L'ebreo sionista radicale klatzkin jakob: il ghetto (ebraico) fu uno Stato nello Stato!

Published: 2014-05-08

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Il brano sotto riprodotto col consenso dell'Autore, Dott. Gianantonio Valli, che ringraziamo per la signorile disponibilità e gentilezza, è tratto da HOLOCAUSTICA RELIGIO. Psicosi ebraica, progetto mondialista, seconda edizione, ampliata, corretta  e reimpostata, di Holocaustica religio – Fondamenti di un paradigma. Esattamente costituisce la Nota 15, pagg.247-8. La naturale deduzione della lettura di simili affermazioni, dell'anno 1916, è che il ghetto ebraico essendo uno "uno Stato nello Stato" comportava, necessariamente, una doppia "fedeltà", una al ghetto e alle sue regole ed una alle regole dello stato in cui era incistato il ghetto...ma... "che sempre ci siamo adoperati a rimuovere o aggirare"... Stranieri ovunque, tanto da invocare una stella gialla come onorevole segno distintivo(1) ! Olodogma

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Der-Jude-Zeitschruft-1916

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

15. il sionista radicale Jakob Klatzkin (ebreo, filosofo, pubblicista) (2), sul mensile Der Jude n.9, 1916, riconoscendo essere gli ebrei, prima che una comunità religiosa, una comunità giuridico-economica dotata di specifici codici di comportamento, poiché il giudaismo, prima che una religione, è una Costituzione statuale che, pur formalmente accettandoli ed anzi subendoli, rigetta gli ordinamenti e le Costituzioni degli altri Stati:

«Il segreto della nostra durata nel galut (diaspora, esilio, ebraici)  va cercato nella nostra religione. Essa è la forza che ci separò dai popoli e ci mantenne uniti nella diaspora. Le mura esteriori del ghetto alzate dai nostri nemici non avrebbero potuto adempiere a tale compito.
Invece le mura interiori, che abbiamo fondato con la nostra religione, portato con noi nelle peregrinazioni e sempre rafforzato quando ci fermavamo in nuovi centri, queste mobili "tende di Giacobbe" sono ciò che ci hanno ovunque assicurato una patria.

Il giudaismo è ricco di recinzioni che delimitano il nostro essere contro il mondo

che ci circonda e allontanano ogni cosa straniera. Il giudaismo è ricco di forme che ci uniscono e contrassegnano nella sostanza e nella forma. Diversamente dalle altre religioni, la nostra non è una dottrina concettuale, ma una dottrina giuridica. Nelle nostre leggi opera il diritto all'autodeterminazione. Abbiamo perso il nostro Stato ma non la costituzione del nostro Stato; la salvammo in quanto Stato da portare con noi, ed essa ci rese possibile un'autonomia nazionale anche nella diaspora»,

ed ancora:

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«Certo, molte leggi persero valore dopo la perdita del nostro Stato, ma in complesso la nostra Costituzione spirituale restò sempre in vigore; venne ampliata, completata e perfezionata da più puntuali decisioni. Solo il codice giudaico resse e conformò la nostra vita in ogni espressione.
Solo la giurisprudenza giudaica fu determinante. Mai ci siamo appellati alla giurisprudenza dei goyim, mai ne abbiamo riconosciuto i codici. Quando ci hanno costretto alle loro leggi, le abbiamo considerate imposizioni gravi e maligne, che sempre ci siamo adoperati a rimuovere o aggirare. Esse hanno mantenuto il carattere di "gserot [sciagura, violenza] di un empio dominio" anche quando siamo stati costretti ad accettarle con la formula "la legge del paese è la legge" [dina de-malkuta dina, cioè: "vale il diritto dello Stato", espressione coniata da Mar Samuel e usuale all'intero ebraismo]. Perciò il delatore (mossar), cioè un ebreo che aveva denunziato al potere un confratello, fu sempre condannato a rifondere il danno o a scontare altra pena ed espulso dalla Comunità. I nostri esilarchi, gaonim e rabbanim non erano sacerdoti e curatori di anime... come piace definirsi, seguendo la spiritualità cristiana, ai moderni rabbini occidentali che riducono il giudaismo a Chiesa; erano invece capi e amministratori della Comunità; erano giudici, dajanim; erano le massime autorità del nostro Stato in esilio [...] Quindi il dominio straniero non ha potuto sottrarci la nostra auto-amministrazione, finché siamo rimasti sotto lo scudo delle nostre leggi e dei nostri giuristi. Non siamo stati una comunità di fede, ma una conchiusa comunità giuridica ed economicaNon tanto una professione di fede, quanto un codice di comportamento fu la struttura portante del nostro popolo. Non la dottrina religiosa ed etica del giudaismo, quanto le concrete forme della Costituzione del nostro Stato ci separarono da tutte le nazioni ove ponemmo le tende. Non riposammo nei giorni di riposo del popolo che ci ospitava,  festeggiammo nei suoi giorni festivi, non partecipammo delle sue gioie e dei suoi dolori, non ci demmo cura del benessere di uno Stato che ci era estraneo. Un possente muro, da noi stessi eretto, ci separò dal popolo che ci ospitava, e dietro il muro visse uno Stato ebraico in miniatura [...] Così abbiamo chiamato "Terra di Israele" la nostra residenza in Babilonia. E rav Huna potè dire: "In Babilonia ci consideriamo come in Terrasanta. Anche in ogni altra terra ove poi ci stabilimmo, il ghetto – che aveva fondamento e ragione nella nostra costituzione giuridica e non nei malvagi propositi dei nostri nemici – fu uno Stato nello Stato"»... (3)

Note:

1) In Germania, nel 1933, venne coniato lo slogan «Portatela con orgoglio, la Stella gialla!»  Slogan, il più popolare di quegli anni,  che venne coniato dal caporedattore della “Jüdische Rundschau”, l'ebreo weltsch robert, ed esprimeva bene lo stato d’animo di quell’epoca.
Formulato come risposta al Giorno del boicottaggio (primo aprile 1933), cioè più di sei anni prima che i nazionalsocialisti costringessero realmente gli ebrei a portare per distintivo una stella gialla a sei punte in campo bianco, tale slogan era polemicamente rivolto contro gli «assimilazionisti» ebrei. Maggiori informazioni QUI.

2) Jakob KlatzkinYakov/Jakub Klaczkin, יעקב קלצקין‎;  Яков Клачкин, 3 October 1882, Biaroza, now Belarus - 26 March 1948, Vevey, Switzerland) was a Jewish philosopher, publicist and publisher. Klatzkin was born in Kartoz-Brioza, a son of the local Rabbi Eliyahu Klaczkin. (http://en.wikipedia.org/wiki/Jakob_Klatzkin)

3) L'opera del Dott. Gianantonio Valli può essere ordinata presso:  Effepi Edizioni, telefonando al  338-9195220, o contattando l'editore all'indirizzo [email protected]

 

 


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Published: 2014-05-08
First posted on CODOH: May 17, 2018, 6 p.m.
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