Davide D'amario intervista Gian Pio Mattogno... “Maschera e volto del marxismo. Karl Marx ..."

Published: 2016-03-27

.

Per gentile concessione di Davide D'amario pubblichiamo la sua intervista a

 Gian Pio Mattogno sul suo ultimo libro:
Maschera e volto del marxismo. Karl Marx e la rivoluzione ebraico-capitalista contro la civiltà cristiana

pubblicato da Effepi nel 2016, vedere qui e disponibile da Ritter Edizioni, cliccare qui

 

 

 

__________________________________________________________

Immagine-1,FT. Gian Pio Mattogno, Karl Marx.

Immagine-1, FT. Gian Pio Mattogno, Karl Marx.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quello che vado a presentare, per tramite di un intervista all’autore, è un libro da diffondere in maniera capillare. Direi militante. Un libro che ci consegna un arma culturale in più, in quella ideale lotta del sangue contro l’oro che da secoli singoli e comunità combattono contro il mondialismo. Questo libro è Maschera e volto del marxismo. Karl Marx e la rivoluzione ebraico-capitalista contro la civiltà cristiana” dello storico-ricercatore Gian Pio Mattogno, edito dalla editrice EFFEPI.

  1. È da poco in distribuzione il vostro ultimo lavoro “Maschera e volto del marxismo. Karl Marx e la rivoluzione ebraico-capitalista contro la civiltà cristiana”. Un libro di sintesi importantissimo, uno studio che mette dei punti fermi  alla ricerca “non conforme” sul mondialismo. Può dirci come è nato questo nuovo lavoro ?

Il mio interesse per Marx risale a molti anni fa. Avevo iniziato ad occuparmi della questione ebraica e già allora avvertivo una ripugnanza quasi istintiva verso il marxismo e  il comunismo. Ma avvertivo anche l’inadeguatezza della critica antimarxista di orientamento liberal-borghese. La scoperta delle opere di uno storico nazionalsocialista del tutto ignorato dalla storiografia sul marxismo, Ottokar Lorenz, fu per me un’autentica rivelazione. Da allora ho approfondito lo studio dei testi marxiani e della letteratura marxista, e da questo studio è nato il mio lavoro su Marx. 

  1. Marx e Engels i “padri” nobili delle speranze rivoluzionarie “proletarie” qualificati come fautori-agenti della rivoluzione ebraico-capitalista? È una affermazione pesante e contro-corrente … può spiegarci?
  2.  

 

 

Immagine-2, FT. Presentazione Ritter. Click...
Immagine-2, FT. Presentazione Ritter. Click...
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

La spiegazione è nel titolo stesso del mio libro: “Maschera e volto del marxismo”. Già durante la vita dell’ebreo di Treviri, ma soprattutto dopo la sua morte, Engels e i marxisti hanno fabbricato la leggenda di un Marx strenuo paladino dei diritti della classe operaia contro lo sfruttamento capitalistico. Questa è la maschera. Il volto è invece quello di un meschino filisteo borghese che ha ingannato deliberatamente la classe operaia utilizzandola come manovalanza al servizio del capitalismo contro le istituzioni e i valori antiborghesi e anticapitalistici della civiltà cristiana, da lui sprezzantemente bollati come «reazione feudale» e «barbarie medievale».

     Riassumo in estrema sintesi le tesi principali di Ottokar Lorenz, che ho sviluppato e approfondito nel mio libro.

     Secondo Lorenz, Marx non è l’avversario, ma il battistrada (Schrittmacher) del capitalismo. Lorenz sostiene che la chiave per comprendere la vera natura e le vere finalità della dottrina e della prassi rivoluzionaria marxiana è quel momento della concezione dialettico-materialistica della storia in cui il sistema feudale verrebbe «necessariamente» superato da quello capitalistico-borghese e questo, altrettanto «necessariamente», da quello comunista. Questa evoluzione per Marx non avviene a caso, ma in virtù delle leggi della dialettica insite nello stesso divenire storico. Ma proprio in virtù di queste leggi della dialettica il passaggio dal capitalismo al comunismo può avvenire unicamente se il capitalismo ha raggiunto l’apice della sua potenza; solo così possono maturare le contraddizioni che esistono all’interno del modo di produzione capitalistico e le condizioni «oggettive» del suo superamento.

     Perciò, scrive Lorenz, secondo Marx il proletariato ha un interesse immediato a favorire la vittoria del capitalismo sulla «reazione feudale». Il proletariato deve combattere contro «i nemici dei suoi nemici», cioè al fianco e al servizio del capitalismo contro la «barbarie medievale», e favorire il dominio assoluto del capitale in vista di un suo «ineluttabile» crollo.

     Ma, aggiunge Lorenz, la «necessità naturale» del passaggio dal capitalismo al comunismo non esiste nella realtà: è solo uno stratagemma ideologico escogitato da Marx per ingannare la classe operaia, facendole balenare dinanzi, come uno specchietto per le allodole, la ineluttabilità di una sua futura redenzione.

     Così, conclude Lorenz, non vi è alcun sistema che più sicuramente del marxismo possa creare una schiavitù perpetua della classe operaia nei confronti del capitale. E poiché, come riconosce lo stesso Marx, il giudaismo costituisce la quintessenza del capitalismo, lottare per la vittoria del capitalismo non significa altro che lottare per gli interessi e per il dominio del sistema ebraico-plutocratico internazionale.

     Non stupisce allora che Marx, oltre che il battistrada del capitalismo, sia stato anche il fautore e l’apologeta dell’imperialismo anglo-giudaico in Asia, come ho dimostrato in un apposito capitolo.

     È chiaro perciò come tutta la dottrina marxiana – dalle elucubrazioni su dialettica e materialismo storico, fino a quelle sulla dinamica del capitalismo, a partire dalla teoria del plus-valore – sia stata elaborata esclusivamente per giustificare «scientificamente» la necessità dell’asservimento della classe operaia agli interessi della plutocrazia e del capitalismo giudaico.

  1. Come la filosofia di Marx è stata veicolo di scardinamento della tradizione europea? Come tale pensiero marxiano si è legato al carro trionfante del capitalismo?

La filosofia di Marx è la quintessenza dell’odio talmudico contro la civiltà cristiana, erede della tradizione classica e romano-germanica medievale. In essa confluiscono, come in una miscela esplosiva, gli elementi sovversivi della sua latente eredità ebraica e i fermenti dissolutori della cultura illuministico-borghese e della “filosofia classica” tedesca (da Kant a Hegel), da lui recepiti in quanto ebreo assimilato.

     La borghesia ebraico-capitalistica ha utilizzato il marxismo come un grimaldello per scardinare le strutture sociali e politiche tradizionali e per combattere tutto ciò che si opponeva alla sua marcia trionfale.

     Non dobbiamo dimenticare che Marx fece il suo apprendistato politico di battistrada del capitale prima come collaboratore e poi come redattore capo della “Gazzetta Renana”, un giornale finanziato dall’emergente borghesia industriale, mercantile e affaristica prussiana, della quale rappresentava e difendeva gli interessi. Successivamente fu il direttore della “Nuova Gazzetta Renana”, sempre al soldo del capitalismo prussiano.

     A tale riguardo, sono emblematiche, fra le altre, le figure di Paul Singer (ricordata da Walter Frank) e di Jean Jaurès.

      Paul Singer, tanto ammirato da Engels, fu il capo del movimento socialista  di Berlino. Singer era un capitalista ebreo, accusato di pagare salari di fame alle sue operaie. Che cosa voleva realmente questo capitalista ebreo? Distruggere la classe dei capitalisti alla quale lui stesso apparteneva? No, egli vedeva nel movimento operaio esattamente ciò che vi aveva visto Marx: un ariete per distruggere tutto ciò che si opponeva al dominio ebraico-capitalistico.

     Jean Jaurès fu direttore de “L’Humanité”. Nell’articolo di fondo del primo numero (18 aprile 1904), Jaurès scrisse che soltanto il socialismo avrebbe potuto assorbire tutte le classi nella proprietà comune dei mezzi di produzione, ponendo fine all’antagonismo tra «oligarchia capitalistica» e proletariato. Jaurès aveva dimenticato di precisare che il suo giornale era finanziato proprio da quella «oligarchia finanziaria», dove non mancavano esponenti del capitalismo ebraico, la quale, nonostante le elucubrazioni che essa gli permetteva di scrivere, perseguiva unicamente i propri interessi ebraico-capitalistici.

     Ma lo stesso Engels era un ricco capitalista. Quale imbecille potrebbe credere che il marxismo mirasse realmente alla distruzione di quella classe sociale alla quale lui stesso apparteneva e che la sua ricca impresa capitalistica dovesse venire espropriata a beneficio della classe operaia?

  1. Marx capo delle masse degli sfruttati, Marx borghese e giocatore in Borsa, Marx nemico della civiltà contadina e del sotto-proletariato. Come possono convivere tutte queste sfumature nella “ideologia” del pensatore di Treviri?

Se solo strappiamo la maschera, appare il vero volto di Marx. Dall’alto della sua prosopopea di meschino filisteo borghese, egli vedeva nel proletariato, al quale era completamente estraneo, solo uno strumento per scardinare la «reazione feudale» e la «barbarie medievale». Per questo odiava il contadinato, ai suoi occhi arretrato e reazionario, e il sottoproletariato più indigente, che chiamava sprezzantemente «marmaglia rossa», «plebaglia», «feccia», «rifiuto», «schiuma di tutte le classi», solo perché erano privi di potenzialità rivoluzionarie e non potevano essere mobilitati al servizio del capitalismo.

  1. Le origini di Marx sono note, ma voi ne avete ben delineate le ascendenze, anche se Marx ha “rifiutato” il giudaismo. Per certi versi vi son studiosi che hanno parlato di un Marx “antisemita”, prendendo a riferimento lo scritto “La questione ebraica”. Voi cosa ne pensate?

In effetti, la questione della ebraicità di Marx è stata oggetto di numerosi e controversi giudizi, ma io credo che di Marx si possa dire quel che lo storico ebreo Heinrich Graetz  nella sua “Storia degli ebrei” diceva di Heine e Börne. Graetz si chiede se Heine e Börne, malgrado la loro apostasia, debbano essere considerati parte integrante della storia ebraica, e risponde: «Certamente! Non solo correva sangue ebraico nelle loro vene, ma anche umore vermiglio ebraico nei loro nervi», cioè essi erano imbevuti di autentico spirito ebraico. Ed aggiunge: «Entrambi avevano rotto con il giudaismo solo esteriormente, come dei combattenti che rivestono l’armatura e i colori del nemico per colpirlo più facilmente e annientarlo con più forza».

  1. Marx, lo sviluppo del capitalismo in Inghilterra, il “giudaismo emancipato”. Come arrivate a delineare in questo scenario epocale e storico una sorta di “alleanza” contro la civiltà cristiana, ma soprattutto un attacco alle forme sociali comunitarie che nel bene e nel male erano sicuramente più consone alla vita sociale del popolo?

Nel capitolo “Il capitalismo e gli ebrei” ho mostrato come vi fosse una consonanza di interessi fra le aspirazioni dell’emergente borghesia capitalistica e quelle del capitalismo ebraico. Identici erano i nemici da combattere (e fra questi proprio le strutture sociali comunitarie antiborghesi e anticapitalistiche), identiche le aspirazioni egemoniche. Queste aspirazioni ora hanno marciato parallelamente all’interno del sistema ebraico-plutocratico, ora, come nel caso dell’imperialismo anglo-giudaico in Asia, si sono giustapposte in vista degli obiettivi comuni da perseguire. Per tale ragione credo che espressioni come “ebraico-capitalistico”, “ebraico-plutocratico” etc. siano pienamente giustificate.

  1. Voi, riportate le descrizioni e le analisi di Marx ed Engels sulla violenza e il vampirismo sociale della struttura del capitalismo avanzante, della spietata e immonda azione di macelleria sociale verso gli operai, i fanciulli, le donne, la comunità e l’ambiente stesso. Come potevano allo stesso momento questi ottimi analisti appoggiarne l’estremo sviluppo?

La cosa più ripugnante nel pensiero e nella prassi rivoluzionaria di Marx ed Engels è che essi erano perfettamente consapevoli delle devastazioni materiali e spirituali causate dalla marcia trionfale del capitalismo. Queste devastazioni erano sotto gli occhi di tutti. Ciononostante, dalla loro comoda poltrona borghese, essi consideravano lo sviluppo del capitalismo un fatto positivo e “progressivo” – la precondizione necessaria della futura e «ineluttabile» vittoria del socialismo. Non vi è alcuna contraddizione tra la loro critica al capitalismo e la loro apologia dello stesso capitalismo. La prima era una critica fittizia, concepita unicamente allo scopo di ingannare la classe operaia; la seconda era l’apologia reale del capitalismo da parte di due agenti della sovversione ebraico-plutocratica.

  1. È veramente “fallita” l’utopia sociale messa in piedi dall’ebreo Marx e dall’ebreo onorario Engels? Perché se risponde al vero la vostra indagine, l’estrema immaginazione del comunismo marxiano non si sta realizzando nell’attuale fase plutocratico-capitalista?

A mio avviso, non si può parlare di un fallimento dell’utopia sociale marxiana per la semplice ragione che non è mai esistita una “socialità” marxiana. L’utopia sociale marxiana è solo un espediente propagandistico per tenere perennemente viva la speranza di una redenzione futura della classe operaia. Così come non si può realizzare ciò che non esiste, allo stesso modo non può fallire ciò che non è mai esistito.

     La prova più lampante è costituita dall’esperienza della Russia sovietica, a lungo spacciata per una palingenetica dittatura del proletariato redento, ma che in realtà fu soltanto la dittatura di una cricca di criminali giudeo-bolscevichi e comunisti sul popolo russo.    

     Quando si trattò di combattere la «reazione feudale» e la «barbarie medievale» del XX secolo costituita dal nazionalsocialismo, le componenti ebraico-marxiste ed ebraico-plutocratiche non esitarono a  ricompattarsi per combattere l’unica forza che ostacolava i loro disegni di dominio mondiale. Su questo argomento la letteratura nazionalsocialista ha prodotto importanti testi scientifici e non meno importanti articoli divulgativi. Come hanno dimostrato più recentemente Antony Sutton e Charles Levinson, il sistema giudeo-marxista sovietico era perfettamente integrato nel sistema ebraico-plutocratico mondialista.

 


Additional information about this document
Property Value
Author(s): Olodogma
Title:
Sources:
n/a
Contributions:
n/a
Published: 2016-03-27
First posted on CODOH: Oct. 3, 2019, 7:30 a.m.
Last revision:
n/a
Comments:
n/a
Appears In:
Mirrors:
Download:
n/a