Olocausto degli Zingari? Gli Zingari sotto il regime nazionalsocialista, esperimenti medici del dottor Mengele e l'ebreo falso testimone Miklos Nyiszli

Published: 2013-10-15

Olocausto Zingaro ?

GLI “ESPERIMENTI” MEDICI DEL DOTTOR  MENGELE SUI GEMELLI NEL CAMPO ZINGARI DI BIRKENAU 102

di Carlo Mattogno

Zingari ad Auschwitz

 PARTE SECONDA

1.I “crimini” del dottor Mengele

Deportazione degli zingari, 22 Maggio 1940_Asperg, Germania

 
Deportazione degli zingari, 22 Maggio 1940 , Asperg, Germania

 

Nel 1997 Helena Kubica, ricercatrice del Museo  di Auschwitz, ha redatto un lungo articolo intitolato Dr. Mengele und seine Verbrechen im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau (Il dott. Mengele e i suoi crimini nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau) 103 . L’autrice ha setacciato i numerosi documenti sulle attività del dott. Mengele a Birkenau conservati nell’archivio del Museo alla ricerca di prove documentarie dei suoi  presunti  esperimenti medici criminali sui gemelli. Vediamo come stanno le cose.
Il dott. Mengele prese servizio ad Auschwitz il 30 maggio 1943.  Il suo diretto superiore, l’SS-Standortarzt (medico della guarnigione) dott. Eduard Wirts, lo nominò  Lagerarzt (medico del campo) del cosidetto “Zigeunerfamilienlager” (campo famiglie per gli zingari), il settore BIIe di Birkenau 104.
Egli era interessato in modo particolare allo studio dei gemelli, soprattutto bambini, perciò organizzò anzitutto un luogo di accoglienza per loro:

 «Nell'area del campo zingari egli fece istituire nelle baracche 29 e 31 un asilo –  una sorta di centro di accoglienza diurno e di scuola preparatoria –  in cui andavano non solo i bambini che erano sotto la sua osservazione (questi alloggiavano nella baracca 31), ma tutti i bambini zingari fino a 6 anni.
In tutto parecchie centinaia di bambini frequentarono l'asilo dalle 8 alle 14, dove erano sorvegliati da molte detenute. [...]. Le baracche usate come asilo erano in condizioni un po' migliori rispetto alle altre, internamente intonacate, decorate con immagini a colori che rappresentavano scene di favole. Per breve tempo i bambini che vi vivevano ricevettero un vitto migliore –  latte, burro, pane bianco,  minestre e concentrati di brodo di carne, perfino marmellata e cioccolata [...].
L'area dietro la baracca 31 fu recintata e vi  fu istituito un parco giochi con recinti della sabbia, giostra, altalene e attrezzi ginnici» 105.
Naturalmente, per H. Kubica, il tutto serviva unicamente a «scopi propagandistici»106. C'è solo da chiedersi a chi fosse destinata questa presunta propaganda, dato che neppure al delegato della Croce Rossa che si recò ad Auschwitz nel settembre 1944 fu permesso di visitare il campo di Birkenau 107.

Note:

102  Articolo già pubblicato col titolo Il dottor Mengele e i gemelli di Auschwitz. Effepi, Genova, 2008.
103   Hefte von Auschwitz. Verlag des Staatliches Auschwitz-Museum,  n. 20, 1997, pp. 369-455.
104  H. Kubica, «Dr. Mengele und seine Verbrechen im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau», op. cit., p. 376.
105  Idem, p. 381.
106  Idem.
107  Comité international de la Croix-Rouge. Documents sur  l’activité du Comité international de la Croix-Rouge en  faveur des civils détenus dans les camps de concentration en Allemagne (1939-1945). Deuxième édition, Ginevra, 1946, pp. 91-92.

18  Anche un vitto così incredibilmente ricco per un campo di concentramento –  come confermato anche dall'ex detenuta Anna Lipka 108  –  veniva somministrato ai bambini soltanto a «scopi propagandistici»?

Questo scenario non si concilia molto con quello dei crimini inauditi che vengono attribuiti al dott. Mengele, ma H. Kubica ha in serbo una “prova” decisiva.

Nell’estate del 1943 nello  Zigeunerlager scoppiò un’epidemia di  noma faciei, una malattia cancrenosa del viso che colpisce soprattutto i bambini. I malati furono trasferiti per ordine del dott. Mengele  in una baracca isolata nell’area dell’ospedale del campo zingari e, come ci assicura H. Kubica, «molti dei bambini malati di noma furono uccisi, sempre per ordine del dott. Mengele, e i loro cadaveri furono portati all'Istituto di  igiene delle Waffen-SS di Rajsko per ricerche istopatologiche. Lì furono confezionati preparati dei singoli organi, si conservò in vitro perfino la testa intera di  un bambino, tra l'altro, per l'Accademia medica delle SS di Graz»109.
Dalla relativa nota si apprende che tutta la vicenda si fonda esclusivamente su testimonianze del dopoguerra. In tale contesto l’autrice menziona un solo documento, che riproduce a p. 394.

SS-Hygiene-Institut Rajsko Kopf einer Leiche.jpg

Si tratta di un biglietto (foto) di invio all’ Istituto di igiene delle Waffen-SS (SS-Hygiene-Institut) di Rajsko, sezione igiene e batteriologia, della «testa di un cadavere» (Kopf einer Leiche) prelevata da un «un bambino di 12 anni» (12-jähriges Kind) 110.

Nulla si sa sulla causa della morte del bambino; l’unica cosa certa è che la richiesta dell’esame istologico proveniva dall’ H-Krankenbau Zigeunerlager Auschwitz II, BIIe, cioè dall’ospedale dei detenuti del campo zingari. La spiegazione addotta da H. Kubica è chiaramente pretestuosa. Il noma faciei (o cancrum oris) è una malattia che distrugge i tessuti oro-facciali. Attualmente essa colpisce soprattutto i bambini dell’Africa subsahariana in età tra 2 e 16 anni e, senza un trattamento  appropriato, la mortalità è del 70-90% 111.
Si può dunque ragionevolmente supporre  che a Birkenau, negli anni 1943-1944, la mortalità tra i piccoli zingari malati di noma fosse ancora più alta. Nel 1943  nel campo zingari morirono 2.587 bambini al di sotto di 10 anni112, tra cui praticamente tutti i malati di noma.
Ma allora che bisogno c’era di uccidere dei bambini che morivano inesorabilmente di malattia?
L’ovvia risposta a questa domanda retorica viene fornita da H. Kubica stessa là dove riporta una testimonianza del dott. Jan  Čespiva, che aveva lavorato come  medico all’ospedale del campo zingari:

«Insorse il noma. A causa di esso si staccavano interi pezzi di carne, ne erano colpite anche le mascelle inferiori. Non ho mai visto una cancrena del viso come quella. I crani dei bambini morti furono preparati per l'Accademia delle SS di Graz. Lo so perché scrivemmo l'indirizzo. Le teste erano conservate in formalina, i corpi nel crematorio III» 113.

È dunque chiaro che il bambino in questione era morto di noma e che i medici tedeschi speravano di trovare una cura studiando le teste dei bambini morti di questa malattia.
E questa richiesta di esame istologico è l'unica “prova” documentaria dei “crimini” del dott. Mengele che si trovi negli archivi del Museo di Auschwitz!

Non molto per  il presunto “Angelo della Morte” di Auschwitz, e H. Kubica se ne rende ben conto, perciò, come estrema risorsa, ricorre al “testimone oculare” per lei altrettanto decisivo, Miklos Nyiszli, sul quale ritornò sotto.
Dopo aver istituito l'asilo già menzionato, il dott. Mengele creò un «laboratorio sperimentale», il centro in cui venivano eseguite «le ricerche  nel campo dei parti gemellari e delle anomalie

Note:

108  Idem, p. 389.
109  Idem, p. 379.
110  Vedi documento 1.
111  AAVV, Noma (cancrum oris): questions and answers, in:
http://www.munksgaard.dk/pdf/117pdf.nsf/all/521440/$FILE/odi0050211.pdf
112  Th. Grotus, J. Parcer, «EDV-gestützte Auswertung der Sterbeeinträge», in:  Sterbebücher von Auschwitz. Herausgegen vom Staatlichen Museum Auschwitz-Birkenau. K.G.Saur. Monaco, New Providence, Londra, Parigi, 1995, p. 248.
113  H. Kubica, «Dr. Mengele und seine Verbrechen im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau», op. cit., p. 379.

congenite»114  – in una parola, la tana dell'orco –  a capo del quale pose il dott. Bertold Epstein, di Praga. Suo aiutante e assistente era un altro medico ceco, il dott. Rudolf Weiskopf (Vitek) 115.
Nel laboratorio del dott. Mengele lavorarono inoltre altre due detenute, la dottoressa polacca in antropologia Martyna Puzina 116   e la pittrice ceca  Dinah Gottliebova, che eseguì disegni di parti del corpo dei bambini esaminati 117.

L'attività di questo «laboratorio sperimentale» è ben documentata:

«Nell'archivio del Museo di Auschwitz-Birkenau sono conservati numerosi documenti con la firma del dott. Mengele, come richieste di analisi all'Istituto di igiene»118,

tuttavia nessun documento attesta i presunti crimini del dott. Mengele. La cosa non stupisce affatto, considerando il tipo di attività che si effettuavano nel suo laboratorio:

«Come risulta da rapporti di  detenuti che svolgevano mansioni nei blocchi dei gemelli nonché dai rapporti dei gemelli stessi, le singole coppie di gemelli venivano sottoposte dal dott. Mengele a ricerche di ogni tipo, che costituivano il punto di partenza per l'esecuzione dei più svariati esperimenti su di essi. In generale, essi furono sottoposti a ricerche antropometriche, morfologiche, psichiatriche  e radiologiche. Le ricerche antropologiche furono condotte inizialmente nel laboratorio del dott. Mengele  nella sauna del campo zingari. Nel novembre 1944 questo laboratorio fu trasferito nella baracca 15 nell'area del campo ospedale maschile (BIIf).  Ogni singola parte del corpo degli esaminati fu misurata nel modo più accurato, i gemelli furono misurati a coppie, confrontando poi i risultati. Nella documentazione fu ad esempio annotata la forma della bocca, del naso, dei muscoli delle orecchie, il colore degli occhi e il colore della pelle delle singole parti del corpo»119.

Nessuna attività criminale, dunque, e si comprende facilmente quali fossero i compiti di  M. Puzyna e D. Gottliebova:  studi antropometrici e disegni anatomici.
H. Kubica aggiunge:
«L'intera documentazione, cioè fotografie, disegni, descrizioni e risultati di analisi, furono conservati per ogni persona esaminata in singole cartelle»120,

ed ella pubblica alcuni di questi documenti. Nonostante questa abbondante documentazione, H. Kubica rileva:

«Tuttavia, purtroppo, non si è potuto trovare alcun documento dal  quale risulti quanti gemelli zingari passarono per il laboratorio del dott. Mengele»121.

Ma qualche pagina dopo la ricercatrice polacca precisa:

«Nell'archivio del Museo di Stato di Auschwitz-Birkenau c'è anche un documento che contiene dati personali e copia di ricerche antropologiche di 295 detenute - Ebree greche, ungheresi, olandesi, francesi e italiane - sulle quali Mengele fece esperimenti. In questa lista ci sono inoltre 117 gemelli ebrei ungheresi  che si trovavano nel settore del campo femminile. Se si trattava dei gemelli maschi della baracca 15 del campo BIIf, sappiamo dal rapporto di un gemello che ve ne erano  107 da 4 a 60 anni»122.

Così i gemelli a disposizione del dott. Mengele documentati sarebbero stati  tra 402 e 412.

Quale fu la loro sorte?

Una serie di  rapporti giornalieri, non menzionati da H. Kubica, sebbene si trovino proprio al Museo di Auschwitz, la serie  Arbeitseinsatz  (impiego lavorativo) del campo maschile di Birkenau 123, riporta a partire dal 28 luglio fino al 3 ottobre 1944 (i rapporti sono completi soltanto per il mese di agosto)

Note:

114  Idem, p. 380.
115  Idem, p. 379.
116  Idem, p. 390.
117  Idem, p. 396.
118  Idem, p. 397.
119  Idem, p. 390.
120  Idem, p. 403.
121  Idem, p. 382.
122  Idem, p. 387.
123  APMO, D-AuI-3/1; D-AuII-3a/16; D-AuII-3a/25-49.

la rubrica «Zwillinge für Versuchzwecke» (gemelli a scopo di esperimenti). Nei 35 rapporti che si sono conservati, il numero di questi detenuti  resta sempre invariato: 49.

Questa assenza di variazioni nell'arco di oltre due mesi permette di escludere che vi fosse un ricambio continuo di “cavie” ed  è pienamente compatibile con le «ricerche antropometriche, morfologiche, psichiatriche e radiologiche» menzionate sopra.

H. Kubica pretende invece che la sorte di questi gemelli fosse ben diversa:

«La tappa finale delle ricerche per parecchie coppie di  gemelli o persone singole era le analisi dei singoli organi corporei durante l'autopsia. A tal fine queste persone furono uccise con una iniezione di fenolo al cuore per ordine del dott. Mengele o da lui stesso. I cadaveri erano portati nella sala anatomica»124.

Qui la ricercatrice polacca sfodera il suo “testimone” decisivo: nientemeno che il notorio impostore Miklos Nyiszli!

Tutta la storia dei “crimini” del dott. Mengele proviene dai vaneggiamenti di questo mitomane, sul quale mi soffermerò nell'appendice a lui dedicata.

Nonostante le assurde menzogne che ha proferito,  costui è tenuto in alta considerazione dalla storiografia ufficiale, ma, in una sorta di oculata schizofrenia, soltanto per quanto riguarda le accuse al dott. Mengele. E infatti la sua testimonianza costituisce l'ossatura “dimostrativa” per tali accuse di ogni libro sull'argomento, a cominciare da quello di Gerald L. Posner e John Ware sul dott. Mengele 125 è uno dei più importanti, menzionato anche da H. Kubica. I due autori lo citano alle pagine 19, 20, 26, 33, 34, 38, 39, 40, 41, 53 e 152. In pratica tutto il capitolo sui “crimini” del dott. Mengele ad Auschwitz è costruito sulla sua “testimonianza”!
Anche Robert Jay Lifton lo invoca ripetutamente 126 . H. Kubica non è da meno. Ella riproduce perfino la sua fotografia 127  e lo cita più volte 128 .
Tuttavia i “crimini” del dott. Mengele non soltanto non sono attestati da alcun documento, ma sono apertamente smentiti da fatti inoppugnabili.
Nella  narrazione della prima autopsia da lui presuntamente effettuata su una coppia di gemelli, Nyiszli scrive:
«Le gambe mi tremano per l'eccitazione: ho scoperto il segreto più mostruoso della scienza medica del III Reich. Non uccidono solo col gas, ma anche con la puntura di cloroformio al cuore»129.
Se ciò fosse vero, il dott. Mengele avrebbe provveduto a liquidare tutti i testimoni della sua presunta attività criminale – dai suoi collaboratori ai gemelli – prima di lasciare Auschwitz il 17 gennaio 1945. Il tempo non gli sarebbe certo mancato!

Tuttavia egli lasciò in vita tutti i “testimoni oculari” dei suoi presunti crimini:

– Il dott. Bertold Epstein  fu uno dei firmatari del famoso appello degli ex detenuti di Auschwitz del 4 marzo 1945 130 ; il dott. Rudolf Weisskopf fu liberato a Bergen-Belsen 131; Martyna Puzyna fu intervistata da G.L.Posner e J. Ware nel giugno 1985 132;  Dinah Gottliebova si trasferì nel 1947 negli Stati Uniti, dove vive tuttora 133 ;   Miklos Nyiszli, il presunto “testimone” essenziale, che, in qualità di medico del cosiddetto “Sonderkommando” dei crematori,  sarebbe stato in pari tempo depositario del “terribile segreto” delle gasazioni in massa, fu lasciato anch'egli  tranquillamente in vita!

Note:

124  H. Kubica, «Dr. Mengele und seine Verbrechen im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau», op. cit., p. 404.
125  G.L. Posner, J. Ware, Mengele. The complete story. MaGraw-Hill Book Company. New York, 1986
126  R.J. Lifton,  I medici nazisti. La psicologia del genocidio. Rizzoli, Milano, 1988, pp. 338-340, 456-457, 467, 469, 471, 475, 478-479, 482, 492, 595.
127  H. Kubica, «Dr. Mengele und seine Verbrechen im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau», op. cit., p. 385.
128  Idem, pp. 378, 384, 404, 405 e 408.
129   M. Nyiszli, Medico ad Auschwitz. Longanesi, Milano, 1977, p. 51.
130   “An die internationale Öffentlichkeit”, Auschwitz, den 4. März 1945. GARF, 7021-108-46, p. 11, firma autografa di B. Epstein.
131   Terezínská pamĕtní kniha. Terezínská Iniciativa, Melantrich, 1995, vol. I, p. 333.
132  G.L. Posner, J. Ware, Mengele. The complete story, op. cit., p. 329.
133  Vedi  la sua breve biografia nel sito http://lastexpression.northwestern.edu/Bios/bio_gottliebova_top.html.

Ma che dire dei gemelli?

Che fine fecero le vittime  degli “esperimenti”  del dott. Mengele?

Furono uccisi in massa?

Tutt'altro!

H. Kubica ci informa che, nel 1984, essi erano ancora tanto numerosi da fondare un'apposita organizzazione:

«Nel 1984 le vittime degli esperimenti di  Mengele, che avevano vissuto al campo da bambini, fondarono l'organizzazione Children of Auschwitz Nazi Deadly Lab Experiment Survivors (CANDLES), che si diede il compito di documentare i crimini di Mengele, di informarne il mondo e di prendere e mandare davanti a un tribunale l'“Angelo della Morte”»134.

Il sito di questa organizzazione elenca quasi 400 gemelli di Auschwitz 135. Anche H. Kubica presenta un elenco dei gemelli di Auschwitz che contiene oltre 320 nomi 136. Si tratta in massima parte di gemelli, ma alcuni bambini non erano tali, come ad esempio le sorelle Tatiana Liliana  e Alessandra Bucci.

Entrambe furono deportate ad Auschwitz il 29 marzo 1943. La prima, nata il 19.9.1937, fu immatricolata con il numero 76484; la seconda, nata l'1.7.1939, ricevette il numero 76483 137. Anche Luigi Ferri, nato il 9.9.1932, fu deportato nell'agosto 1944 e immatricolato con il numero B-7525 138. Sergio De Simone,nato a Napoli il 29 novembre 1937, fu deportato ad Auschwitz il 29 marzo 1944, all'età di  quasi 7 anni, e immatricolato col numero 179614 139.
Nessuno storico ufficiale è ancora riuscito a spiegare per quale ragione questi bambini non furono gasati immediatamente all'arrivo.  In realtà la cosa non è così sorprendente,  perché il 16 gennaio 1945, nel solo campo maschile di Birkenau, c'erano 770 «Jugendliche bis 18. Jhr.» (giovinetti fino a 18 anni), oltre a 400 «Invaliden» (invalidi)!140. Quando arrivarono i Sovietici, a Birkenau si trovavano ancora 205 bambini da pochi mesi a 15 anni, in  gran parte gemelli 141.
I tre documenti summenzionati, la lista dell'organizzazione CANDLES, la lista stilata da H. Kubica e la lista sovietica del 1945,  inoltre la lista sovietica dei detenuti liberati a Birkenau 142, permettono  di redigere un elenco di 543 gemelli che passarono per Auschwitz 143 : di questi,

376 sopravvissero fino alla liberazione del campo, ma

4 morirono nei mesi successivi,

1 morì durante il trasporto di evacuazione il 27 gennaio 1945 e

12 perirono  durante l'esistenza del campo;

dei restanti 154 non si hanno notizie.

Solo in tre casi H. Kubica annota: «Starb im Lager infolge der durchgeführten Experimente», «morì [non: fu ucciso] al campo in conseguenza degli esperimenti effettuati [su di lui]»144, sicché queste sarebbero le vittime del dott. Mengele, ma  non c'è bisogno di dire che tali affermazioni non sono suffragate da alcuna prova.

Concludendo, i fatti accertati  sono questi:

I presunti crimini del dott. Mengele non sono confermati da alcun documento. Da nessun documento risulta che egli abbia ucciso o fatto uccidere un solo bambino. Il testimone essenziale ed unico, da cui proviene l'accusa, era un impostore visionario.

I più stretti collaboratori del dott. Mengele, incluso il  presunto testimone essenziale, e almeno 543 delle sue “vittime” furono lasciati in vita: ma allora come si può credere seriamente alla storia dell' “Angelo della Morte” di Auschwitz?

Note:

134  H. Kubica, «Dr. Mengele und seine Verbrechen im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau», op. cit., p. 429.
135  Consultabile in: http://www.candles-museum.com/Twinlist.htm
136  H. Kubica, «Dr. Mengele und seine Verbrechen im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau», op. cit., pp. 437-455.
137  L. Picciotto Fargion,  Il libro della memoria. Gli Ebrei deportati dall'Italia (1943-1945). Mursia Editore, Torino, 1995, p. 157.
138   Idem, p. 266.
139   Idem, p. 217.
140  Arbeitseinsatz für den 16. Januar 1945. RGVA, 502-1-67, p. 17a.
141  Vedi tavola 1.
142  GARF, 7021-108-23.
143   Vedi tavola 2.
144   H. Kubica, «Dr. Mengele und seine Verbrechen im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau», op. cit., p. 442, 449, 451.

2.Il falso testimone Miklos Nyiszli

In un articolo sul dott. Mengele apparso nel 1986 145,  Zofka Zdenek si occupò del valore delle testimonianze contro di lui, scrivendo:

«Il fenomeno Mengele presenta molti misteri. Le fonti per risolverne alcuni sono scarse. Quasi tutte le annotazioni scritte che potrebbero fornire informazioni sui crimini di Mengele ad Auschwitz sono state distrutte. Dobbiamo ricorrere quasi esclusivamente a testimonianze.
[Ma le] testimonianze, quarant’anni dopo 146 , sono sempre problematiche e ciò vale ancor più per un caso estremo come questo. Per molti ex detenuti “la straziante realtà e gli incubi in quarant’anni si fondono insieme in modo inestricabile”.

Spesso non si può essere neppure sicuri che i loro racconti si riferiscano proprio a Mengele: troppo spesso si può dimostrare facilmente uno scambio con altri medici SS.

Quasi tutti i detenuti dichiarano di essere stati selezionati da Mengele sulla rampa.
Ma  i medici del campo selezionavano a turno e Mengele non selezionò più spesso degli altri.
Sorge l’impressione che il nome di Mengele si sia separato dalla persona.
Per i detenuti egli divenne sinonimo di medico del campo di Auschwitz in sé»147.

Poi aggiunse:

«Come si è già detto, le testimonianze su Mengele devono essere trattate con grande cautela.
Una serie di false dichiarazioni si possono spiegare con scambi [di persona] con altri medici del campo o guardie SS. Alcuni testimoni nelle loro dichiarazioni si sono certamente fatti guidare anche da protagonismo. Infine anche varie “esagerazioni” si possono spiegare come innocente tentativo di comunicare e rendere comprensibile almeno in qualche modo l’atrocità di Auschwitz alle persone che non  hanno vissuto tutto ciò.

Poiché il processo contro Mengele non è avvenuto, non si è potuto neppure mettere alla prova la portata delle singole testimonianze.

Anche al tribunale-Mengele a Gerusalemme nel febbraio 1985 si rinunciò a rigorosi controinterrogatori per ragioni psicologiche fin troppo comprensibili – la necessità di dover richiamare  alla mente l’orrore di Auschwitz fu senza dubbio per i testimoni abbastanza angosciante. Tuttavia, per poter chiarire i crimini di Mengele ad Auschwitz, è indispensabile un esame critico delle testimonianze in dettaglio»148.

Ma l’esame critico da lei intrapreso per «giudicare più o meno probabili i singoli crimini addebitati a Mengele»149 riguarda soltanto accuse marginali platealmente false e non tocca Miklos Nyiszli, la cui testimonianza è per lei «di fondamentale importanza»150, infatti ella la invoca ripetutamente 151.
Non resta dunque che vagliare criticamente le dichiarazioni di questo testimone fondamentale dei presunti crimini del dott. Mengele.

Miklos Nyiszli è autore di un'opera di memorialistica apparsa in ungherese nel 1946 col titolo Dr. Mengele boncolóorvosa voltam az auschwitz-i krematóriumban (Fui medico anatomista del dott. Mengele al crematorio di Auschwitz)  152  e successivamente tradotta in francese, tedesco, inglese, polacco e italiano, che  assurse negli anni Sessanta ai fasti della storiografia olocaustica.  Nyiszli vi dichiara di essere giunto a Birkenau con un  treno di Ebrei deportati dall'Ungheria, nel maggio 1944, per l'esattezza il giorno 29, come si desume dal numero di matricola – A-8450 – che gli fu tatuato il giorno stesso del suo arrivo al campo.

Note:

145  Z. Zdenek, «Der KZ-Arzt Mengele zur Typologie eines NS-Verbrechers», in: Vierteljahreshefte für Zeitgeschichte, anno 34 (1986), quaderno 2, pp. 245-267.
146  Il riferimento è ai testimoni che apparvero al processo contro Mengele celebrato in contumacia nel febbraio 1985 a Gerusalemme.
147  Z. Zdenek, «Der KZ-Arzt Mengele zur Typologie eines NS-Verbrechers», op. cit.,  pp. 246-247.
148  Idem, pp.259-260.
149  Idem, p. 260.
150  Idem, p. 247.
151  Idem, p. 257, 258, 260, 262, 263.
152  Copyright by Dr. Nyiszli Miklos, Oradea, Nagyvárad, 1946.

Dopo aver trascorso qualche giorno nel settore BIIf di Birkenau, il 3 o  il 5 giugno (la sua cronologia è contraddittoria) egli fu assegnato come medico alle dirette dipendenze del dottor Mengele al cosiddetto  Sonderkommando  dei crematori, dove rimase fino al gennaio 1945. Ma, nella dichiarazione giurata dell'8 ottobre 1947 153, Nyiszli asserì di essere giunto ad Auschwitz  il 19 maggio 1944 e di essere stato trasferito immediatamente al campo “Buna-Monowitz”, dove soggiornò dal 20 maggio al 5 giugno.
Egli ha così fornito due versioni del suo arrivo ad Auschwitz in totale contraddizione reciproca. Ma ciò è nulla rispetto alla marea di contraddizioni, assurdità, falsificazioni storiche e imposture varie che si incontrano nella sua opera, apparsa in italiano col titolo Medico ad Auschwitz e successivamente con un titolo diverso: Sopravvissuto a Mengele 154: nello studio giovanile che ho dedicato a questo sedicente “testimone oculare” ne ho elencate 120 155.
Riassumo le più salienti 156.

Nyiszli delinea una storia dei crematori di Birkenau completamente inventata, pretendendo addirittura che erano stati costruiti durante l'inverno 1939-1940, quando il campo di Auschwitz ancora non esisteva.

Completamente inventata è anche la descrizione della sala forni dei crematori II e III (che egli denomina 1 e 2). Egli parla infatti di 15 forni singoli installati in un locale lungo 150 metri, mentre tali sale erano lunghe 30 metri e vi si trovavano 5 forni a 3 muffole.

La pretesa camera a gas, un locale (il Leichenkeller 1) lungo 30 metri, per Nyiszli diventa lunga 200 metri e acquista anche una “stanza attigua” che non è mai esistita.

Il piccolo montacarichi (Aufzug)  situato nel vestibolo della parte seminterrata del crematorio si trasforma nella narrazione di Nyiszli in quattro potenti ascensori.

Ciò che egli dice a proposito della capacità di  cremazione dei forni crematori è tecnicamente impossibile e storicamente insensato.

Egli parla della cremazione di 3 cadaveri in 20 minuti in una muffola in ciascuna delle 15 muffole dei crematori II e III: ciò corrisponde ad una capacità teorica di 3.240 cadaveri in 24 ore, che per Nyiszli, però, incomprensibilmente, diventano 5.000.

Perciò, a suo dire, la capacità totale dei quattro crematori di Birkenau era di 20.000 cadaveri al giorno.

Tutto ciò è assurdo: nei forni Topf riscaldati con coke di Auschwitz-Birkenau 20 minuti non bastavano neppure per la vaporizzazione dell'acqua contenuta in un solo corpo. La capacità reale di tali impianti, come dichiararono anche gli ingegneri della Topf Kurt Prüfer, che aveva progettato i forni, e Karl Schultze, che aveva progettato i soffianti, erano di un solo cadavere in una muffola in un'ora, ossia nove volte meno di quanto asserito dal “testimone oculare”.
Inoltre, mentre i crematori II e III avevano complessivamente 30 muffole, i crematori IV e V ne possedevano solo 16, ma, nonostante ciò,  Nyiszli attribuì anche a questa coppia di crematori una capacità di 5.000 cadaveri al giorno ciascuno.

Perciò una muffola  dei crematori IV-V aveva una capacità quasi doppia rispetto a una muffola dei crematori II-III, ma, secondo la storiografia olocaustica, i forni dei crematori IV e V erano meno efficienti di quelli dei crematori II e III. Ad esempio, al processo Höss, il perito Roman Dawidowski affermò che un carico di 3-5 cadaveri in una muffola bruciava in 20-30 minuti nei crematori II-III, in 30-40 minuti nei crematori IV-V 157.
Non c'è bisogno di dire che la “perizia” di Dawidowski ha il medesimo  valore della “perizia” polacco-sovietica sui 4 milioni di morti, alla quale del resto contribuì egli stesso 158.
Sulla base dell'assurda capacità di cremazione di 5.000 cadaveri in 24 ore per ciascun crematorio, Nyiszli ha costruito aritmeticamente una storia delle gasazioni puramente fittizia.

Note:

153  NI-11710.
154  Sugarco Edizioni, Milano, 1985.
155  “Medico ad Auschwitz”: Anatomia di un falso. La Sfinge, Parma, 1988.
156  Riassumo ciò che ho scritto in La soluzione finale. problemi e polemiche. Edizioni di Ar, Padova, 1991, pp. 200-207 (“Il problema delle false testimonianze”) e  nell'articolo «Vulgärer Berufsbetrüger», in:  Vierteljahreshefte für freie Geschichtsforschung, anno 6, n. 2,  giugno 2002, pp. 231-232.
157  Processo Höss, tomo 11, pp. 47-48.
158  Vedi al riguardo il mio studio  Il numero dei morti di Auschwitz. Vecchie e nuove imposture.  I Quaderni di Auschwitz,1.  Effepi Editore, Genova, 2004.

Qualche esempio.

I detenuti del settore BIId, 10.500 secondo Nyiszli, furono gasati e cremati nell'arco di un giorno nei crematori III e IV (= 5.250 cadaveri in 24 ore per ciascuno). In realtà, persino con un'attività teorica (praticamente inattuabile 159) di 24 ore al giorno, questi impianti, per cremare un tale quantitativo di cadaveri, avrebbero impiegato almeno 19 giorni.
In una sola notte nei crematori II e III furono gasati e cremati 4.500 zingari, ossia, 2.250 in 12 ore.
In  questo caso la cremazione avrebbe richiesto oltre sei giorni.
I 20.000 gasati del ghetto di Theresienstadt furono cremati in 48 ore nei crematori II e III (= 5.000 cadaveri in 24 ore per ciascuno). Il tempo necessario sarebbe stato invece di oltre 27 giorni.
Nyiszli racconta che dai camini dei crematori  uscivano regolarmente alte fiamme, il che è tecnicamente impossibile 160.
La tecnica di gasazione descritta da Nyiszli è completamente inventata.

Egli l'ha costruita sul presupposto errato che lo Zyklon B (il presunto  agente omicida) fosse cloro (invece che acido cianidrico). Poiché il cloro è più pesante dell'aria 161, immaginò Nyiszli, in un locale in cui fosse immesso in forte quantità esso si diffonderebbe dal pavimento verso il soffitto, come se il locale fosse riempito gradualmente d'acqua. Egli racconta di conseguenza che i cadaveri, nella “camera a gas”, «erano pigiati in un ammasso alto fino al soffitto», perché «il gas inonda dapprima gli strati inferiori dell'aria e sale lentamente verso l'alto». Le vittime si arrampicavano dunque le une sulle altre per essere raggiunte un po' più tardi dal gas e vivere qualche istante più a lungo. Ma i vapori di acido cianidrico sono più leggeri dell'aria 162, perciò la diffusione del gas descritta da Nyiszli è fisicamente impossibile 163.
Quest'assurdità fu successivamente ripresa di sana pianta dal plagiario Filip Müller, un altro sedicente “testimone oculare” che ha saccheggiato sfrontatamente l'opera di Nyiszli 164.
In una lettera al traduttore americano del suo memoriale, Nyiszli dichiarò che era riuscito a scoprire che il nome «cyklon» (sic) derivava dall'abbreviazione dei suoi  elementi essenziali:  CYanide (cianuro), ChLOrine (cloro) e Nitrogen (azoto), precisando che esistevano due tipi di «cyklon», il tipo A, che era un disinfettante, e il tipo B, usato per le gasazioni omicide.

Un'altra sciocca fandonia. «Zyklon» in tedesco  non è un acronimo, ma un nome comune che significa “ciclone”. E non solo lo Zyklon B non conteneva cloro, ma il nome tedesco dell'azoto è «Stickstoff»!
Quanto allo Zyklon A, questo disinfestante in Germania non era più in uso dagli anni Venti, quando fu soppiantato dallo Zyklon B.
Nyiszli menziona otto operazioni di sterminio nelle presunte camere a gas  e presso le “fosse di cremazione” cui afferma di aver assistito personalmente.

Sommando il numero delle vittime da lui indicate, si ottiene un massimo di 605.000 persone, ma egli pretende di aver visto coi suoi stessi occhi due milioni di persone entrare nelle “camere a gas”. Ma, fatto ancor più strano, presso le “fosse di cremazione”, in cui finiva «l'eccedente della rampa degli Ebrei»,cioè coloro che non trovavano posto nelle camere a gas sovraffollate, a  suo dire furono uccisi con un colpo alla nuca 650.000 Ebreivale a dire più del totale dei gasati di cui le vittime delle “fosse di cremazione” avrebbero dovuto costituire l'eccedente.
Sulla base dei dati forniti dal “testimone oculare” si ottengono invece oltre 30 milioni di cremati nelle sole “fosse di cremazione”!

Note:

159  I forni a coke richiedevano una sosta quotidiana per la pulizia delle griglie dei gasogeni dalle scorie del combustibile.
160  Vedi al riguardo il mio articolo «Flammen und Rauch aus Krematoriumskaminen», in: Vierteljahreshefte für freie Geschichtsforschung, anno 7, n. 3 & 4, dicembre 2003, pp. 386-391.
161  La densità del cloro è di 2,49 a 0°C.
162  La densità dell'acido cianidrico gasoso è di 0,969 a 30°C.
163  Lo storico olocaustico Georges Wellers ha scritto: «In altre parole, i vapori dell'acido cianidrico sono più leggeri dell'aria e perciò salgono in alto nell'atmosfera». G.  Wellers, «Die zwei Giftgase» (I due gas tossici), in: Nationalsozialistiche Massentötungen durch Giftgas. Eine Dokumentation.  A cura di Eugen Kogon, Hermann Langbein, Adalbert Rückerl u.a. S. Fischer Verlag, Francoforte sul Meno, 1983, p. 283.
164  Vedi al riguardo il mio studio Auschwitz: un caso di plagio. Edizioni La Sfinge, Parma, 1986.

La cronologia di Nyiszli è puramente fittizia, come si desume dalle numerose contraddizioni che presenta. Ad esempio, le presunte gasazioni omicide cessarono definitivamente il 17 novembre 1944, ma, a partire dal giorno dopo, furono gasati 20.000 Ebrei del ghetto di Theresienstadt. 
Un giorno di agosto Nyiszli incontrò nel settore BIIc la moglie  e la figlia, ma questo incontro avvenne dopo la gasazione del campo zingari (BIIe), che, per Nyiszli, fu effettuata nella terza decade di settembre. Per di più, secondo la sua cronologia, questa gasazione ebbe luogo in concomitanza con quella del campo BIIc, eppure tra i due presunti eventi ci fu un intervallo di almeno 26 giorni.
Nyiszli pretendeva inoltre che i crematori si trovassero a 2 chilometri dal campo di Birkenau, mentre erano situati al suo  interno, e che il cosidetto Kanada non era l'Effektenlager (il campo magazzino degli effetti personali dei detenuti), bensì una collinetta di rifiuti che bruciavano in continuazione!
Egli infine non sapeva nulla del  presunto “Bunker 2”: a suo dire questa casa polacca non era stata trasformata dalle SS in camera a gas omicida, ma  in “spogloatoio” per le vittime delle “fosse di cremazione”, che venivano assassinate con un colpo d'arma da fuoco alla nuca.
Questo quadro, per quanto sintetico, mostra chiaramente che Miklos Nyiszli era un falso testimone.
La storiografia olocaustica se ne rese conto subito, ma, in una sorta di omertà mafiosa, preferì tacere, per poter utilizzare la  “testimonianza” di Nyiszli a sostegno dei presunti crimini del dott. Mengele.

Nel 2002 Charles D. Provan ha scritto un articolo intitolato Miklos Nyiszli und sein Auschwitz-Buch in neuem Licht (Miklos Nyiszli e il suo libro su Auschwitz in una nuova luce)165 in cui, sulla base di ricerche che egli considera fondamentali, tentava di giustificare le assurdità proferite dal sedicente “testimone oculare” (che egli chiamava benevolmente «errori»), asserendo che il suo libro non è un rapporto storico, ma un romanzo.

Una tale affermazione è basata su due presupposti errati:

1) che la prima edizione del libro di Nyiszli apparve a puntate  tra il 16 febbraio e il 5 aprile 1947 sul giornale di Budapest Világ (Mondo);
2) che il medesimo giornale, nell'edizione del 30 settembre 1947, dichiarò che il libro di Nyiszli è  un romanzo.
In realtà, come ho già accennato, la prima edizione del libro di Nyiszli fu pubblicata nel 1946.
Inoltre il numero del giornale  Világ  menzionato da Provan definisce il libro i Nyiszli un «élménregény», che non significa «romanzo fondato su esperienze proprie», ma «romanzo vissuto», cioè esperienza reale così eccezionale da essere quasi romanzesca.
Che questa sia l'interpretazione corretta risulta  indubitabilmente dalla «Dichiarazione» premessa alla prima edizione originale del suo libro:

«Io sottoscritto, dottore in medicina Nyiszli Mikloś, ex detenuto del KZ, portatore del numero tatuato A 8450, in questo libro che viene pubblicato, un'opera che contiene in sé le pagine più oscure della storia dell'umanità, libero da ogni  passione, conformemente alla veritàsenza la minima esagerazione, scrivo come diretto spettatore e attore dell'attività dei crematori e dei roghi di Auschwitz, nei cui fuochi [sic] sono scomparsi milioni di padri, madri e bambini»166.
La «Dichiarazione» si chiude con queste parole:
«Oradea-Nagyvárad, nel mese di marzo 1946. Dott. Nyiszli Mikloś».
Non c'è dunque il minimo dubbio sul fatto che Nyiszli si riferisse ad un resoconto storico; egli infatti affermò esplicitamente di averlo stilato «libero da ogni passione, conformemente alla verità, senza la minima esagerazione».

Note:

165  G. Wellers, «Die zwei Giftgase» (I due gas tossici), in: Nationalsozialistiche Massentötungen durch Giftgas. Eine Dokumentation.  A cura di Eugen Kogon,Hermann Langbein, Adalbert Rückerl u.a. S. Fischer Verlag, Francoforte sul Meno, 1983, p. 283.
166  M. Nyiszli, Dr. Mengele boncolóorvosa voltam az auschwitz-i krematóriumban, op. cit.,  p. 6.

In tale contesto, persino se l'interpretazione  di Provan fosse corretta (ma non lo è), sarebbe improprio attribuire al giudizio di un ignoto giornalista del settembre 1947 un valore maggiore della «Dichiarazione» dell'autore stesso del marzo 1946.
Dunque la giustificazione del “romanzo” non regge e Nyiszli resta un impostore. Ciò risulta non meno chiaramente da un altro fatto importante. Provan scrive:
«Sebbene il dott. Nyiszli fosse stato invitato come testimone al processo IG-Farben a Norimberga, egli non testimoniò, probabilmente perché egli era stato soltanto due settimane a Monowitz e poteva fornire informazioni di scarso valore. Egli poté ritornare in Romania nel corso stesso del processo»167.
In effetti, negli atti del processo IG-Farben non si trova alcuna traccia di una escussione del testimone Miklos Nyiszli,  che non è neppure nominato 168.

Nonostante ciò, appena ritornato in patria, Nyiszli scrisse una serie di articoli intotolata  Tanu voltam Nürnbergen (Fui testimone a Norimberga) in cui finse di essere stato interrogato dal rappresentante sovietico dell'accusa Emanuel Minskoff e citò interi dialoghi con lui completamente inventati. Il primo di questi articoli menzogneri apparve sul giornale Világ il 18 aprile 1948.
Non si può dunque credere all'onestà di questo “testimone oculare”,  che era e resta un volgare impostore.

Di conseguenza crolla inesorabilmente anche la  testimonianza essenziale dei presunti crimini del dott. Mengele ad Auschwitz.

Note:

167  Charles D. Provan ,  «Miklos Nyiszli und sein Auschwitz-Buch in neuem Licht», in:  Vierteljahreshefte für freie Geschichtsforschung, anno 6, n. 1, aprile 2002, p. 44.
168  Trial of  War Criminals before the Nuernberg Military Tribunals under Control Council Law n° 10, volumi VII e VIII. Nuernberg, ottobre 1946-aprile 1949.

  Nota di Olo

NON vengono riportate le tabelle indicate nel testo.Si possono consultare all'indirizzo; http://ita.vho.org/ZINGARI_E_NAZIONALSOCIALISMO.pdf

 Abbreviazioni

AGK: Archiwum Głównej Komisji Badania Zbrodni Przeciwko Narodowi Polskiemu Instytutu

Pamięci Narodowej (Archiwio della Commissione centrale di inchiesta sui crimini contro il popolo polacco - memoriale nazionale), Varsavia

APMO: Archiwum Państwowego Muzeum Oświęcim-Brzezinka (Archivio del Museo di Stato Auschwitz-Birkenau)

GARF: Gosudarstvenni Archiv Rossiiskoi Federatsii (Archivio di Stato della Russa, Mosca)

RGVA: Rossiiskii Gosudarstvennii Vojennii Archiv (Archivio russo di Stato della guerra), Mosca

Documento 1

DOC1.jpg

Rapporto sull'impiego lavorativo (Arbeitseinsatz) del campo maschile di Birkenau del 30 luglio1944. APMO, sygn. AuII-3a/17, p. 33a.

Documento 2

DOC2.jpg

Rapporto sull'impiego lavorativo del campo maschile di Birkenau del 1° agosto 1944.APMO, sygn. AuII-3a/17, p. 35.

Documento 3

DOC3.jpg

Rapporto sull'impiego lavorativo del campo maschile di Birkenau del 2 agosto 1944.

APMO, sygn. AuII-3a/17, p. 37.

Documento 4

DOC4.jpg

Rapporto sull'impiego lavorativo del campo maschile di Birkenau del 3 agosto 1944.

APMO, sygn. AuII-3a/17, p. 39.

Documento 5

DOC5.jpg

Lista dei trasporti ebraici (Liste der Judentransporte).

APMO, Ruch oporu, t. XXc. Sygn. D-RO/123.

Documento 6

DOC6.jpg

Lista della quarantena (Quarantäne-Liste).

APMO, D-AuII-3/1, p. 6.

Documento 7

DOC7.jpg

Comunicazione della forza (Stärkemeldung) del campo zingari femminile di Birkenau del 31 luglio1944.

Da:

http://holocaustcontroversies.blogspot.com/2007/08/correction-corner-4-auschwitz-museum.html.

Documento 8

DOC8.jpg

“Hauptbuch der Zigeunerinnen”, p. 541.Da: D.Czech, «Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau», in: Hefte von Auschwitz. Wydawnictwo Państwowego Muzeum w Oświęcimiu, 8, 1964, p. 118.

Documento 8a

DOC9.jpg

Ingrandimento del documento precedente.

Documento 9

DOC10.jpg

“Hauptbuch der Zigeunerinnen”, p. 542.

Da: D.Czech, «Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau», in: Hefte von Auschwitz. Wydawnictwo Państwowego Muzeum w Oświęcimiu, 8, 1964, p. 119.            

Documento 9a

Ingrandimento del documento precedente.(NON presente)

Documento 10

DOC12b.jpg

Richiesta dell'esame istologico sulla testa di un bambino di 12 anni all' Istituto di igiene delle Waffen-SS di Rajsko effettuata dal dott. Mengele il 29 giugno 1944. Da: Helena Kubica, «Dr.Mengele und seine Verbrechen im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau», in: Hefte vonAuschwitz. Verlag des Staatliches Auschwitz-Museum, n. 20, 1997, p. 394.

 

Carlo Mattogno

Gennaio 2009


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Author(s): Olodogma
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Published: 2013-10-15
First posted on CODOH: Nov. 27, 2017, 3:53 p.m.
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