi, arabi e ottomani nel Mediterraneo, in Nordafrica, in Spagna e in Francia,

in Asia Minore e nei Balcani, e durante le Crociate d’Oriente tennero sempre

un atteggiamento antieuropeo; guardarono alla Riforma con perplessità, visto il

durissimo tono antisemita di Lutero; perplessità che in breve volgere di tempo

si fece più agrodolce di fronte alle riforme calviniste, che abbassarono di molto

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67

l’impostazione antigiudaica offrendo grande e libero spazio all’interpretazione

personale della Bibbia: la nascita e la diffusione della Stampa apriva nuove e

altissime porte all’intercomunicazione fra ebrei e cristiani di stampo calvinista

alzando al piano più elevato l’Antico Testamento e facendo quasi dimenticare il

rivoluzionario messaggio dei Vangeli.

Fu questa l’epoca storica, sotto la spinta ideale dell’illuminismo e quindi del

deismo

, nella quale cominciò ad apparire fra gli eventi del mondo la Massone

-

ria. Dapprima occulta, e perciò ignota agli storici nella sua fase prodromica, si

fece ufficiale nel 1717 con la Gran Loggia di Londra che entro pochi lustri

divenne la Gran Loggia d’Inghilterra. Di lì si espanse rapidamente alla Scozia,

all’Irlanda, all’intera Europa, alle Americhe.

Era nata intanto, nel 1694, la Banca d’Inghilterra dove, col beneplacito del

re, veniva stampata la prima

cartamoneta

. Prestato allo Stato, il danaro veniva

restituito ai banchieri con l’aggiunta dell’interesse. Sorgeva così, ufficialmente,

il reame dell’Usura.

Trovava in questo modo, pressoché contemporaneamente nei rapidi decenni

che corrono fra il 1650 e il 1740, l’atto di nascita esplosivo del deismo illumi

-

nista, i primi violenti atti rivoluzionari borghesi come la rivolta di Cromwell

che il 4 dicembre del 1655 riammise in Inghilterra gli ebrei, già banditi nel

1290

, le prime banche internazionali olandesi e inglesi, la cartamoneta, la

Massoneria ufficiale, la vivace espansione del giudaismo nel gran mondo ban

-

cario, la conquista dell’Inghilterra da parte del potere finanziario attraverso il

controllo della sua Banca centrale.

Insieme alla comparsa della cartamoneta nel 1694, che segnò l’inizio di una

nuova fase nella storia col dominio dell’economia sulla politica

il dominio

della Borsa sulla Spada, che, con l’eccezione delle Rivoluzioni fasciste negli

anni Trenta e Quaranta, conduce da allora la vita del mondo

, l’evento fonda

-

mentale nella storia ebraica è la nascita della Massoneria. Saggiamente, Gia

-

nantonio Valli dedica un penetrante capitolo all’argomento, dal titolo

Una rete

planetaria

. Secondo pensatori ebraici la Massoneria nacque come logico

sbocco della naturale necessità giudaica di garantire, alla dispersissima dia

-

spora del proprio popolo sparso pel mondo senza una patria, una coesione orga

-

nica obbediente ad un deismo generico, dominato da rigidi schemi ed

inflessi

-

bili

norme.

Certo attraenti gli obiettivi promessi: il

reciproco aiuto nei propri ambiti

professionali

, dalle banche alle libere professioni, dalle magistrature alle car

-

riere politiche, dalle ricerche scientifiche alle università, dalle imprese minera

-

rie all’edificazione di grandi strutture finanziarie come le Compagnie della

Baia di Hudson o delle Indie, dalle armature di forti navi per sfrenati commerci

alle assicurazioni su viaggi e mercati; e infine la

omertosa complicità dei loro

vertici

nell’opporsi ai solidi e cementati poteri monarchici, imperiali e religiosi

che rifiutano il loro deismo pseudoreligioso: è l’antica, l’eterna battaglia

ebraica per il disfacimento delle nazioni, che ora assume la forma della guerra

contro il Trono e contro l’Altare.

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Ma se l’Altare è uno solo

la Chiesa Cattolica

i Troni sono invece troppi.

Bisogna quindi sceglierne uno, da sostenere contro tutti gli altri: sarà allora la

monarchia della Gran Bretagna, già consegnatasi per intero alla Banca d’In

-

ghilterra.

Ai brutti simboli massonici

l’occhio vigile, i triangoli, le cifre sacre par

-

tendo dal 3 e dal 13

tutti di ispirazione ed origine ebraica, si sono a questo

punto affidati anche un gran numero di cristiani, in larga parte riformati calvini

-

sti. Comincia così la loro grande battaglia.

Il loro obiettivo iniziale, contro quella che era stata la loro primissima scelta

strategica, è la Corona di Londra: la ribellione dei coloni dell’America setten

-

trionale al di sotto del Canada vede il pieno impegno della Massoneria.

La Rivoluzione Americana è tutta, e per intero, un’operazione massonica.

Dai primi atti provocatori, alla recluta dei rivoltosi, alle conclusioni ideali che

elevano la felicità fra i compiti dello Stato, è la grande utopia dell’ipocrisia

massonica gettata al mondo. Chi vuole avere la misura di questa utopia o, più

ancora, della sottesa ipocrisia che la generò, vada a rivedere la storia degli Stati

Uniti da quando essi esistono. Guerre, massacri e sangue da fare impallidire i

Mongoli.

Pochi anni dopo, sempre sotto la spinta borghese e massonica, esplose la

Rivoluzione Francese: ancora massacri, un regicidio, la repressione atroce sulla

Vandea, il sollevarsi sanguinoso delle ghigliottine.

Dal cruento tumulto delle ribellioni emerse un giovane ufficiale dalla prodi

-

giosa intelligenza e dall’altissima capacità militare: Napoleone Buonaparte,

nato in Corsica da famiglia toscana nell’anno che seguì la svendita dell’isola

alla Francia. Francesizzò il suo cognome in Bonaparte, e fu incoronato impera

-

tore a Parigi. La Massoneria lo sostenne

forse era anch’egli un massone

mentre portava le sue guerre dall’Italia all’Egitto alla Spagna ai Paesi Bassi alle

terre austrogermaniche alla Polonia alle Russie; ma quando fu palese che la sua

vittoria avrebbe condotto all’unificazione dell’Europa, l’estremo aiuto dei

Rothschild gli venne negato, e finì invece all’Inghilterra.

La sconfitta di Napoleone non fu una sconfitta delle sue idee: la lotta masso

-

nica contro le antiche dinastie europee continuò col sostegno delle diverse

forze nazionalistiche locali, e si estese quindi ai vari gruppi indipendentisti

sudamericani, mentre si andava rafforzando fra i giudeo-massoni della Russia

zarista. Il destino delle vecchie dinastie continentali era palesemente segnato,

ed insieme a loro era fissato anche il declino dell’Impero turco.

A determinarne il crollo fu la Prima Guerra Mondiale, alla cui fine caddero

sbriciolati, senza alcun sogno di una ipotetica rinascita, l’impero germanico,

quello austroungarico, lo zarismo russo, l’impero ottomano; la monarchia fran

-

cese era morta da qualche tempo, e gli imperi ispanico e portoghese erano

ormai usciti dalla Storia. Sopravvivevano monarchie minori: Belgio e Olanda,

quelle balcaniche e greca, quelle scandinave, e quella, sorta da poco, dell’Italia

sabauda.

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Lo scontro fra l’America in sbalorditiva crescita e la povera Europa votata

al suicidio si era aperto nella seconda metà dell’Ottocento: in America gli

ambienti politici e quelli finanziari

vale a dire gli ambienti massonici

ne

erano perfettamente al corrente, in Europa quasi nessuno se ne accorse.

Se ne accorsero purtroppo pochi anni dopo: durante la Grande Guerra, dopo

la definitiva sconfitta russa sul fronte orientale divenne evidente che, senza il

totale intervento americano, la sorte dell’Intesa era negativamente fissata. L’A

-

merica doveva intervenire, piacesse o non piacesse al forte gruppo di statuni

-

tensi contrari alla guerra. Gli Stati Uniti erano ormai prossimi alla conquista del

Pacifico, contro un Giappone alleato ma ostile nel cuore, e non potevano ora

che apprestarsi a controllare l’Atlantico col sostegno dell’Inghilterra

sorella

servile di sangue e di lingua

per spazzare poi via gli europei con le loro colo

-

nie dal dominio della Storia.

Per i grandi banchieri ebraici

che già avevano ottenuto con la lettera di

Balfour la promessa di un «focolare ebraico» in Palestina

il passaggio del

dominio finanziario sul mondo dalla Gran Bretagna all’America era cosa

palese: nel 1902 due dei quattro fratelli Warburg, Paul e Felix, che appartene

-

vano ad una famiglia di forti banchieri ebraici in Germania, dopo aver campato

prestando danari su di un banco di pegno a Pisa dal 1200 al 1500 col nome di

Del Banco, ed essere quindi passati alla Germania coi cognomi von Kassel e

infine Warburg, furono spediti dal secondogenito Max, capofamiglia, ad aprire

una propria banca in America.

Paul e Felix sposarono le eredi delle famiglie Loeb e Schiff, e fondarono

con Rockefeller la

Chase-Manhattan Bank

, che sarebbe presto divenuta la più

potente banca d’affari del mondo.

Ma Paul e Felix non si limitarono a questo: col concorso dei Morgan, dei

Rothschild e dei Rockefeller iniziarono una lunga e losca manovra fra stampa e

pressioni personali per condurre alla votazione che, in modo illecito, portò nel

1913 alla fondazione del

Federal Reserve System

: una banca centrale ameri

-

cana privata, analoga alle banche centrali di Inghilterra, di Francia e di Germa

-

nia, che con un atto di spoliazione di ricchezza e potere del popolo americano

riservava a una piccola mafia di banchieri calvinisti ed ebraici il diritto di stam

-

pare moneta, di prestarla allo Stato e di ricavarne un alto interesse. Una nuova

pagina, anche questa, nel gran libro della Storia. Della Storia che, da politica, si

stava facendo economica.

* * *

La guerra arrivò anche per gli Stati Uniti d’America, e poi comunque finì.

Impoverita e dissanguata, coi popoli divisi da confini ingiusti e iniqui, l’Europa

si ritrovò chiusa tra una smisurata Russia comunista ad oriente ed un minac

-

cioso e arrogante avversario anglosassone ad occidente. Fra i vincitori bolsce

-

vichi in Russia, fra i banchieri di Wall Street in America, e praticamente dovun

-

que nel cuore dell’Europa sedevano i nuovi candidati al dominio del mondo: gli

ebrei.

70

Ma gli europei possedevano antiche risorse: dalla fame e dai tumulti delle

piazze e dei campi si alzò la voce geniale di un uomo che chiese ai combattenti

di quella guerra di pretendere il potere contro i borghesi, contro i massoni, con

-

tri i banchieri, contro gli eversori di sinistra. Il suo movimento aveva un pro

-

gramma che, come Benito Mussolini affermò, stava tutto nel nome:

Fasci di

combattimento

. Entro poche settimane a Milano i fascisti, pochi e determinati,

sfasciarono una grande manifestazione socialista che proveniva dall’Arena e

distrussero la sede dell’Avanti: era cominciata la guerra civile.

Dopo breve volgere di tempo – il 1919 e il 1920, gli «anni rossi» che videro

il grande prevalere della Sinistra, vincente alle elezioni coi fascisti che non

ottennero neppure un seggio

il crescere dei Fasci, soprattutto in Romagna, in

Emilia e in Toscana oltre che nelle Puglie, portò il fascismo in nuove elezioni a

fare eleggere 31 propri rappresentanti nelle liste giolittiane, e rovesciò il clima

politico: il dominio della situazione, nelle piazze, nei campi e nelle fabbriche

passò ai Fasci, ai quali affluivano arditi, ufficiali, e giovanissimi. Rafforzato

dall’impresa di D’Annunzio a Fiume e trasformato in Partito Nazionale Fasci

-

sta, il movimento di Mussolini fece fallire un grande sciopero socialista e

dichiarò di pretendere il potere.

Protetti dall’invitto Duca d’Aosta, dalla Regina Madre, da un alto numero di

giovani ufficiali e di burocrati di Stato, da molti Vescovi e preti di base, i fasci

-

sti si riunirono in molte città, occuparono le Prefetture, e mossero verso la

Capitale: era la Marcia su Roma. Il re, consigliato dai generali a non mettere

alla prova l’Esercito, non firmò lo Stato d’Assedio. Il fascismo era al potere.

Il genio di Mussolini fece il resto. Riportò l’ordine in Italia, ascoltò il lavoro,

impose il primo Stato Sociale del mondo, istituì l’assicurazione obbligatoria

contro gli infortuni sul lavoro, ricompose in modo geniale l’antico dissidio fra

Stato e Chiesa, protesse i neonati con l’Istituto per la Maternità, impegnò lo

Stato in una educazione continua dell’infanzia, dell’adolescenza e della gioventù

attraverso le strutture politiche del Regime, raccolse nell’Opera Nazionale

Dopolavoro i lavoratori che lasciavano la fabbrica dopo i turni di fatica, elevò il

livello culturale e civile del popolo favorendone gli spostamenti coi treni popo

-

lari, accolse i bimbi poveri nelle Colonie montane e marine per offrir loro mesi

di sole e di salute, costruì ospedali e sanatori e combattè la tubercolosi; impegnò

nello sport tutte le strutture del Regime ottenendo alti successi, potenziò la

Marina, istituì il corpo dei paracadutisti, lanciò l’Aeronautica. Fondò l’IRI,

sostenne la grande produzione industriale, affrontò la mancanza di moneta con

l’autarchia, cercò con la battaglia del grano il pareggio nel bilancio dei cibi

essenziali, fondò centinaia di nuovi villaggi e città e cancellò la millenaria male

-

fica ostilità delle paludi, diede case a decine di migliaia di poveri, rifece le

Grandi Stazioni, le Università, i Palazzi di Giustizia delle maggiori città italiane,

insegnò ai giovani a marciare insieme, in divisa, con un comune sentire che

potenziava lo spirito totalitario della Nazione. Fece le guerre, le vinse, portò il

prestigio d’Italia fra i più grandi Paesi, fece della Marina una delle maggiori

forze armate di mare del mondo con una eccellente flotta sottomarina, diede

all’Italia un Impero e guardò senza patemi all’Inghilterra che ci strozzava nel

nostro mare. Rimase al potere 23 anni, e

non rubò una lira

.

71

Perse dolorosamente la Seconda Guerra Mondiale, che si concluse con una

sua morte ancora chiusa nella menzogna. Tutti quegli anni tuttavia

quelli del

fascismo al potere

furono certo i più gloriosi, oltre che i più tragici, della sto

-

ria d’Italia negli ultimi 150 anni. E questa Italia di oggi, dai più alti vertici poli

-

tici all’intera classe giornalistica e storica, dimentica che l’Italia fascista, con

infinitamente minor morti di qualche celebre liberaldemocrazia, contenne i suoi

avversari e spazzò via le camorre che ora, col concorso americano, son tornate

a dominarci per intero.

Questa non è l’Italia della Memoria. Questa è l’Italia della squallida Sme

-

moratezza, che di questi 150 anni di storia patria trancia due fette periferiche

per «celebrarle» – la seconda nel torbido clima di menzogne che vi imperversa

dal ’45

mentre uccide nel silenzio la sua dominante porzione centrale che alle

altre due avrebbe dovuto dare un senso e una vita. È un’area che viene sepolta

sotto le croci di centinaia di migliaia di combattenti e di volontari, con migliaia

di decorati e di ardimentosi, e con una frazione maggioritaria di popolo che

mise in gioco la propria vita, a Paese sconfitto, per difendere l’Onore d’Italia.

In verità, cari italiani d’oggi e di domani, questa storia è invece la storia

della Massoneria, che vuole disonorare i nemici già vinti in Europa e nel

mondo per poter continuare a combattere questa interminabile Seconda Guerra

Mondiale, profondamente lontana dall’essere conclusa.

La guerra finì ufficialmente nel 1945. Sono passati da allora 66 anni: l’Ita

-

lia, la Germania e il Giappone, insieme ad altri paesi europei ed asiatici e ad

alcuni Paesi arabi sono ancora occupati dalle forze americane, mentre l’anglo

-

pensiero domina il mondo.

Gianantonio Valli chiama Terza Guerra la rieducazione dei popoli vinti,

insieme all’edificazione dell’immaginario olocaustico e alla dannazione lessi

-

cale del razzismo; e chiama Quarta la guerra per l’invasione dell’Europa da

parte di larghe masse di popoli non europei, chiamati inconsapevolmente dai

vari Servizi e dalle mafie locali a completare l’operazione ebraica di snatura

-

mento delle Nazioni.

Può essere che Valli abbia ragione nell’assegnare alle varie componenti di

questo interminabile dopoguerra nomi di guerre diverse, non più dichiarate

ufficialmente ma ideologicamente e praticamente combattute con totale acri

-

monia: basti pensare alla più piccola ed essenziale, quella contro il

razzismo

,

convenzionalmente cancellato dallo psichismo umano e quindi condannato

quale

termine

, senza discussione di sorta sulle sue motivazioni logiche.

Questo oramai antico conflitto tra l’America del Nord e l’intera Europa per

il controllo del mondo, apertosi con la Guerra di Secessione tra i confederati

del Sud ancora armati dell’amore europeo per la Terra, e gli unionisti del Nord

già armati dei concetti modernisti dell’Industrialismo e del Profitto, questo con

-

flitto che perdura tuttora con la battaglia quotidiana per la Rieducazione, per la

memoria della Shoah, per l’Invasione dell’Europa, per la semina sotterranea

dell’Antirazzismo

che rifiuta la razionalità scientifica nascondendosi dietro il

72

lessicalismo accusatorio

appare aver gettato l’Europa in una povera funzione

servile sotto dispotici padroni dominanti.

Gianantonio Valli guarda a tutto questo dall’alto, e lo osserva col distacco

del

furor philosophicus

, anche se non si può non rilevare, nel suo profondo, la

consapevole sofferenza del vinto. Egli vede le mai smarrite cause remote, e la

lunga, secolare preparazione; vede l’illuminismo, e il deismo, e la nascita delle

banche internazionali; vede la comparsa della cartamoneta e la sua conquista

del potere in Inghilterra, ed il sorgere della Massoneria col suo rapido diffon

-

dersi tentacolare nel mondo; vede le Rivoluzioni americana e francese, il sogno

napoleonico, il crescere della potenza inglese e il suo dominio dispotico dei

mari; vede il progressivo dilatarsi della forza nordamericana di fronte all’ini

-

ziale declino del potere britannico, mentre negli Stati Uniti si accresce in

numero e in ricchezza una folta colonia giudaica proveniente dalla Germania

prima e poi dall’oriente europeo a precedere i banchieri che giungeranno da

Gran Bretagna, Germania e Svizzera; vede l’estendersi dell’Usura bancaria agli

USA col nascere del

Federal Reserve System

, prima banca centrale americana

privata che produce dollari e li presta allo Stato per interesse, come le banche

centrali d’Inghilterra, di Francia, di Germania; e infine vede le due smisurate

Guerre Mondiali che han dilacerato e impoverito l’Europa, vinte dalle demo

-

plutocrazie occidentali col concorso finale degli USA, che calpestano per la

prima volta l’Europa con le proprie truppe nel primo conflitto e che la occu

-

pano, insieme al Giappone e ad alcuni Paesi arabi, per non andarsene mai più

dopo il secondo conflitto: è l’impero degli anglosassoni sull’Europa, guidati dai

banchieri giudeocalvinisti alla conquista di un intero mondo già anglofono.

Valli vede queste lunghe vicende storiche, con gli attuali conflitti che com

-

pletano la Seconda Guerra Mondiale fino al Tempo Ultimo che, in onta al

declino americano recente, è quello di un mondialismo che sembra avviato al

potere. E guarda a questi eventi con lo stacco sofferto del

furor philosophicus

.

Ma io, che questi eventi li ho vissuti e patiti col

furor politicus

di chi ha fatto

una guerra e l’ha perduta, e che continua ancor oggi a perderla

una guerra che

ho cominciato a 13 anni e di cui ora, a 81, non riesco a intravvederne la fine

non mi sento di concordare con lui fino in fondo.

Cominciamo dal titolo del libro:

La fine dell’Europa

. Nulla, nella storia, è

già stato scritto. Il nostro continente è oggi soggiogato dagli anglosassoni e

dagli ebrei, che ne controllano le finanze, che ne dominano i mari, che gli

impongono la loro cultura. Ma gli europei, che sono latini, germanici, slavi,

celti, baltici, ugroturchi, illiri, greci, baschi, georgiani, armeni, fino a quando

tollereranno questo giogo senza ribellarsi? A parte la classe dirigente attuale,

rieducata, massonizzata e giudaizzata, quanto a lungo i popoli subiranno l’in

-

sopportabile peso di questa Usura bancaria che ci obbliga a pagare col nostro

lavoro il gran debito degli Stati Uniti, che continuano a riarmarsi col denaro

altrui? Che continuano a campare, ad elevati livelli di vita, con prestiti che non

si sa ancora se e quando verranno restituiti?

Vi sono ancora, in Europa, popoli che vivono in pienezza di libertà, di com

-

pattezza, di una propria antica civiltà che ripudia i gay e la famiglia «arcoba

-

73

leno»: una è la Russia, con la sua religione, le sue tradizioni, la sua attuale

ripresa demografica. Essa è, profondissimamente, Europa

qualunque cosa ne

pensino gli illuminati opinionisti filoatlantici. Ma vi sono pure, in Europa,

popoli formalmente vincitori ma sospetti nella sostanza per aver sostenuto i

vinti di allora, come i francesi, e quindi vinti come tutti gli altri europei, e

popoli stravinti, perseguitati e rivinti dopo la loro rivolta eroica, come gli

ungheresi, che proclamano ufficialmente la loro terra come Patria dei Magiari

di

tutti

i magiari, anche di quelli che vivono gettati fuori dai confini, con un

ritorno della patria a luogo del Sangue e della Terra come sancito dalla storia e

come negato dalla gran volontà dei mondialisti che vogliono le società multi

-

razziali contro le Patrie eterne

e molti altri popoli, vinti o pseudovincitori ma

alla fine tutti sconfitti, da georgiani a baltici a ucraini a valloni e fiamminghi, a

spagnoli e irlandesi, a norvegesi e croati, sconfitti e vittime, a milioni, dei

sopraffattori anglogiudaici che distruggevano l’Europa sotto i bombardieri

USA e sotto le Bibbie degli antichi genocidi pellerossa.

Questi poveri popoli, a parte le centinaia di migliaia di massacrati a guerra

finita dai Resistenti, questi popoli che ancora vivono nella Carne e nella

Memoria i milioni di compatrioti fatti morire a conflitto concluso per fame e

per stupri, come riusciranno mai a dimenticare questi orrori? Come potranno al

fondo del loro animo pensar di scordare le centinaia di città sconvolte, i secoli

di civiltà sbriciolati e bruciati da migliaia di aerei costruiti per esercitare massa

-

cro terroristico sui civili inermi

preparati da gran tempo prima del conflitto

con questi precisi obiettivi

quando le potenze fasciste mai e poi mai pensa

-

rono a farlo?

Fu una guerra voluta da tempo con odio, con protervia e con acrimonia da

parte anglogiudaica

come mostra la pace rifiutata dall’Inghilterra dopo Dun

-

kerque

e subìta invece dalle potenze fasciste per pura sopravvivenza

come

mostrano l’equa pace concessa alla Francia stravinta e la finta guerra iniziale

dell’Italia che, pur impreparata, aveva una flotta militare che avrebbe potuto

impensierire la Gran Bretagna a Malta, a Suez e in tutto il Mediterraneo.

Oggi, che i popoli piangano i propri morti – anche gli sconfitti «Riedu

-

cati»

e che l’intera Europa ricordi i milioni di figli militanti nelle forze del

-

l’Asse

gli slovacchi, gli ungheresi, i romeni, gli ucraini, i baltici, i polacchi,

i georgiani, i tartari, i norvegesi, gli svedesi, i finlandesi, i croati, i bosniaci, i

serbi, i francesi, i fiamminghi e i valloni, gli olandesi, i danesi, gli spagnoli e

i

portoghesi, i macedoni e i greci, i moltissimi russi e persino gli svizzeri! I

volontari europei, in quasi un milione, combatterono nelle SS europee, dove la

componente tedesca era secondaria.

E che rivivano questi tragici e gloriosi ricordi alla luce della propria civiltà.

Una civiltà ereditata dall’antichità classica e pagana, ma ormai profondamente

cristiana da lunghissimi secoli. Essa ci ha portato le cattedrali e i castelli, e la

germanizzazione di tante popolazioni europee, compresi i finni del settentrione,

gli unni della Pannonia, e il cuore degli slavi delle Russie. E ci portò la Caval

-

leria, i canti epici dei nobili franchi e dei guerrieri di Kiev, e le Crociate d’O

-

riente e quelle della Reconquista iberica, e l’inizio dell’elevazione dell’Europa

74

da luogo di primordi militari barbarici a nuova terra di crescita civile e guer

-

riera.

E ci offrì le Repubbliche marinare, e i Cavalieri teutonici, e i primi ospedali,

e le università, e le grandi Abbazie, e la lenta rinascita di Roma a rinnovare spi

-

ritualmente il magico Impero smarrito. E poi tornò la poesia, giunsero i trova

-

tori, e ricomparvero la pittura e la scultura. Apparve il Rinascimento, a chiu

-

dere l’epoca esaltante di Dante, del Petrarca e del Boccaccio, e quella luminosa

del Guicciardini e del Machiavelli, e ci portò il superbo genio di Michelangiolo

e l’insuperabile grandiosità di Leonardo, e tutta la Civiltà, in Europa e nel

mondo, compì un altissimo balzo verso l’alto. Intanto, il testardo coraggio di

Colombo ci condusse alle Americhe, e il fanatismo morale di Lutero rialzò,

insieme alla Controriforma trentina, il livello spirituale della Chiesa, mentre la

genialità razionale di Galileo apriva al mondo la rivoluzione scientifica.

Ecco, tutto questo ci ha regalato il cristianesimo. Ma non solo. Al deismo

illuminista, che ignorava la forza rivoluzionaria dei Vangeli, esso opponeva la

severa energia del Cristo che alzava il coraggio dei popoli dietro l’indomabile

solidità della Chiesa. È da queste forze che trassero vigore i grandi popoli euro

-

pei nel reagire all’insidia dell’Usura, per battersi fino all’ultima ora contro la

sopraffazione del numero e del danaro: fu cattolica la prima ispirazione del

fascismo slovacco, e di quello croato, e di quelli vallone e fiammingo, e del

nazionalsocialismo ungherese, come lo era stata la nascita del falangismo spa

-

gnolo e la spinta ideale del filofascismo francese; come fu cristiana ortodossa

quella del fascismo romeno e di buona parte di quello russo.

Di quegli anni tragici e sconvolgenti per questa dolente Europa suicida,

accesa dall’Atlantico alla Siberia per il largo sangue dei figli migliori, io ho ben

vivi, da giovane protagonista, alcuni indelebili ricordi. Il

Gott mit uns

, che cin

-

geva la vita dei militanti in armi, era elevato in onore di quel Dio che Hitler

citò in alcuni dei suoi grandi discorsi. E Pio XII, che non volle mai opporre il

magistero della Chiesa al nazionalsocialismo, rispose a Roosevelt, il quale lo

anteponeva al bolscevismo come nemico del Cristo, che esso mai aveva ostaco

-

lato i riti religiosi, o si era opposto alla fede dei credenti.

E ancora rammento che la preziosissima, l’inestimabile raccolta di antichi,

antichissimi testi della grande Abbazia di Montecassino venne salvata

contro

l’atroce e cieca barbarie dei bombardieri alleati

da un generoso intervento dei

Comandi germanici, che nel perfido imperversare della guerra la condussero

intatta alla Città del Vaticano. Altri limpidi ricordi, che riportano la serenità di

eventi che recavano pace nella crudezza dello scontro, sono quelli della nobile

solennità delle Messe al campo, insieme all’alta poesia della Preghiera del

Legionario prima della battaglia o di quella del Marinaio affrontando il mare:

preghiere di questi e di tanti altri combattenti, che lasciarono le proprie ossa

sulle nevi della Russia, nei mobili deserti africani, sul fondo degli oceani, per le

piazze e per i vicoli di questa intera Europa assediata. Il legame col Dio al

quale essi affidavano il proprio spirito – senza sapere un granché del Vecchio

Testamento

era quello di chi legava il proprio Eterno alla misericordia di una

75

divinità che amava i popoli poveri giacché amava le masse dei sofferenti e

quelle degli umili.

Oggi il mio dovere estremo, quel che accompagnerà il mio cuore fino all’ul

-

timo respiro, è l’impegno di proteggere con ogni forza residua la nostra antica

civiltà a fronte dei sistematici rimescolatori di razze e dei distruttori delle

nazioni.

La nostra civiltà vuol dire l’anima della mia antichissima stirpe, vecchia

bastarda fra tanti popoli diversi per qualche migliaio d’anni, tutti però di sicuro

ceppo indoeuropeo: un’unica stirpe con la sua lingua, col suo costume, col suo

ingegno alto e versatile, sulla vecchia terra nella quale il Destino la impastò

perché desse il suo contributo alla Storia degli uomini.

Ogni civiltà ha due dimensioni: una

spaziale

potremmo chiamarla oriz

-

zontale

a legare insieme nelle abitudini, nel carattere, nel senso estetico le

diverse genti che la compongono, e una temporale – potremmo chiamarla verti

-

cale

a legare la continuità fra le generazioni nei lunghi secoli della sua esi

-

stenza. Una delle componenti essenziali di questa continuità, forse la fonda

-

mentale, è la religione.

Se una delle due dimensioni portanti si spezza, o viene rotta dall’esterno,

quella civiltà, inevitabilmente, ne muore.

Toglieteci un elemento del vecchio impasto di stirpi, in gran parte rimesco

-

late nei secoli, toglieteci i veneti o i liguri, o i celti, toglieteci gli etruschi o gli

italici, toglieteci i germanici e i normanni, i greci del meridione o i sardi, strap

-

pateci l’eredità degli antichi Comuni romani e latini, o delle Fare longobarde, o

delle

polis

doriche o ioniche, alterate o riducete il nostro vocabolario all’essen

-

zialità mercantile dell’inglese, cancellate col consumismo o con le degenere

-

scenti invenzioni della famiglia «arcobaleno» americana le sublimi immagini

del nostro antico costume, e la nostra intera società ne uscirà profondamente

ferita e mutilata. Ma

se lasciate spengere la nostra antica religione

, prima la

civiltà italica da Roma e quindi quella europea, ne finiranno

perdute

.

È già una religione profondamente malata. Non tanto nella massa dei cre

-

denti, ma nel suo vertice. La Massoneria la inquina. La grande finanza la condi

-

ziona. Il sionismo la ricatta. E tuttavia, come assai spesso nella storia, la solu

-

zione originerà nel seno stesso della Chiesa. Dietro il cattolicesimo sta la sorte

dell’intera cristianità europea, e quindi della sua civiltà. Io non sarò certo fra

quelli che la vogliono veder finita. Io, al contrario, voglio morire come mio

padre e come i padri suoi: fedeli come sempre nei secoli ad un Padre che

generò un Figlio coll’illuminazione dello Spirito Santo. Un Dio differentissimo

dagli altri Iddii monoteisti: un Dio Uno e Trino.

Ecco, incrociati così i ferri del mio

furor politicus

con quelli del

furor philo

-

sophicus

di Gianantonio Valli

scontro, a nostra vicendevole buona sorte,

senza un singolo spruzzo di sangue

torniamo alla conclusione di questa

recensione.

Avevo scritto, all’inizio, che si tratta di un libro

straordinario

. In verità, esso

è molto di più. Con la sua mole di informazioni, con la serie dei suoi dati, con

la lunga lista delle sue tabelle, coi ricorrenti elenchi di cifre, con l’interminabile

somma di firme

tutti, come sempre, incoercibilmente e inconfutabilmente

documentati

a farne, nell’attuale letteratura mondiale, un libro

unico

.

Un libro unico, ad attuale e futura difesa dell’Europa.

Dell’eterna

io mi auguro, dal fondo del vecchio cuore

grande Europa

dall’Atlantico al Mar del Giappone.

Sergio Gozzoli

Fonte: http://www.uomolibero.com/images/ANTIEUROPA.pdf


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Published: 2013-08-13
First posted on CODOH: Oct. 13, 2017, 2:33 p.m.
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