Razzismo=odio razziale...Un altro dono americano

Published: 2013-06-03

rinascita,razzismo,odio razziale,rutilio sermontiLa specie umana a cui tutti apparteniamo (apparteniamo tassonomica-mente, s'intende), andrebbe suddivisa, come molte altre, in sottospecie. Non ho mai capito perché, quelle umane le chiamino invece "razze", usando lo stesso termine che si usa per quelle, selezionate artificialmente, degli animali domestici come cani, cavalli o porci. Comunque le si chiami, essendo naturali e non artificiali, di sottospecie si tratta. Sull'assegnazione dei diversi popoli all'una o all'altra sottospecie ferve una vasta problematica, in cui non intendo cimentarmi, non essendo un antropologo. Solo per grandi linee, non può esservi dubbio sull'esistenza di una sottospecie mongolica in Asia, dal Mar glaciale Artico all'Indocina, di una cafra nell'Africa tropicale, di una nilotica in Africa orientale (queste due di pelle scura), di un'altra di pelle bruna dal Dekkan alla Malesia, e infine di un'altra di pelle rosea, la nostra, detta impropriamente Ariana. Ve ne sono altre minori, come la cosiddetta semitica (Arabi e affini),estesasi fino all'Atlantico, alla Sicilia e alla Spagna, l'oceanica (Pacifico meridionale e Australia, senza contare quelle estinte o assorbite. Non esistono sottospecie umane del Nuovo Mondo, in quanto i cosiddetti indiani americani non sono che il prodotto di migrazioni - attravarso la Beringia, ancora per via nel Neolitico - di diverse genti asiatiche con tratti fisionomici ben diversi, in epoca storica poi più o meno sterminate da invasori europei. Ben noti sono gli avvenimenti successivi per cui oggi la massima potenza del mondo è l'unica a non avere un popolo proprio. Così, grossolanamente, suddivisa la specie Homo sapiens, è davvero arduo capire che cavolo possa significare "razzista" o "antirazzista". Forse essere favorevoli o sfavorevoli alle razze? Ma mi sembra come dichiararsi a favore o contro la neve, o la Luna, o la coda delle mucche. La questione, allora, è un'altra: quale sia il giusto atteggiamento da tenere verso le persone o nazioni di razze diverse dalla propria? Macché: è un'altra questione stolta e inesistente di importazione Yankee. Non si vede proprio perché il nostro atteggiamento nei confronti degli stranieri dovrebbe essere in qualche modo condizionato dalla sottospecie di appartenenza dei medesimi. Quando mai, in epoca pre-moderna, i sapienti di ogni parte del mondo si sono posti interrogativi così citrulli? La storia è piena di esempi di solide e cordiali amicizie tra popoli di razze diverse, e ancor più di odi atavici e feroci tra popoli della stessa razza. Nel cenno che abbiamo fatto ai "nativi" amerindiani, di diverse razze asiatiche salta agli occhi il famoso esempio dei Lakota (di razza Siouan) e degli Shiela (Cheyennes, di razza Algonkina), reciproci ammiratori e fedeli alleati, mentre i primi e gli Absaroke (Corvi), ambedue Siouan, si avevano reciprocamente come il fumo negli occhi. Ma ovunque si vada spizzicando la storia, ogni Lettore troverà esempi a iosa di ostilità, incomprensione e antipatie tra popoli affini razzialmente, e mai - per quanto mi consta - tra popoli estranei come lingua, usi e tradizioni. Ma, allora, questo famoso e vituperato razzismo odio razziale, da dove è saltato fuori? Certo è cosa deplorevole, ma, se si vuole combatterlo, è necessario conoscerne l'origine. O no? In antico — dicevamo - non se ne trova traccia, tranne, forse quella di diversi popoli usi a denominare se stessi con un termine dal semplice significato di "gli uomini". Ma in ogni caso la coesistenza di diverse etnie non implicò mai alcun problema razziale, e ognuna si tenne le proprie peculiarità senza voler "convertire" nessuno, fino a che... Finché qualche sciagurato non s'inventò il dogma dell'Eguaglianza, tra gli applausi entusiastici dei peggiori e dei più inetti, che non potevano che guadagnarci. Fu la guerra senza quartiere a tutte le differenze sol perché tali, da quelle fisiche a quelle spirituali, da quelle sessuali a quelle razziali, da quelle innate a quelle acquisite. E l'arena prediletta di tale sciagurato agone non poteva essere che la terra senza razze, senza tradizioni e senza passato di riferimento, la Bengodi dell'abbrutimento umano, la patria del denaro-fantasma, l'impero della speculazione fine a se stessa: gli U.S.A.! La riprova è nel fatto che l'odio razziale, i delitti e i soprusi razziali, la rissa perenne, in nessun luogo raggiungono il diapason americano. L'odio razziale, il razzismo negativo, idiota e assassino trova quindi la sua origine non nella separazione ma nell'unione razziale, in quella società multietnica sognata da tutti gli imbecilli della Terra, adoratori dell' "american way of life"(versione-ciucciotto Hollywoodiana per subnormali). E l'amicizia interrazziale, obbiettivo che nessun essere sensato potrebbe non fare proprio, esige immancabilmente la separazione delle razze, non il mescolamento. Invero: gli unici antirazzisti seri, siamo noi razzisti. Noi che, a rischio di galera, continuiamo a gridare: l'Africa agli Africani e l'Italia agli Italiani ! Per il nostro e per il loro bene, che è , sopratutto e per tutti, essere se stessi. Fonte di questo testo rass.stam. ucei, fonte primaria http://www.rinascita.eu/?action=news&id=21252

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Author(s): Olodogma
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Published: 2013-06-03
First posted on CODOH: Aug. 7, 2017, 5:03 p.m.
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