Nel Marzo 1941 l'ebreo kauf­man theodor decreta : Germany must perish, la Germania deve morire

Published: 2012-11-22

Premessa-Avviso

Ci giungono richieste di acquisto dell'opera del Dottor Gianantonio Valli "HOLOCAUSTICA RELIGIO, Psicosi ebraica, progetto mondialista", segnaliamo che l'opera è disponibile e può essere ordinata a effepi edizioni, http://www.angelfire.com/rnb/effepi/ :

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"La Germania deve morire" e ruolo degli ebrei nell' IMT di Norimberga

Nel Marzo 1941,in USA, l'ebreo kaufman theodor decreta,emette, la sua fatwa (ebraica) : Germany Must Pe­rish, la Germania deve morire, ne riempie 104 pagine deliranti . Un annuncio sul New York Times,ci informa che il libro è stato pubblicato il 1 Marzo 1941(1), quindi l'idea centrale del libro era stata elaborata ,inevitabilmente, alcuni mesi prima; consideriamo i tempi di scrittura e di tipografia e fissiamo una data qualunque a fine 1940 per la situazione "fotografata" dall'ebreo kaufman. Facendo mente locale rileviamo che 1) Nel marzo 1941 la Germania non aveva ancora occupato i Balcani 2) Nel marzo 1941 non c'era ancora stata l'invasione tedesca dell'Unione Sovietica,che si sarebbe verificata nel mese di giugno 1941 (anche se i tedeschi avevano già riconquistata la loro terra che, dopo la loro prima guerra mondiale, era stata ceduta per formare la Polonia, e aveva annesso l'Austria) 3) Nel marzo 1941 non c'era ancora stato l'attacco giapponese a Pearl Harbor,che sarebbe avvenuto nove mesi dopo,il 7 dicembre 1941 4) Nel marzo 1941 Hitler NON aveva ancora, come immotivatamente pretende la storiografia sterminazionista,dato l'ordine di sterminio degli ebrei europei al Comandante di Auschwitz SS-Obersturmbannführer Rudolf Höss! Ordine "impartito" a "Maggio "1941 o nell'"estate" 1941 5) Nel marzo 1941 non era ancora stata tenuta la "conferenza di Wannsee", indicata come sede decisionale e pianificatrice dello sterminio degli ebrei,come stoltamente ed immotivatamente ha preteso e pretende la storiografia sterminazionista,tale conferenza originariamente fissata per il 9 dicembre 1941,poi spostata al 20 gennaio 1942 a Berlino-Wannsee! 6) Nel Marzo 1941 gli ebrei potevano tranquillamente emigrare dal Reich ,come stabilito il 28 Agosto 1933 nell'Accordo di traferimento sottoscritto dagli ebrei tedeschi e governo del Reich, infatti solo dal 20 maggio 1941 Heydrich proibi l'emigrazione ebraica da Francia e Belgio,e ad Ottobre 1941 da tutti gli altri Stati sotto controllo tedesco! Stante ciò se ne deduce, tranquillamente, che l'odio anti-tedesco del kaufman, era motivabile solo dal pregiudizio razziale! 1) http://en.wikipedia.org/wiki/Germany_Must_Perish!

______________________Germany Must Pe­rish,estratti________________________

(...) Quanto al più allucinato aizzatore d'odio, quel Theodor N. (verosimilmente N = Na­than, anche se Wolfgang Benz deriva l'iniziale da Newman) Kauf­man intimo di Roosevelt e pre-sidente del­l'A­merican Peace Lea­gue (!: «ubi solitudinem faciunt, pacem appellant, dove fanno deserto, lo dicono pace», aveva preannunciato Tacito, Vita di Agricola 30), di lui esce, nell'A­meri­ca «neutrale» e con l'Olo-Immagi­nario di là da venirecon tesi quindi fredda­men­te ela-borate perlomeno da mesi, e non formu­late a ri­tor­sio­ne post factum – un libello dall'ine­qui­voco titolo: Germany Must Pe­rish, «La Ger­ma­nia deve mo­ri­re». Per assi­curare la massima diffu­sione del «Book that Hitler Fears, libro che spaventa Hi­tler», le 98 pagine vengono diffuse in centi­naia di migliaia di copie al popolaris­si­mo prezzo di 25 cents. Quanto di più chiaro sono gli intendimenti, esplicitati dal compia­ciuto battage pubbli­citario: «Delle migliaia di libri anti-nazisti pubblicati nei pochi anni passati, Germany Must Perish è l'unico volume che ha pian­ta­to paura e terrore nel cuore e nell'anima dei nazisti. Questo libro sorprendente [amazing] ha irritato talmen­te il Dr. Goebbels che egli lo ha denunciato sulla prima pagi­na di ogni quoti­dia­no tedesco e sull'intera rete radio tedesca! Inoltre, lo stesso quotidiano di Adolf Hitler, in una delirante ed assurda dichiarazione sul libro, ha sostenuto che a scrivere Germany Must Perish non è stato Kaufman, ma il Presidente Roo­se­velt». Il concetto di fondo del libello – la necessità di una «soluzione fina­le» (questa sì, finale) del proble­ma tedesco come raccomandato con l'antica Parola da Maimonide in Sefer mitzvot 73, 2:

«Il 188° coman­damento è che Dio ci ha ordinato di cancellare il nome di Ama­lek, e cioè uomini e donne, bambini e adulti; poiché Dio parlò (Deute­ro­nomio XXV 19): devi an-nientare il nome di Amalek»

– si fonda sul più puro odio razzista (egual­mente Roosevelt avreb­be definito, il 21 ottobre 1944, i tedeschi «tragica nazio­ne» e «razza tedesca»): «Questo a­gile volume deli­nea un piano globale per estinguere [extinc­tion] la nazione tedesca e annientare [era­dica­tion] dalla terra tutte le sue genti. Contie­ne inoltre una carta (foto sotto)che illustra il possi-bile smembra­mento territoriale della Germania e la ridistribu­zione del suo territo­rio».

L'odier­na guerra, inizia Kaufman ricalcando il Churchill primo ministro del maggio 1940 («Non faccio la guerra a Hitler, ma una guerra alla Ger­mania»; nove mesi prima, più virtuoso era stato Chamberlain, all'u­sua­le ricerca di una giustifica­zione «morale», asserendo di lottare «non contro il popolo tedesco, ma contro il nazismo»), non è infatti «una guerra con­tro Adolf Hitler. E nemmeno è una guerra contro i nazisti. È una guer­ra di popoli contro popoli, di popoli civili che tendono alla luce contro barbari incivili che amano le tenebre. Ai popoli di quelle nazioni che sarebbero passate piene di speranza in una nuova e migliore fase di vita, si sono contrapposte le genti di una nazione che tornerebbe

entusiasta alle Età Buie. È una lotta tra la nazio­ne tedesca e l'umani­tà. Hitler non è colpevole di questa guerra più di quanto lo fu il Kaiser per la precedente. O Bismarck prima del Kaiser. Costoro non sono stati gli autori, ma [solo] i capi delle guerre condotte dalla Ger­mania contro il mondo. Essi non fanno che riflettere l'inna­ta, seco­lare bra­ma della nazione tedesca per la conquista e l'assassinio di massa. L'attuale guerra è condotta dal popolo tede­sco. È lui il respon­sa­bile. È lui che dovrà pagare per la guerra. In caso contrario, ci sarà sempre una guerra tedesca contro il mondo. E con una simile spada perenne­mente sospesa sul capo delle na­zio­ni civili non importa quanto grandi saranno le loro speranze, quanto strenui i loro sforzi: nulla accadrà nel perseguimen­to di quelle fer­me e solide fondamenta di pace permanente che esse dovranno stabili­re, se vorran­no iniziare a costruire un mondo migliore. Perché non basta che non ci siano più guerre tedesche in concreto; non dovrà esserci nemmeno la minima possibilità che ne scop­pi­no. Uno stop definiti­vo alle aggressioni tedesche, non una tregua tempora­nea, deve essere l'obiettivo dell'odierna lotta. Il che non significa un predominio armato [delle altre nazioni] sulla Germania, o una pace con ag­giustamenti territoriali, o una speranza fondata su una nazione sconfitta e pentita. Tali soluzioni non sono ga­ranzie sufficienti contro altre aggressio­ni. Que­sta volta la Germania ha imposto al mondo una GUERRA TOTALE. Perciò la Germa­nia deve venire punita con una PUNIZIO­NE TOTALE. C'è solo un tipo, uno solo, di Puni­zio­ne Totale: la Germa­nia de­v'essere liquidata per sempre! Assolutamente in con­cre­to, non in teoria [Germany must perish forever! In fact – not in fancy!]».

«Quotidianamente l'osservazione conferma a noi, e le bombe ad altri popoli meno fortunati, la verità che la dottrina tedesca della forza non si fonda su oppor­tu­nismi politici od urgenze economiche. La personale brama di guerra dei reggitori della Germania non è che una componente della brama di guerra che anima le grandi mas­se tedesche. I capi tedeschi non sono isolati dalla volontà del popolo tedesco, poiché senza di esso non potrebbero divenire tali, e neppure esistere. Le ispirazioni persona­li, le motivazioni, perfino l'acquiescenza alle azioni del loro popolo sono un tutt'uno, e tutte tratte dai capi tedeschi dalle profondità dell'anima nazionale tedesca. Troppo spesso si è preteso che l'attuale assalto tedesco al dominio del mondo fosse unicamente un gangsteri­smo da strada organizzato e praticato su scala nazionale, derivante in parti­co­lare dalle classi inferiori, feccia della Germania. Tale visione non è suffra­gata dai fatti, perché la stessa brama, la stessa forza bruta che i tedeschi spiegano oggi sotto la guida della cosiddetta "classe inferiore nazista", essi hanno egualmente spiegato nel 1914, in un'epoca in cui il paese era guidato dalle "classi superiori" e dagli "elementi più nobili", gli Junker. E un gran numero di intellettuali tedeschi, un'altra "classe superiore" tedesca, siede nel Reichstag. «No! Il problema del germa­ne­simo non possiamo lasciarlo alla prossima genera­zio­ne. Il mondo non dovrà essere nuova­mente angariato e torturato sulla ruota tedesca. Nostro è il problema, nostra la soluzione! Il mondo ha imparato, con una conoscenza nata da tragedie troppo nume­ro­se, troppo orribili da essere rammentate, che quali che siano i capi o le classi che guidano la Germania, questo paese scatenerà sempre la guerra contro il mondo, per­ché la forza che spinge i tedeschi è un compo­nente inseparabile dell'anima collettiva di questa nazione. Vero è che, un tempo, l'anima avrebbe potuto essere foggiata in altro modo. Ma il momento fu nei cicli dell'incivilimento, migliaia di anni fa. Oggi è troppo tardi. Noi lo sappiamo. Gli uomini del 1917, no. Non avevano un preceden­te sul quale basare la propria espe­rien­za (qui l'ebreo kaufman cade in terrificante contraddizione, innanzi afferna "seco­lare bra­ma della nazione tedesca per la conquista e l'assassinio di massa", quindi afferma una costante nel tempo delle guerre "tedesche" e afferma che "gli uomini del1917 non avevano un preceden­te sul quale basare la propria espe­rien­za "! ) .

Oggi, noi non abbiamo scuse. I loro vani sacrifici e i loro inutili sforzi devono oggi dettarci le nostre azioni e decisioni. Oggi stiamo pagando per la mancanza di esperienza della passata generazione nel trattare i popoli della nazione tedesca. Quando e se giungerà per noi il mo-mento di dover de­ci­dere e agire, non ripeteremo i loro errori. Il costo sarebbe troppo alto; non solo per noi, ma per ogni futura generazio­ne [...] Nel 1917 i soldati americani, come quelli di ogni altra grande nazione, furono costretti ad uccidere i nemici a milioni. Per cosa? Pensiamo di essere costretti a uccidere di nuovo? Le guerre, invero, vengono vinte uccidendo, non morendo. E di nuovo, per cosa? Un altro inganno? Ingannare i nostri soldati diverrà costume nazionale? Perché, chiaramen­te, combattere ancora la Germania in difesa della demo­crazia senza pensare di annien­tare tale paese sarebbe, anche se la Germania perdesse la guerra, una vittoria tedesca. Combattere, vince­re e questa volta non finire per sempre il germanesimo sterminando completa­mente questa gente [To fight, to win, and not this time to end Germa-nism forever by extermining com­ple­tely people] che diffonde la sua dottrina, vuol dire annun-ciare lo scoppio di un'altra guerra tedesca entro una generazione».

«Non ci serve condannare i tedeschi. Si condannano da sé. Perché basta leggere e ascoltare quanto scritto e detto dai soli tedeschi; osservare quanto fatto dai soli tedeschi; sopportare le sofferenze e i disastri causati dal solo popolo tedesco nel persegui­mento dei suoi ideali megalo­maniaca­li e nelle sue aspira­zioni demoniache, basta questo per realizzare che sono i tedeschi stessi a decreta­re, quasi ad esigere di essere ostracizzati dal resto dell'umani­tà [that it is the Germans themselves who decree, almost demand, their ostracism from their fellowman]. Hanno perso il deside­rio di essere esseri umani. Non sono che bestie; e come bestie andranno trattati [...] I tedeschi sono un popolo detestabile. Pensano e sognano solo imbrogli. La loro gioia più grande consiste nel trovare difetti agli altri, strillare e minacciare. Sventola­no braccia come mazze ferrate; invece del normale linguaggio umano le loro bocche emettono rombi d'artiglieria e clangore d'acciai; la loro vita è un'esplo­sione infinita. Il tedesco non vive sulle alture; evita la luce, e dal suo covo rubacchia nozioni qua e là per rabberciare trattati, esercita la sua maligna influenza sui giornali, studia le mappe, misura gli angoli e traccia con compiaciuto zelo le frontiere. Per lui, amare il proprio paese vuol dire disprezzare, schernire e offendere ogni altro paese. I tede­schi sono capaci di poco, solo di odiare e mentire, anche a se stessi. Si immi­schiano nelle faccende altrui, ficcano il naso in questioni che non li riguardano, criticano ogni cosa, spadroneggiano su ogni cosa, abbassano e distorcono ogni cosa. Che pena che ventitré secoli dopo Socrate e Platone, due millenni dopo Cristo, la voce di simili uomini risuoni ancora nel mondo, peggio ancora che venga ascoltata e peggio infine di tutto che qualcuno le creda! Per loro un paese è un organismo segregato, e ammet­tono che si possa vivere e respirare in una atmosfera di arrogante disprezzo per i vicini. Concepi­sco­no il loro paese come un centro permanente di dissoluzio­ne, un mostro divorante e insaziabile, un animale da preda la cui unica funzione è il sac­cheg­gio. Quanto non possiedono, è stato loro rubato. L'universo appartiene a loro di diritto. Chiunque tenti di fuggire la loro tirannia è un ribelle». Ecco quindi la soluzione, radicale: l'allegata carta d'Europa, progenie d'innumeri piani anteguerra del mas­so­nismo franco-anglo-russo-serbo-ceco-polacco tracciati da mezzo secolo, è chiara. Il Reich è scompar­so; non frantuma­to come i Tre Grandi avrebbero deciso a Tehe­ran, Yalta e Pots­dam, ma proprio letteralmente scomparso: Berlino è diventata po­lacca, Mona­co france­se, Amburgo o­landese, Lip­sia e Vienna ceche, danese è l'intero Schleswig-Holstein, il Belgio giunge al Reno; persino la Svizzera, la mite Svizzera, occupa l'Allgäu e il Vorarl­berg. Questo per il territorio. Quanto al popolo ribelle, è da ingenui pensare che basti abbattere il «nazismo» e instaurare un governo democratico senza agire sul sostrato biologico; o che basti frammentare il paese in piccole entità autonome; è illusorio pensare che basti rieducare le gio-vani generazioni; e altrettanto che basti tenere quella nazione sotto il controllo permanente di una forza di polizia internazio­nale: «Perfino se tale gigantesca impresa fosse fatti­bi­le, la vita stessa non lo permettereb­be. Come la guerra genera la guerra, l'oppres­sio­ne genera la ribellione. Orrori impensati ne nascerebbe­ro. Ed allora vediamo che non esiste via di mezzo; nessun patteggiamento, nessun compromesso o transazione, nessun accomodamento politico o economico­. Non esiste, alla fine, altra soluzione che questa: la Germania deve sparire per sempre dalla faccia della terra! [that Germany must perish forever from this earth!] E questo, fortunata­mente, come tosto vedremo, non è un problema difficile da risolvere». Aprendo il settimo capitolo «Death to Germany», il Pianifica­tore raccomanda, in­fatti, «to achieve the purpose of German extinction, per conseguire lo scopo di estin­guere la nazione tede­sca», di sterilizzare 48 milioni di persone, cioè quelle in grado di procreare (i maschi sotto i 60 anni e le donne sotto i 45), sui 70 milioni di abitanti che conta il paese, esclusi i territori annessi o conquistati: «Questo meto­do, noto alla scienza come steri­lizzazione eugeneti­ca, è subito prati­ca­bi­le, è umano e pre­ci­so. La sterilizza­zione è divenuta cosa scientifica, il miglior mezzo per liberare la razza umana dai suoi disadattati: il degenerato, il pazzo, il criminale ereditario» ( altro terrificante tonfo dell'ebreo kaufnab; l'Eugenetica come..."il miglior mezzo per liberare la razza umana dai suoi disadattati: il degenerato, il pazzo, il criminale ereditario", praticamente ammette come "miglior mezzo" un "tema" che poi verrà buttato in faccia ai Tedeschi! ). La steri­lizzazione non va confusa con la castrazione, è operazione semplice e sicura, innocua e indolore, che non mùtila né desessualizza [nei­ther mutilating nor unsexing]: «Si prendano ad esempio 20.000 chirur­ghi e si ipotizzi che ognuno di essi possa compiere quotidia­namente alme­no 25 ope­ra­zioni: non oc­correreb­be più di un mese per portare a termine tale compito [...] Poi­ché la sterilizza­zione delle donne richiede più tempo, si può invece valutare che l'intera popolazione fem­mi­nile tedesca possa venire steri­liz­zata in tre anni o anche meno». Tale misura, associata ad un prevedibile tasso di mortalità del 2%, quindi con una scomparsa annua di un milione e mezzo di persone, con­durreb­be, nell'arco di due sole genera­zioni, ad annientare ogni goccia di sangue tedesco, cosa positi­va non solo per i tedeschi, ma per l'intera umanità: «La conseguente graduale scom­par­sa dei tedeschi dal­l'Europa non avrà alcuna conse­guen­za negativa per quel conti­nente, così come non l'ha avuta per l'America la gra­dua­le scomparsa dei pelliros­sa». «Circa 70 milioni di tedeschi restano nel cuore d'Europa. Nessuna persona seria ne chiede lo sterminio», scriverà invece, nel luglio 1945, il trio Gerhart Eisler, Albert Norden (già autore, nel 1942, di The Thugs of Europe) e Albert Schreiner; e, in effetti, talmente insolito suona oggi il proget­to castratorio, che Richard Breit­man finge di non credervi: «Durante il 1941 i nazisti avevano tra l'altro accusato pubblica­mente gli ebrei ameri­ca­ni d'aver proget­tato di sterilizzare tutti i tedeschi d'età inferiore ai sessant'an­ni, sicché qualunque punizione assegnata a quell'etnia sarebbe apparsa giu­stificata. L'ac­cusa, per quanto stravagante possa apparire, ebbe qualche effet­to [«La diceria pare fosse trat­ta da un libro di Theodore Kaufmann, Germany Must Die», postilla­ in nota 36/X e poi... due "n" nel cognome e "Die" invece di "Perish", ma suvvia!]», lanciando l'ul­timo veleno attraverso il freudismo: «A volte la condotta che i gerarchi attribui­vano agli ebrei era l'immagi­ne di ciò che gli ideologi nazisti intende­vano fare agli stessi ebrei, un fenomeno che gli psichiatri chiamano proiezione». Più in dettaglio occorre, secondo TNK: 1. disarmare e asportare dalla Germania ogni armamento, pesante come leggero, 2. mettere sotto sorveglianza tutte le azien­de e l'in­du­stria pesante, 3. suddivi­dere l'esercito in gruppi, individuarne e concentrarne reparti in zone off limits e stermi­narli som­mariamente, 4. raggruppare la popola­zione ci­vile in zone separa­te e sterilizzarla, 5. suddi­vi­dere il resto dell'eserci­to, a sterilizza­zio­ne comple­ta­ta, in battaglioni del lavoro da usare nella ricostruzio­ne delle città che hanno di­strut­to, 6. frantumare e ripartire la Germania tra le potenze vincitri­ci («L'allegata cartina dà qual-che idea del possibile riaggiustamen­to delle terre che potrebbe essere fatto in parallelo con l'an­nientamento della Germania [with Ger­many's extinc­tion]»), 7. vietare gli spostamenti dei civili fuori delle rispettive zone finché non sia stata compleata l'opera di steriliz­za­zione, 8. chiudere la popola­zio­ne nelle zone: i vinti non solo sa­ran­no soggetti all'obbli­go di apprende­re le lingue dei popoli padroni e a cessare entro un anno la pub­blicazione di nuovi libri in tedesco, ma verran­no proibiti l'inse­gna­men­to del tedesco, la diffusione di libri e rivi­ste, le trasmissioni radio e le scuo­le di lingua tedesca (a prescindere dalla «misera» fucila­zione di 242 «collabora­zionisti» e dalle decine di migliaia di provvedi­menti carce­ra­ri e di divieto professio­nale, tale misura di denazio­na­liz­zazio­ne sarebbe stata esem­plar­mente applicata dal governo belga nella «ritornata» enclave di Eupen-Malmedy: impo­sto il francese e proibita la pratica pub­bli­ca e l'in­se­gna­mento del tede­sco, fino al 1956 i risorti «belgi orien­tali» possono uscire dalla zona solo con permessi spe­cia­li, mentre solo nel 1963 viene riam­messo nelle scuole lo studio del tedesco e nel 1989 il suo uso nei proces­si;

nulla di diverso da quanto rozza­mente auspicato il 17 novembre 1942 dall'arguta e cosiddetta «Anna Frank»: «Si pre­ga parlar sem­pre piano; so­no ammesse tutte le lingue civili, e quindi non la tedesca»),

9. una eccezione all'ob­bligo della sterilizza­zio­ne potrebbe essere possibile nei confron­ti di quei pochi tedeschi i cui parenti sono cit­ta­dini delle nazioni vincitrici, alla condizione che questi ultimi si assumano «la responsabili­tà fi­nanziaria per farli emigrare e sostentarli e la respon­sa­bi­li­tà morale per gli atti compiu­ti». L'ambasciata tedesca invia tosto a Berlino copie del libello, poi diffuso in ampi stralci da radio e stampa. Dopo avere decretato a ritorsione l'obbligo per ogni ebreo (definito come avente quattro o tre nonni ebrei), a partire dai sette anni (nelle zone occupate dalla Germania dal 6 settembre 1941)– ma l'olo­scampato ex terrorista Dov Shilansky, poi presidente knesse­tiano, il 5 ottobre 1952 dice di conservare la camiciola «stel-lata» di un bimbo di un anno, rinvenuta nel ghetto di Siauliai, sua città natale! – di portare sul vestito una stella gialla a sei punte bordata di nero e con la scritta «Jude», imme­diato è il richiamo al­la resisten­za tota­le: «Popolo tedesco! Ora sai cosa ti hanno destinato i tuoi eter­ni nemici. Contro i loro progetti di stermi­nio c'è solo un mezzo: Vincere! La lettura di questo criminale pro­getto ebraico con­tro il popolo tede­sco deve temprare la tua for­za e rafforzare la tua volontà, indiriz­zan­do­la unicamente alla vittoria. Torna ora alle armi, all'aratro, al­l'of­ficina e alla scrivania. La parola d'ordine suona: com­bat­tere, lavorare, vincere!» (in Wolfgang Diewerge, 1941; vedi anche Heinrich Goitsch, 1944). E che non si tratti soltanto delle fantasticherie di un pazzoide intriso di odio, ma di una filosofia coralmente approvata e gustata dall'intero establishment statu­nitense, lo dimo­stre-ranno non solo l'incrudimento dei bombardamenti a tap­pe­to, il ripetuto compiaci­mento di Roosevelt (dopo varie espressioni prebelliche vedi, il 19 agosto 1944: «Dobbiamo o castrare il popolo tedesco o trat­tarlo in maniera tale che non possa più generare uomini che vogliano segui­ta­re nel vecchio spirito»; in privato, il buon FDR, assecondato dal ministro dell'Interno Harold Ickes, schizza persino un apparec­chio per compiere più agevolmente le castrazioni), il Piano Morgenthau o il cri­minale compor­ta­mento adotta­to nel dopoguerra nei confronti dell'in-tera nazione te­desca, ma anche le più immediate reazio­ni del Paese di Dio. I commenti dei giorna­li sono, infat­ti, cachinni al progetto. Semplicemente estasia­to il Time: A Sensational Idea!, «Un'idea sensa­zionale!». Più compassata la Wa­shin­gton Post: A Provo-ca­ti­ve Theory Interestin­gly Presented, «Una teoria provoca­toria presen­ta­ta in maniera interes-sante». Fidente il New York Times: A Plan for Permanent Pea­ce A­mong Civili­zed Na­tions, Incorag­giante il Philadel­phia Record: Frankly Presents the Dread Background of the Nazi Soul, «Illu­stra correttamente lo spaven­toso retro­ter­ra dello spirito nazi».(...) ( Fonte di questo testo il monumentale studio del Dottor Gianantonio Valli "HOLOCAUSTICA RELIGIO, Psicosi ebraica, progetto mondialista", seconda edizione ampliata e corretta,© 2010 EFFEPI edizioni, novembre 2009,pagg. 363-367. )

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La messa in opera dei piani di sterminio del tardo 1940 a Norimberga

Gli ebrei al processo farsa di Norimberga

Gli olostorici sterminazionisto-salariati,dicono che a Norimberga "è stata fatta giustizia". Ora se andiamo a curiosare tra le "pieghe" di quel mattatoio umano vediamo, tra altre "amenità", per esempio,che tra il personale impiegato nel "tribunale" di Norimberga gli ebrei furono 2400 su 3000 (1), (non a caso il "tribunale di Norimberga" venne etichettato da Maurice Bardèche come..."La terra promessa"!) compreso il TORTURATORE di Rudolf Hoess, comandante di Auschwitz, compreso il sergente maggiore John C. Woods Short, boia con 364 impiccagioni al merito.Dovremmo credere alla «giustizia» «internazionale» che di internazionale non ha avuto proprio niente e che è stata nel comtempo, ma guarda un po': 1) parte lesa 2) fonte di diritto 3) accusa 4) giudice ? Quindi il progetto USA-URSS-GB-PO-FR+ebraico$ionista era: a) Torturare i Tedeschi fino a fargli firmare dichiarazioni "conformi" alla "verità" data come acquisita in quanto "fatto notorio"! b) Produrre "prove",assunte come vere, senza controllo alcuno, come il "sapone"i "4.000.000" le "camere a vapore" di Treblinka o le stragi di Katyn e Winniza attribuite ai Tedeschi ( TUTTI fatti che oggi sono AMMESSI UFFICIALMENTE come FALSI STORICI )! c) Assassinare con impiccagioni testimoni pericolosi, se sopravvissuti,delle falsificazioni "alleate" (1) Fonte: Louis Marschalko, "THE WORLD CONQUERORS,THE REAL WAR CRIMINALS",1958,pag.138. ftp://myebooks.dyndns.org/conspiracy/Marschalko%20-%20The%20World%20Conquerors%20%281958%29.pdf ..."That the revenge of Jehovah took its course at Nuremberg is not only demonstrated by the mentality displayed there, but also by statistics. Out of 3,000 people employed on the staff at Nuremberg Court, 2,400 were Jews. This figure speaks for itself! But, in the background of the Nuremberg tragedy there is another far-reaching aim discernible: the terrorisation of the whole world through the Nuremberg sentences."... _________________________ Altre fonti sulla partecipazione ebraica al Tribunale di Norimberga 1) Gianantonio Valli in "HOLOCAUSTICA RELIGIO, Psicosi ebraica, progetto mondialista" «E con tutto questo – e mille altre cose, tra le quali, magari, che tra il personale impiegato a Norimberga gli ebrei furono 2400 su 3000, compreso il sergente maggiore John C. Woods Short, boia con 364 impiccagioni al merito – dovremmo credere ad «giustizia» «internazionale» che di internazionale non ha avuto proprio niente e che è stata insieme, ma guarda un po', 1. parte lesa, 2. fonte di diritto, 3. accusa e 4. giudice? ad un tribunale che nel suo Statuto – nei suoi atti fondanti – afferma di non essere altro che la prosecuzione di atti di guerra?» 2) Harwood Richard, Auschwitz o della soluzione finale - Storia di una leggenda, Le Rune, Milano, 1978, nuova edizione col titolo Ne sono morti davvero sei milioni? - Breve introduzione al revisionismo olocaustico, Effepi, Genova, 2000, p.46: «Il 90 per cento dei membri del Tribunale di Norimberga era costituito da persone prevenute che per motivi politici o razziali appoggiarono l'accusa [...] Secondo Earl Carroll, un avvocato americano, il 60 per cento del personale al servizio dell'accusa era composto da ebrei tedeschi che avevano lasciato la Germania dopo la promulgazione delle leggi razziali hitleriane. Egli osservò inoltre che nemmeno il 10 per cento del personale americano del tribunale di Norimberga era composto da americani di nascita». 3) Kern Erich, Verheimlichte Dokumente, FZ-Verlag, München, 1988, p.401: «Il 90 per cento del personale del Tribunale di Norimberga era composto da gente prevenuta, che affiancava la tesi della pubblica accusa per motivi politici o razziali». 4) Irving David, Nuremberg, the Last Battle, Focal Point Publications, Londra, 1996, p163, alias Nürnberg, die Letzte Schlacht - Hinter den Kulissen der Siegerjustiz, Grabert, Tübingen, 1996, p.217, alias Norimberga, ultima battaglia, Settimo Sigillo, Roma, p.237-238: «Julius Streicher inevitabilmente, in quella prima giornata, giudicava tutto in modo ben diverso da come lo giudicavano gli altri prigionieri. Per lui quello era l'ultimo atto della sua guerra contro gli ebrei. [...] "Chiunque abbia la capacità di vedere non può avere dubbi", scrisse nella giornata inaugurale del processo, "perché in aula ci sono più ebrei e mezzo ebrei [half-Jews; Judenmischlinge] che non ebrei. Tre quarti dei giornalisti e quasi tutti i traduttori e interpreti, stenodattilografi, uomini e donne, e collaboratori di vario tipo appartengono alla razza ebraica"». 5) Wakaki Shigetoshi, Terror-Tribunal - Die Nürnberger «Rechtsprechung» der Siegermächte 1945/46, FZ-Verlag, München, 1996, p.25: riporta la medesima frase di Kern. 6) Seidler Franz W., Das Recht in Siegerhand - Die 13 Nürnberger Prozesse 1945-1949, Pour le Mérite, Selent, 2007, p.74: «Il personale dell'accusa comprendeva un migliaio di persone, seicento dei quali americani. Il 90 per cento di questi erano uomini e donne, che avevano lasciato la Germania a causa di motivazioni razziali ed avevano ottenuto nel frattempo la cittadinanza americana. Essi padroneggiavano molto bene sia il tedesco che l'inglese».

 


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Author(s): Olodogma
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Published: 2012-11-22
First posted on CODOH: March 24, 2017, 4:40 p.m.
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