«Le origini delle "camere a gas" di Auschwitz, vecchi e nuovi documenti», nuovo libro di Carlo Mattogno

Published: 2015-03-26

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Un nuovo libro di Carlo Mattogno su Auschwitz

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Quando i Sovietici entrarono ad Auschwitz, trovarono una documentazione immensa. Buona parte di essa fu lasciata sul posto e fu successivamente usata dai Polacchi per il processo Höss e per il processo della guarnigione del campo, indi andò a formare l'archivio del Museo di Auschwitz; un'altra parte, circa 88.000 pagine, fu portata a Mosca e rimase inaccessibile agli studiosi fino all'inizio degli anni Novanta. All'apertuta degli archivi ex sovietici, inviati del Museo di Auschwitz fotocopiarono e microfilmarono sistematicamente l'intera documentazione; talvolta presero gli originali e lasciarono delle fotocopie, come nel caso degli Sterbebücher (registri dei decessi).

Raccolta questa enorme documentazione, gli storici del Museo cominciarono a catalogarla e a studiarla minuziosamente. Finalmente, nel 2014, uno dei frutti più importanti di questo lavoro è apparso sotto forma di un volume in polacco e in inglese a cura di Igor Bartosik, Łukasz Martyniak e Piotr Setkiewicz intitolato The beginnings of the extermination of Jews in KL Auschwitz in the light of the source materials (Auschwitz-Birkenau State Museum, Oświęcim, 2014) (vedi Immagine 1).

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Quest'opera pretende di fornire nuovi documenti che dimostrerebbero, in particolare, la realtà storica della “prima gasazione” ad Auschwitz, della “camera a gas” del crematorio I del campo principale, dei “Bunker” di Birkenau e anche la presunta attività criminale del “Sonderkommando”, come se nel complesso Auschwitz-Birkenau fosse esistito un solo “Sonderkommando”.

Nello studio fresco di stampa Le origini delle “camere a gas” di Auschwitz. Vecchi e nuovi documenti (Effepi, febbraio 2015, 209 pagine) ho esaminato, inserito nel suo contesto storico e discusso ciascuno dei 74 documenti addotti dagli autori, dimostrando con una profusione di argomenti, resi più vigorosi dai 28 documenti pubblicati in appendice, la totale inanità, e a volte l'aperta malafede, della ricostruzione storica degli autori.

Presento l'Introduzione e la Conclusione del libro.

Introduzione

Il Museo di Auschwitz ha pubblicato di recente un libro bilingue (in polacco e inglese)1 a cura di Igor Bartosik, Łukasz Martyniak e Piotr Setkiewicz intitolato The beginnings of the extermination of Jews in KL Auschwitz in the light of the source materials2.

L'esordio dell'opera mostra subito, già nell'Introduzione, un goffo tentativo di disinformazione:

«Per molti anni, l'inizio dello sterminio ebraico nelle camere a gas è stato uno dei problemi meno indagati nella vasta letteratura sulla storia del KL Auschwitz. Numerose opere monumentali di storici dedicano soltanto poche pagine alla questione» (p. 23).

Qui una nota rimanda a: «Franciszek Piper, The Bunkers - Temporary gas Chambers in Auschwitz 1940-1945 (Oświęcim, 2000), vol. III, pp. 134-143; Jean-Claude Pressac, Technique and Operation of the Gas Chambers (New York, 1989), pp. 161-182; Robert Jan van Pelt, The Case for Auschwitz (Bloomington, 2002), pp. 72, 180».

Gli Autori possono parlare solo per sé stessi e per gli storici olocaustici; per quanto mi riguarda, come essi sanno bene, ma preferiscono tacere, su questo tema ho redatto tre studi di quasi 600 pagine:

– Auschwitz: la prima gasazione. Edizioni di Ar, Padova, 1992 (trad. ingl.: Auschwitz: The First Gassing. Rumor and Reality. Theses & Dissertations Press, Chicago, 2005), 190 pagine, 5 documenti e 33 fotografie;

– Auschwitz: Crematorium I and the Alleged Homicidal Gassing. Theses & Dissertations Press, Chicago, 2005, 138 pagine, 35 documenti;

– The Bunkers of Auschwitz. Black Propaganda versus History. Theses & Dissertations Press, Chicago, 2004, pp. 264 pagine, 26 documenti e 18 fotografie.

Gli Autori spiegano poi che questa lacuna della storiografia olocaustica dipese soprattutto dalla mancanza di fonti documentarie, «sostanzialmente limitate a raccolte di racconti, memorie e testimonianze rese durante i processi dei criminali nazisti dopo la fine della guerra». Ma, a partire dal 1990, grazie all'apertura degli archivi di Mosca, «divenne possibile accedere alla documentazione tedesca che rende possibile colmare in una misura considerevole la conoscenza storica sul funzionamento delle prime camere a gas di Auschwitz» (p. 23). Tutta questa documentazione è stata catalogata e studiata dagli storici del Museo di Auschwitz:

«In conseguenza di ampie ricerche effettuate sia nella collezione della Zentralbauleitung, sia in altre fonti archivistiche, è stata identificata una serie di documenti interessanti prima ignoti» (p. 24).

Questa rivendicazione è un po' pretenziosa; dei 74 documenti da essi pubblicati, 9 li avevo già pubblicati io, 3 Pressac, inoltre 19 li avevo menzionati e discussi.

Gli Autori hanno suddiviso questi documenti in 6 sezioni (p. 24):

1) «La storia delle camere a gas [sic]3 del crematorio I del campo di Auschwitz I»: documenti 1-7.
Titolo della sezione: «Il crematorio e la camera a gas del campo principale di Auschwitz I» (p. 41).

2) «Il funzionamento delle camere a gas provvisorie di Birkenau, note come bunker I e II (la “casetta rossa” e la “casetta bianca”»): documenti 8-20.
Titolo: «Camere a gas provvisorie bunker I e II di Birkenau» (p. 63).

3) «Le baracche di legno usate come spogliatoi per le persone uccise nei bunker I e II»: documenti 21-42.
Titolo: «Le baracche spogliatoio presso i bunker I e II» (p. 103).

4) «La storia della rampa di scarico dove gli Ebrei deportati ad Auschwitz subivano la selezione»: documenti 43-51.
Titolo: «La vecchia rampa ferroviaria (Alte Judenrampe)» (p. 173).

5) «L'istituzione del Sonderkommando e il suo primo anno di esistenza»: documenti 52-58.
Titolo: «Il Sonderkommando».

6) «Le uccisione in massa, note come “azioni speciali” eseguite al campo»: documenti 59-74.
Titolo: «Sonderaktionen (Azioni speciali)» (p. 215).

 Se si escludono i 9 documenti olocausticamente insignificanti sulla “Judenrampe”, 31 documenti su 65, poco meno della metà, non sono affatto nuovi.

Rimando l'esame dettagliato dell' Introduzione nella Parte Seconda di questo studio, perché solo la previa analisi dei documenti addotti nel libro permette la piena comprensione del mio esame critico delle affermazioni degli Autori.

Conclusione

Il commento dei documenti da parte degli Autori finisce qui. Essi chiudono l'Introduzione (p. 38) asserendo che Auschwitz negli anni 1942-1943 da campo di concentramento di medie dimensioni si trasformò «nel più grande centro di sterminio in massa» in una «radicalizzazione» che non derivò «da una singola decisione», ma fu l'effetto di molti fattori, smentendo clamorosamente le dichiarazioni di Höss, che faceva dipendere il presunto sterminio ebraico da due fatidiche decisioni, una di Hitler nel giugno 1941 (presunto ordine di sterminio ebraico), l'altra di Himmler nel luglio 1942 (presunto ampliamento a livello europeo dello sterminio ebraico prima regionale).

Per quanto riguarda i “Bunker”, gli Autori pretendono che avrebbero fatto 250.000 vittime dal marzo 1942 all'aprile 1943, ma la cosa più prodigiosa è che questo immane sterminio sarebbe avvenuto senza lasciare la minima traccia documentaria.

Ho infatti dimostrato che nessuno dei 74 documenti da essi pubblicati ha una qualunque relazione con i “Bunker” in particolare e il presunto sterminio ebraico in generale e che, per creare delle relazioni fittizie, gli Autori hanno sistematicamente travisato e stravolto i documenti, ignorato il loro significato e il loro contesto, fornito interpretazioni totalmente inconsistenti e fantasiose, mostrando una superficialità e una inettitudine storiografica soprendenti; ma il rimprovero maggiore che deve essere loro ascritto, ben più grave del puerile e stolido teorema della terminologia “criptata”, è l'inganno fondamentale in virtù del quale, nonostante i numerosi documenti contrari, che essi ovviamente mai citano, ad Auschwitz sarebbe esistito un solo e unico “Sonderkommando”, talché ogni documento che contiene questa parola sarebbe una prova dell'esistenza dei fantomatici “Bunker” di Birkenau.

L'opera degli Autori ha però anche un aspetto meritorio: l'aver pubblicato una selezione di documenti che, inseriti nel loro contesto, aiutano a far luce su aspetti ancora poco chiari della storia di Auschwitz. Il presente studio può dunque essere considerato una sorta di aggiornamento e di completamento del mio libro “Sonderbehandlung” ad Auschwitz. genesi e significato, le cui tesi, grazie ai documenti presentati dagli Autori, risultano confermate e consolidate .

Note

1 In questo studio mi baso sul testo in inglese, ma ricorro, quando è necessario, a quello polacco.

2 Auschwitz-Birkenau State Museum, Oświęcim, 2014. Nelle mie citazioni indico le relative pagine tra parentesi tonde.

3 Il testo polacco dice “komory gazowej”, della camera a gas (p. 8).

Nota di Olodogma

Il libro di Carlo  Mattogno, Le origini delle "camere a gas" di Auschwitz, vecchi e nuovi documenti, 165 pagine di testo, 527 note, 28 documenti presentati, una bibliografia di 53 testi, un funzionale indice dei  nomi con numero di pagina relativa, può essere richiesto all’editore EFFEPI di Genova scrivendo a: [email protected] , oppure  chiamando i numeri telefonici 010-642 3334  –  338-9195220

 


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First posted on CODOH: Dec. 5, 2018, 7:40 a.m.
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